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WWE 2K20, la recensione: Lo schienamento della critica

WWE 2K20

WWE 2K20: La recensione del nuovo titolo dedicato al Wrestling

Dopo aver mandato K.O. ogni lottatore e lottatrice mai saliti su un ring, aver eseguito suplex, armbar, chokeslam ed ogni altra mossa vi venga in mente, siamo pronti a parlarvi di WWE 2K20. Il nuovissimo capitolo della serie videoludica dedicata allo show di wrestling più famoso al mondo, è tornato anche quest’anno. Visual Concepts e 2K Sports hanno rinnovato la loro collaborazione per portare ai fan di tutto il mondo un titolo che sulla carta si presenta ricco di novità e completo. Dalla sua uscita lo scorso 22 ottobre però, qualcosa è andato storto e 2K20 ha sì ottenuto successo, ma per i motivi sbagliati… Bug di ogni genere, downgrade grafici evidenti, online inutilizzabile ed ogni sorta di problema segnalabile. Prima di parlare di questo titolo è meglio mettere più di una mano avanti. Ve lo diciamo senza mezze misure: WWE 2K20 è un titolo che allo stato attuale, non dovrebbe essere presente sugli scaffali e negli store digitali di tutto il mondo.


In questa recension “al contrario” quindi, non cercheremo colpevoli di uno scempio videoludico. Non siamo qui per mettere alla gogna mediatica, bensì di capire cosa non ha funzionato, perché non ha funzionato e cosa può essere fatto per salvare il brand da questa situazione. Altra doverosa premessa; in questa recensione, saranno presenti i pro e contro di rito, ma sarà assente il voto finale. Questo per due semplici motivi: il primo è che non vorremmo essere troppo lapidari, il secondo è per distaccare l’opinione personale e articolata da un mero concetto numerico quale può essere un voto finale. Detto ciò, senza indugiare oltre, iniziamo a parlare di questo titolo, partendo dalle origini di questo famoso brand.

Amore a prima suplex

World Wrestling Entertainment. Se pensiamo a questo acronimo non può che venirci in mente una delle aziende che più ha dato spettacolo ed influenzato intere generazioni. La WWE, ha accompagnato la nostra infanzia e perché no anche la nostra adolescenza. Chi da piccolo non ha mai provato a replicare una qualunque mossa dei propri beniamini, sognando, perché no, di salire un giorno su un ring. Noi, cresciuti col “Don’t try this at home”, abbiamo sognato ad occhi aperti la vita di quelle star americane che se le davano di santa ragione. Una fantastica illusione che ci permetteva di credere che tutto ciò che vedessimo, pugni sangue e calci, fossero veri.


Un po’ perché chi è di quegli anni lì, è cresciuto con la “sana violenza”, un po’ perchè era la moda del momento. Quale gioia più grande che vedere la propria passione resa videogioco? Il primo titolo dedicato alla WWE risale al 1991 ed era WWF: WrestleMania, uscito per Amiga, Commodore 64 ed altre console dell’epoca. Come non citare alcuni dei titoli maggiormente apprezzati come Smackdown VS Raw 2007, SVR 2009 e Shut Your Mouth. Così siamo arrivati ai giorni nostri, con la serie distribuita da 2K Sports che fino ad oggi ha saputo sia sorprendere che deludere. E quindi, cosa è successo con questo 2K20.

WWE: Women Wrestlers Emancipated

Iniziamo quindi ad analizzare ogni aspetto di questo nuovo capitolo della serie. Partiamo come di consueto dalle novità introdotte. La prima delle novità da analizzare, strettamente legata al gameplay è il cambio dei comandi. Questa è stata la scelta forse più discussa da parte dei fan storici e di tutti i giocatori. Perché cambiare un sistema di comandi ormai conclamato e calibrato in modo da risultare ottimale per i giocatori? A detta di molti, sarebbe stato sia per favorire i nuovi arrivati, sia per facilitare l’esecuzione di particolari mosse o finisher. In realtà entrando nel tecnico, ciò non avviene e si limita solamente a confondere i giocatori. Certo, dopo qualche ora di gioco vi ci abituerete, ma se come noi avete giocato a lungo a questi titoli, potrà capitare che la vostra memoria muscolare vi tradisca. Parlando invece delle novità di gameplay, analizziamole modalità per modalità.


