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Anime & Manga Approfondimento

O Maidens in Your Savage Season: Commento episodi 1-3

O Maidens!

Cosa vuol dire perdere la propria purezza? Si, proprio quella il cui carattere vediamo stampato sulla porta del Club di Letteratura. Questa è più o meno la domanda che si pongono le protagoniste di questa storia. Sempre spinta ma mai oscena, O Maidens in Your Savage Season è una storia che affronta in modo maturo e consapevole il confronto di un gruppo di ragazzine con la propria sessualità. E già solo questo è un traguardo da sottolineare. Se c’è un periodo della nostra vita nel quale è davvero difficile fare pace con noi stessi quello è sicuramente l’adolescenza, e per quanto quella della sessualità sia una delle tante sfaccettature che lo complicano, non è affatto comune trovare anime che la affrontino come tematica principale in modo responsabile.

Molto probabilmente al suo interno non troveremo delle fiammeggianti scene d’azione o un character design ricco di particolari, ma questo non vuol certo dire che sia un anime noioso. In fin dei conti stiamo sempre parlando di una storia di Mari Okada. E il bello è che questa volta la famosa sceneggiatrice si troverà a lavorare ad un adattamento del suo stesso manga. Al suo fianco lavoreranno ben due registi: il leggendario action animator Masahiro Ando (con cui ha già lavorato in Hanasaku Iroha) e Takurō Tsukada.
Ma prima di addentrarci nelle analisi dei personaggi e delle loro sottotrame, spendiamo due parole per analizzare l’approccio registico che si cela dietro la serie.

Date le premesse avremmo dovuto aspettarci una regia quasi lugubre, asfissiante. Eppure i filtri fotografici tendenti al rosa, i colori a pastello e l’abbondante illuminazione creano un’atmosfera quasi dissonante dai toni della narrazione. A primo impatto questa soluzione può sembrare immotivata, però basteranno pochi minuti per accorgerci del perché di questo approccio. Lo script di Okada e la regia descrivono con serietà le complesse situazioni dei personaggi senza però mai risultare in una narrazione eccessivamente pesante. E lo fanno grazie ad un intelligente uso della comicità. Questa infatti non verrà soltanto inserita per smorzare con intelligenza la tensione, ma legata alla narrazione stessa.

Alle volte avvenimenti traumatici per i personaggi verranno presentati in modo tutt’altro che pesante, conservando comunque le riflessioni che vogliono porre. Altre invece finiranno per fondersi con lo sviluppo di certi eventi drammatici — come ad esempio quello della ricerca della parola da utilizzare per sostituire il termine “sex”. Questo è un adattamento che a tratti quasi si prende in giro da solo; che non sminuisce mai le difficoltà che i personaggi stanno affrontando ma che strizza comunque l’occhio allo spettatore un po’ più stagionato come a dire “ehi, guarda quanto eri buffo da adolescente!”.

Kazusa&Izumi

Quella di Kazusa e Izumi è una storia che coinvolge attorno alla sessualità un discreto numero di problematiche adolescenziali abbastanza comuni, tutte legate alla concezione del desiderio sessuale come sinonimo di perdita della propria innocenza. Il punto di partenza è sicuramente quello di fine primo episodio, nel quale vediamo avverato uno degli incubi peggiori di noi maschietti. Kazusa ha sempre amato Izumi e l’improvviso arrivo della sessualità finisce col rovinare la candida immagine che si era fatta di lui. L’interesse verso il sesso è sinonimo di crescita, dell’approdo dei due personaggi in un mondo dove non sono più insieme come una volta. Ed è per questo che l’idea di crescere la spaventa. I bulli, il sesso, la loro intimità rovinata, tutte nuove e complesse problematiche che li spaventano, che li separano.

Quella corsa che la porta sul ponte non è soltanto liberatoria, ma è anche una vera e propria richiesta d’aiuto. Affermando il suo rifiuto di lasciarsi controllare dai suoi ormoni, Kazusa ci sta dicendo che non vuole crescere. Ci sta dicendo che non vuole rinunciare ai suoi splendidi ricordi con Izumi.

