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Call of Duty: Modern Warfare, la recensione: Il ritorno dello sparatutto di Infinity Ward

Call of Duty: Modern Warfare

Call of Duty: Modern Warfare rinnova la serie non tradendo i canoni del brand

Call of Duty: Modern Warfare, un nome che rievoca molti ricordi e guerriglie spettacolari, e che oggi ha subito una riproposizione, portandosi dietro un’eredità che con quel nome pesa come un macigno, specialmente dopo una serie di capitoli che hanno preso sempre più le distanze dalla guerra moderna per elevarla ad un immaginario fantascientifico, non condiviso da tutti. Un titolo che vuole rappresentare una guerra cruda, vera e soprattutto spettacolare, che possa rilanciare Infinity Ward dopo un Infinite Warfare non proprio brillante. La software house ha voluto finalmente cambiare un comparto tecnico che attanagliava la produzione da tempo, offrendo ai videogiocatori un prodotto per certi versi nuovo, che non tradisce lo spirito del brand, ma che rafforza il tutto attraverso le 3 modalità principali a cui ci ha abituato lo studio losangelino. Il nuovo Call of Duty sarà riuscito dunque nell’impresa di rilanciare la serie e garantire un riscatto a Infinity Ward? Scopritelo con noi nella nostra recensione del nuovo titolo Activision.

Narrativa patriottica e rievocativa

Come da tradizione, tre sono le modalità a cui ci troveremo di fronte non appena il titolo sarà avviato: Campagna, Multigiocatore e Cooperativa. Decidiamo dunque in primis di affrontare l’esperienza single player offerta dalla produzione, che ci vedrà protagonisti nei panni del sergente Kyle e Alex in modo alternato, in 14 missioni intense e ben diversificate dove dovremo scongiurare una minaccia di livello globale, che ci vedrà immischiati con i russi, naturalmente guidati dal saggio e temerario capitano Price, icona storica della serie Modern Warfare che qui più che mai avrà il ruolo di leader delle operazioni e mentore. Nonostante la brevità della campagna – parliamo di circa 5 – 6 ore per portarla a compimento – la narrativa si dispiega in molte situazioni ben diversificate e talvolta crude, dove saremo chiamati anche a prendere delle decisioni in prima persona, che non avranno un impatto concreto per il prosieguo della storia, ma che apriranno a linee di dialogo e scene inedite in base alle risposte scelte e azioni compiute. La libertà di azione in alcune missioni specifiche e la differenziazione tra esse sono il cardine dell’esperienza in singolo giocatore, che mancava davvero alla serie, specialmente dopo la totale assenza di una campagna nell’ultima iterazione del brand, Black Ops 4. Le scene di intermezzo intervalleranno le varie operazioni sul campo, le quali si rifanno molto ai film di guerra americani più classici, e che non hanno paura di lasciar trasparire un certo patriottismo marcato il più delle volte.

Nonostante alcune situazioni siano telefonate, è da apprezzare anche l’atmosfera e la scelta di approccio alle missioni. In alcune occasioni infatti, potremo scegliere come agire, grazie a una vastità delle ambientazioni che ben si sposa con il contesto delle operazioni militari e alla libertà d’azione concessaci in relazione allo spazio. Abbiamo in particolar modo gradito le sequenze di gameplay al buio e all’interno degli edifici, muniti del nostro fidato visore notturno, dove la cautela unita al contesto stealth sarà fondamentale, considerando che saremo a contatto molto spesso con dei civili da salvare. Negli scontri a viso aperto invece, non di rado ci siamo sentiti traditi da un’intelligenza artificiale alleata non proprio brillante, mentre in base alla difficoltà selezionata, quella nemica saprà darci del filo da torcere ai livelli più alti, sul fronte dei danni inflittici e non su quello dei movimenti, che tendono a rimanere molto basici. Ecco quindi che sfruttare i ripari messi a disposizione in ogni scenario si rivela una parte essenziale dell’esperienza, grazie a un sistema di appoggio e inclinazione dell’arma rispetto alle superfici, che incentiva l’uso delle coperture ove possibile, per prevenire proiettili in entrata e favorire la mira per quelli in uscita. Complessivamente una campagna breve e potente, che non dimentica certamente il brand dal quale proviene, e che contorna egregiamente un comparto multiplayer davvero ricco e una modalità cooperativa di supporto al sistema di Infinity Ward.