Questo WWE 2K20 punta ad esser aperto al mondo femminile grazie allo spazio concesso a tutte le lottatrici. Ad esempio, il ritorno dello Showcase tutto al femminile, con la storia delle 4 Horsewomen che partendo da NXT raggiungono addirittura Wrestlemania 35. Il culmine delle vicende è l’incoronazione dell’acclamata Becky Lynch come doppia campionessa. Le novità “rosa” non sono certo finite qui. Abbiamo il ritorno dei tanto amati mixed tag team, così da creare le vostre combinazioni preferite di pg e farli combattere. Inoltre, per quanto riguarda la carriera, stavolta vestiremo i panni di due personaggi, uno maschile ed uno femminile, contemporaneamente. La modalità storia non offre particolari colpi di genio. Si tratta di un grande flashback nel quale vediamo l’ascesa al successo dei nostri due protagonisti fino a raggiungere la Hall of Fame. Un punto molto importante sul quale soffermarsi è il roster di personaggi giocabili.


Abbiamo innanzitutto dei graditissimi ritorni, quali quello di Hulk Hogan dopo ben 4 anni di assenza e quello di Chyna dopo addirittura 20 anni. I nuovi personaggi più importanti invece sono: The Rock nella versione 500$ Shirt, Keith Lee (di NXT) Matt Riddle (Sempre da NXT, ex lottatore UFC), Tommaso Ciampa e Jerry Lawler versione King Of The Ring, infine X-Pac (membro della DX). Molto interessanti anche le torri, su tutte quella dedicata a Roman Reigns, che risulta quasi come uno showcase del lottaore. Potrete infatti rivivere alcuni dei suoi match più significativi dai tempi dello Shield. Infatti, il primo dei match è proprio The Shield vs Team HELL-NO. Ma se fino ad ora abbiamo solamente delle novità spiegando cosa siano, passiamo al gameplay puro. Capirete bene che, una mole di materiale col quale passare ore ed ore di gioco, crolla clamorosamente quando un compartimento tecnico pessimo inficia la vostra esperienza di gioco.


Ogni singola modalità, da quelle classiche a quelle più innovative come può essere la modalità Universe, non sono degne di essere approfondite a causa dei fin troppi problemi che rovinano la vostra esprienza di gioco. Ma degli aspetti tecnici nello specifico parleremo nel paragrafo subito successivo. In ogni caso, si tratta di una quantità enorme di materiale col quale potersi divertire, che però perde clamorosamente ogni appeal possibile a causa dei vari problemi. Pe non parlare poi del peggiore di tutti, l’online, il quale allo stato attuale è letteralmente ingiocabile. I server hanno la stessa resistenza di un castello di carte, il lag rende praticamente impossibile l’esperienza online e addirittura ad alcuni utenti neanche parte la sezione dedicata. Insomma, più che da rivedere, un titolo quasi da rifare, perchè con una base di partenza così, con un numero così elevato di modalità ed un presupposto di centinaia di ore di gioco, tutto finisce alle ortiche per le gravi lacune tecniche.

Tecniche da principianti…

Adesso affrontiamo il comparto tecnico-audio. Questo probabilmente è il lato peggiore di tutto quanto il titolo. Partiamo col dire questo: WWE 2K20 è un gioco che non dovrebbe essere in commercio. Il lavoro svolto rasenta il ridicolo, è quanto di più insufficiente possiate immaginare. Partiamo dai modelli dei wrestlers; essi risultano tremendamente inespressivi, legnosi e plasticosi. La verosimiglianza è pari a 0, le espressioni facciali assenti lasciano spazio ad una mimica facciale identica ad ogni lottatore. Questo si nota ancora di più durante il gameplay di cui abbiamo parlato prima, a causa dell’input lag. Graficamente risulta paragonabile ad un titolo di inizio PS4, anche le ambientazioni risultano povere e tecnicamente incommentabili. Questo lo si nota soprattutto durante la carriera di cui abbiamo parlato prima, con poligoni e ambienti veramente spogli e mal riprodotti. I bug sono praticamente la normalità e allo stato attuale vi sarà impossibile non incontrarne almeno un paio a partita. Questo ha reso il titolo immediatamente virale, ma per i motivi sbagliati. Di questo però, ne parleremo nel paragrafo successivo. Unica nota positiva il comparto sonoro che, come accadeva già nei titoli per PS2, resta un punto fondamentale. In questo capitolo in particolare, avremo l’approdo di artisti della scena Hip-Hop americana come Lil Uzi Vert o Post Malone. Che dire quindi, speriamo che a suon di patch si riesca a ridurre quantomeno il numero di problemi, anche se eliminarli del tutto è praticamente impossibile.