Eppure il problema non è soltanto questo: Kazusa ha paura di rimanere indietro. Le nostre protagoniste sembrano essere praticamente le uniche ragazze ancora vergini — le uniche, dal suo punto di vista, innocenti ed infantili. Sin da subito è chiaro che la ragazzina non è la sola ad aver perso la testa per Izumi, eppure la competizione è tutt’altro che sana. In qualsiasi momento potrebbero protarglielo via, potrebbero rubargli la sua verginità. E non a caso è proprio quando la ragazza dai capelli rossi si confessa con le stesse parole che lei vorrebbe dirgli che Kazusa perde completamente il controllo.

Ma il tempo è poco e grazie all’aiuto delle sue amiche tutta la confusione viene letteralmente spazzata via. La sessualità che prima aveva distrutto l’innocenza di Izumi si (con)fonde con l’amore e tutto d’un tratto, quando questo dimostra uno spiraglio di purezza confessandole di non fare fantasie sessuali su di lei, finisce col rovinare ulteriormente il loro rapporto. Il “non faccio fantasie sessuali su di te” diventa un “non mi piaci”. La purezza che scandisce la differenza tra l’adulto e il ragazzino passa dall’essere una qualità ad un qualcosa di troppo.

Sonezaki

Sonezaki però è quella che porta all’estremo questa visione del sesso come atto impuro. Per lei infatti questo è osceno e volgare…o meglio questo è quello che continua a ripetere a se stessa. In un paese fortemente cattolico come il nostro questa concezione della sessualità come immorale a prescindere non ci è certo nuova, ed è bello poter osservare come una prospettiva del genere nasconda in realtà parecchia ipocrisia di fondo. Inutile dire che questo suo costante tentativo di fuggire da se stessa farà spazio a delle situazioni imbarazzanti, alle quali per fortuna reagirà positivamente.

Nonostante la lettura dei libri le abbia permesso dì acquisire una qualche conoscenza teorica sull’argomento, Sonezaki si trova in difficoltà nell’atto pratico anche per quanto riguarda la scoperta del proprio corpo. E questo non è certo il suo unico problema. Il suo spiccato moralismo finirà col causarle problemi con le sue compagne di classe e col procurarle difficoltà nell’accettare se stessa. Sonezaki è confusa e spaventata da questo improvviso cambiamento che sta avendo, e non vuole accettarlo per non sentirsi impura.

Eppure ad accettarla e apprezzarla per com’è c’è un ragazzo che le ricorda costantemente quanto sia carina. E per quanto sarebbe bello dire che questo apprezzamento sia quello di cui ha bisogno per fare pace con se stessa, c’è da dire che al momento la sua presenza non sembra aiutarla affatto. Quel che è certo è che è davvero bello averlo visto difendere Sonezaki dalle altre ragazze, e sarebbe magnifico vedere questo suo interesse tramutarsi in un sostegno per lei. Non fartelo scappare Sonezaki!

Hongou e Sugawara

Hongou e Sugawara ci portano invece una visione molto meno moralista e soprattutto slegata (per ora) da sentimenti come l’amore. Anche qui le loro storie verranno allacciate ad altre problematiche, però nel loro caso queste saranno molto più delicate. Con loro sfociamo in un terreno bandito; in esperienze e riflessioni allarmanti da evitare assolutamente. Quella sorta di approccio autoironico sparisce del tutto per far spazio ad una cruda rappresentazione della realtà che però, di nuovo, non è mai troppo pesante. Entrambe le ragazzine hanno una visione meno sentimentalista del sesso — entrambe in funzione sia del loro tornaconto personale che dell’opinione che gli altri hanno di loro.

Sugawara è una ragazza attraente e dal bell’aspetto. La maggior parte delle attenzioni che riceve dall’altro sesso sono malsane e arrivano da persone concentrate soltanto sul suo aspetto fisico, e queste hanno finito col condizionare le sue idee. Per lei il sentimento sembra non essere un fattore da prendere neanche in considerazione nel momento di stabilire una relazione. Per tutta la vita l’hanno guardata come un oggetto, e quindi lei finisce per considerarsi in questo modo. Concedere la propria prima esperienza con responsabilità alla persona giusta non ha alcun valore perché “le persone giudicano la tua personalità in base al tuo aspetto”. Deve affrettarsi perché quell’innocenza, che con Kazusa e Sonezaki si lega principalmente a concetti più astratti come l’amore e la morale, con lei si affianca a qualcosa di effimero come il suo aspetto fisico e all’immagine che questo trasmette.