Call of Duty: Modern Warfare

Il cuore della produzione: Il Multiplayer

Senza alcun dubbio, il fulcro dell’esperienza del nuovo Call of Duty: Modern Warfare è il multiplayer online, e come da tradizione, troveremo una vasta gamma di modalità intramontabili, anche in formato veterano a nostra disposizione. Si spazia dal classico deathmatch a squadre, fino al cerca e distruggi, passando per quartier generale, fino ad arrivare ad una variante di cerca e distruggi, denominata “attacco informatico”. Non mancano poi tutta una serie di modalità maggiorate, come il deathmatch a squadre in 20 giocatori, o la guerra terrestre, nella quale dovremo competere per il dominio di porzioni di territorio in 64 giocatori su una vasta mappa, nella quale son disponibili anche vari veicoli per muoversi più rapidamente. Una novità inoltre, anche le sparatorie 2 contro 2 in mappe ristrette, dove la tecnica del giocatore è messa alla prova in scontri serrati. È stato rivisto anche il sistema di loadout e progressione, da sempre un punto fisso del multiplayer di ogni Call of Duty. Avremo come di consueto un sistema di sblocco delle armi e dei perk legato al livello del profilo, ma sono stati rimossi i livelli prestigio, sostituiti da un sistema di battle pass stagionale che si attiva al momento del raggiungimento del livello massimo fissato a 55, condito da sfide e obiettivi giornalieri e settimanali. Non mancano però, i diversi e molteplici accessori sbloccabili per ogni arma, che grazie all’aumento di livello di essa – legato al suo utilizzo – permetterà lo sblocco di mirini, calci, impugnature, freni di bocca, specialità e controparti estetiche, come mimetiche, ciondoli e adesivi. Fanno ritorno anche i perk, che potremo impostare per le nostre classi personalizzate per un massimo di tre per classe, e una novità legata ai potenziamenti da campo; veri e propri bonus o oggetti impostabili globalmente che si ricaricheranno con il tempo nelle partite, e che potranno garantirci dei vantaggi tattici. Ad esempio, potremo selezionare un drone controllabile, con il quale individuare i nemici, oppure sostituire i proiettili della nostra arma con una tipologia più potente per un breve periodo. Tornano infine, le serie di uccisioni, immancabili nella serie di Activision, che ci permetteranno di ottenere un supporto concreto in termini di fuoco o tattica. Non mancano infatti, i radar UAV o l’elicottero di supporto, insieme a molti altri mezzi bellici richiamabili, previo il raggiungimento del punteggio relativo ad essi senza morire. Non nascondiamo che in alcune situazioni, si viene letteralmente bombardati a ripetizione da killstreak di natura esplosiva sul campo di battaglia che destabilizzano non poco il gameplay, complice forse un’inclusione di troppe killstreak legate ai bombardamenti a tappeto.

Entrando in gioco, ci si accorge di come l’approccio da utilizzare in battaglia sia leggermente cambiato, oppure improntanto per far cambiare stile, complice un level design propendente al tatticismo e all’attesa, con una complessità strutturale che include un gran numero di edifici su più piani ed elementi che lasciano pochi spazi aperti. Tutto ciò lascia intuire che brutte soprese dietro ogni angolo sono pronte ad attenderci, anche per colpa di un sistema di spawn certamente non brillante in alcuni scenari specifici. La composizione delle mappe infatti, incentiva all’appostamento e alla progressione ragionata, senza colpi di testa da protagonisti, che va ponderata anche in relazione alla grandezza delle suddette, alcune delle quali estremamente grandi, che non convincono appieno. Tutto ciò può portare a dei risvolti interessanti anche in previsione del gioco competitivo dell’opera, in cui il tatticismo più che mai, sarà protagonista assoluto. Da verificare però, sempre in quest’ottica, se le varie combinazioni tra perk e vari set per le classi non rompano eccessivamente l’equilibrio, come ad esempio Specialista che rimuove le killstreak in favore di sei perk e Pointman, che consentirà di convertire le killstreak in scorestreak e che potrebbe tornare estremamente utile nelle modalità ad obiettivo.

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Esperienza ragionata e Spec Ops

La scelta delle armi è dunque fondamentale in ogni situazione, dove potremo scegliere tra un arsenale davvero vasto di fucili d’assalto, mitragliette, fucili a canna liscia, mitragliatrici leggere e fucili di precisione, senza dimenticare le armi relegate all’uso di secondaria, come le pistole, che in questo capitolo ci sono sembrate davvero poco incisive quando chiamate in causa, anche a fronte di un time to kill davvero basso in questa iterazione del brand sparatutto. Morire infatti, risulta davvero molto semplice e veloce, e anche per questo è necessario pensare prima di buttarsi a capofitto in un conflitto aperto. La vera novità che salta all’occhio della produzione, è l’inclusione del cross-play, bramato ormai da molti, che ci permetterà di giocare con gli utenti provenienti da piattaforme diverse dalla nostra, servendoci dell’ID Activision come identificativo globale e a patto di utilizzare lo stesso sistema di controllo. Sul fronte gestionale dei contentui, apprezziamo la scelta di non includere il sistema delle famigerate loot-box, né tantomento quello del season pass, favorendo così una progressione più omogenea, grazie anche al sistema di pass sopracitato.