Lo schienamento della critica

Prima di concludere questa recensione, è lecito soffermarci su una riflessione che non riguarda tanto gli aspetti strettamente legati al gioco, quanto al perché ci sia arrivato così. Se pensiamo all’attuale situazione dell’industria videoludica, è evidente sia il calo che la facilità con cui avvengono casi come 2K20. Vi spiego meglio; attualmente l’industria è in una situazione di stallo, siamo a fine generazione ed ogni compagnia sta sparando le sue ultime cartucce. Ciò implica sia delle ultime grandi esclusive e titoli di altissima fattura, ma anche un numero nettamente superiore di titoli mediocri. Questo sia perché le risorse sono in esaurimento, sia perché si tende a riservare il meglio per i titoli di lancio delle nuove console. Lo abbiamo visto con piccole e grandi software houses. Lo ha fatto EA con titoli quali Anthem o ancora prima Star Wars Battlefront. Abbiamo visto il clamoroso insuccesso di Bethesda col tanto attesa Fallout 76 e adesso 2K prima con NBA e adesso con WWE. Nel caso specifco di 2K Sports e in quello ancora più specifico di WWE, i motivi dei fallimenti sono da attribuirsi anche ad un cambio di dirigenza nei team di sviluppo.

L’immagine simbolo di #FixWWE2K20

Infatti, il team che ha lavorato negli ultimi anni a WWE ha subito dei cambiamenti radicali sia nella dirigenza che nei singoli. Insomma, un team di produzione allo sbaraglio che ha portato all’uscita di un progetto come questo, gravemente incompleto. A cosa ha portato tutto ciò lo abbiamo visto nella nostra analisi del titolo. Il gioco è divenuto famoso per l’incredibile mediocrità offerta ai giocatori. Ecco un articolo in cui parliamo di questo clamoroso caso #FixWWE2K20. Movimenti nati solo come sommossa da parte dei fan, con prese in giro da parte di tutta l’utenza di internet e recensioni molto più che negative. Addirittura, si vociferava che 2K fosse intenzionata a risarcire gli utenti per quanto loro proposto. Certo, questo dimostra un grande pentimento e presa di coscienza da parte di Visual Concepts, provando a mettere una “pezza” con la già preannunciata patch day one da 20 giga. Un vero e proprio schienamento che ha portato ad un bivio clamoroso questo sfortunato titolo: ammettere gli errori ed evitare di ripeterli in futuro, scusandosi con tutta l’utenza, o raccogliere i cocci di quanto resta di un triste flop videoludico.

And the loser is…

Per concludere quindi, tiriamo le somme su questo WWE 2K20. Il gioco è oggettivamente e ingiustificatamente pessimo sotto ogni punto di vista. Dopo tanti anni di titoli sicuramente non brillanti, ma neanche da buttare, è uscito un nuovo capitolo che si candida al premio come peggiore di sempre. Questo per due principali motivi: Il primo è che il gioco è incompleto, sviluppato male e tecnicamente incommentabile. Il secondo è che contestualizzato nel periodo storico in cui siamo, 2K20 risulta indietro di almeno una generazione. Come analizzato in tutta la recensione infatti, i lati negativi del gioco sono di più rispetto a quelli positivi. Non volendo infierire ulteriormente su questo lavoro che allo stato attuale non dovrebbe esistere, non ci esprimiamo come detto in precedenza con un voto. Vi basti sapere che, se una valutazione fosse obbligatoria, la nostra sarebbe nettamente sotto la sufficienza. Speriamo in un futuro più radioso e che 2K Sports capisca gli errori commessi e regali ai fan un titolo degno dell’amore che tutti abbiamo verso questa disciplina.

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L'autore

Antonio Maddaluno

Cresciuto a pane e videogames, con la passione per la musica ed il cinema.
Fin dalla mia prima console, la Playstation 1, ho capito che sarebbe stato amore eterno. Sono convinto che i videogiochi siano arte e lotterò sempre per difendere questa definizione.
Mi hanno detto che nella vita sarei potuto diventare quello che volevo , ecco perchè adesso scrivo per DrCommodore.it

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