La modalità dedicata alle Spec Ops di questo nuovo Call of Duty: Modern Warfare è invece letteralmente, senza infamia e senza lode, e tende a rimanere estremamente di contorno, offrendo delle missioni che sono un proseguimento della campagna principale, che potremo affrontare in compagnia di 3 compagni, nelle quali dovremo collaborare per portare a termine dei compiti in una determinata area, sopravvivendo al fuoco nemico. Tra le Spec Ops, in esclusiva temporale per PlayStation 4, figura Survival, la modalità sopravvivenza a ondate di Infinity Ward, ripresa completamente da quella presente in MW3, dove l’obiettivo sarà quello di sopravvivere alle ondate di soldati nemici a difficoltà progressiva, servendoci di armi, perk e bonus di supporto acquistabili presso degli spot presenti sulla mappa alla fine di ogni ondata. Nulla di troppo innovativo rispetto al passato insomma, ma un’aggiunta gradevole all’offerta ludica del titolo che ci permetterà anche di sbloccare degli operatori per il multiplayer, che potremo personalizzare esteticamente in seguito.

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Tecnica superba ed evoluzione

Sotto il profilo tecnico e grafico, Call of Duty: Modern Warfare fa il salto di qualità atteso da molti, grazie all’implementazione di un nuovo motore di gioco, capace di valorizzarne gli aspetti peculiari, partendo da un comparto grafico notevole, fino ad arrivare ad una resa tecnica degna di lode, con 60 fps granitici per tutta l’esperienza di gioco su PlayStation 4 Standard, con soltanto dei piccoli freeze durante la campagna per ogni cambio di zona. Il sistema di luci e ombre stupisce, mentre le costruzioni poligonali e le animazioni sono di pregevole fattura, così come i particellari che raggiungono vette di eccellenza. Una realizzazione meticolosa relativa agli interni strizza l’occhio a un design delle mappe articolato che si estende in vastità complessiva, dove qualsiasi tipo di giocatore può trovare una propria espressione. Un lieve effetto motion blur infine, accompagna l’esperienza di gioco, ma può essere tranquillamente disattivato per chi non gradisse.

Dove però, il nuovo Call of Duty stupisce, è nel comparto audio, che si supera grazie anche alla sua natura di posizionale, raggiungendo dei picchi di valore davvero encomiabili, apprezzabile al massimo se si ha a disposizione un paio di buone cuffie. Da lode infine, la realizzazione delle armi da fuoco, estremamente curate e fedeli nelle riproduzioni, nonché nel sonoro dei colpi anche in relazione all’ambiente. Ottimo anche il doppiaggio in italiano, all’altezza delle situazioni e sempre ben coordinato.

Call of Duty: Modern Warfare

Conclusioni

Una campagna breve, varia e intensa, un multiplayer tattico e divertente, una modalità cooperativa estremamente contornante. Con queste parole sentiamo di esprimerci in merito a Call of Duty: Modern Warfare. Un’opera che segna inevitabilmente il rilancio della serie, grazie ad un corredo di innovazioni tecniche, che non tradiscono affatto la natura del brand, anzi ne segnano un passo in avanti auspicato da molto tempo. Siamo di fronte a una ripartenza eccellente per lo sparatutto più famoso, che dopo alcune sbandate sembra voler rimettersi in carreggiata, intraprendendo un percorso di crescita partendo proprio dalla struttura classica intrinseca, seppur rivisitata tanto quanto basta da renderlo godibile nell’attualità videoludica.

Non possiamo che lodare l’operato di Infinity Ward sul fronte del multiplayer online, che sa regalare moltissime soddisfazioni, con un cross-play finalmente presente, e un tatticismo derivato da un level design delle mappe il più delle volte gradevole. Un peccato per la poca incisività delle Spec Ops, che avrebbero potuto dare una spinta ulteriore alla produzione, sorretta però anche da una campagna estremamente rievocativa e contornata da un sonoro da cinema. Non possiamo che consigliare l’acquisto ai fan della saga, ricordando però che la colonna portante della produzione è il multiplayer online, essendo la campagna sola, breve e poco rigiocabile, per quanto godibile e incisiva essa sia. Per chiunque voglia ritornare sul brand dopo una lunga pausa di riflessione, scaturita da una derivazione futuristica non proprio clamorosa, possiamo dirvi senza dubbio che Call of Duty è tornato.

Pro

  • Tecnicamente avanzato
  • Multiplayer di stampo tattico e cross-play
  • Campagna cruda, intensa e variegata…

Contro

  • …ma breve
  • Il level design delle mappe favorisce talvolta il camping
  • Le Spec Ops sono troppo di contorno

VOTO: 8.8/10

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Mirko Proietti

Videogiocatore dal 1999, all'età di 3 anni la prima esperienza con Mega Drive e PlayStation in contemporanea. Predilige il genere Platform, ma da sempre mantiene una visione a 360 gradi del panorama videoludico. Laureato in comunicazione e orientato allo sviluppo tecnologico, cerca la completezza nella produzione del videogioco, che tende a considerare un'arte vera e propria.