Hongou vuole diventare una scrittrice di romanzi erotici e per farlo è semplicemente pronta a tutto. Le bozze che scrive, però, tradiscono la sua inesperienza, e allora la ragazzine decide di agire di conseguenza. Sin dal primo episodio si intratteneva con delle chat erotiche, però dopo essersi stufata chiede al suo interlocutore di incontrarla IRL. La scoperta che il famoso Milo-san fosse ben più grande di lei non la scoraggia affatto, però quanto meno l’iniziale rifiuto dell’insegnante cala il sipario su uno dei peggiori scenari possibili. In realtà, però, quella scelta di farselo andare bene è ben più inquietante di quello che sembra.

Il punto non è soltanto il fatto che Milo è più grande di lei, ma anche il suo aspetto. Poco tempo prima del loro incontro l’aveva praticamente scartato in Libreria, eppure quando lo vede ben vestito cambia idea. O meglio: probabilmente neanche la cambia, però se lo fa andare bene. Sicuramente quello che ha incontrato è un uomo molto più accettabile rispetto al “criminale che non si lava” a cui si stava preparando, ma va davvero bene così? Non contano i sentimenti né tanto meno conoscersi l’un l’altro, quel che conta è fare “quella cosa” e farla in fretta. Il proprio corpo e le prime esperienze diventano una necessità perché il mondo ce lo impone per accettarci.


Tutto questo dovrebbe però farci riflettere. Le ragazze stanno affrontando un periodo di grande confusione, e in questi momenti il sostegno degli adulti è cruciale.
Eppure, in quest’anime essi sembrano incapaci di fornire alcun aiuto e anzi il loro apporto si rivela persino controproducente. Nel bel mezzo di un periodo di confusione e stress Kazusa chiede chiarimenti ai suoi genitori, eppure questi non riescono a leggere tra le righe. Allo stesso modo nel secondo episodio Sonezaki e le altre vengono praticamente rimproverate per il semplice atto di affrontare l’argomento. Lo stanno facendo in modo sano ed educativo, eppure vengono trattate come stessero commettendo un crimine.

È davvero difficile non notare una certa forzatura da questo punto di vista, però è anche necessario comprendere che un sano intervento degli adulti andrebbe a minare lo sviluppo della trama e di conseguenza il messaggio che la storia vuole trasmetterci. Per fortuna, questo si traduce in una sensata critica alla società giapponese che dovremmo applicare anche alla nostra.
Quello che dovremmo chiederci, infatti, è cosa comporti esattamente questo atteggiamento. Le ragazzine sembrano dover risolvere i propri dubbi da sole, e il comportamento degli adulti non sarà di certo sufficiente a farle desistere. Il solo tentativo di chiedere aiuto o si rivela fallimentare o controproducente, e quindi non resta che provare e basta. Non resta che gettarsi inconsapevolmente e sbagliare.

Il risultato, quindi, è la nascita di un clima che non permette a loro di imparare e che le obbliga a dover sperimentare di persona. Un clima che le obbliga a sbagliare.
Anche la pressione sociale che ricevono dalle loro compagne perché ancora vergini è un fattore da non sottovalutare. Ma è proprio qui che l’educazione e la presenza di certi valori dovrebbe aiutarle a compiere una scelta responsabile. Queste ragazze sono completamente estranee a questo aspetto della vita tanto che neanche conoscono il loro corpo né comprendono la differenza tra attrazione sessuale e amore. Prima di un’esperienza vera e propria, quello di cui hanno bisogno e di essere istruite, eppure vengono tristemente lasciate al loro destino.


Insomma, queste prime tre puntate fanno ben sperare. Nonostante uno sviluppo dei personaggi non troppo omogeneo, O Maidens in Your Savage Season si sta dimostrando una storia dal grande potenziale. Sospetto un forte appesantimento delle problematiche che coinvolgono alcuni personaggi nello specifico, e se questo fosse il caso sono davvero curioso di vedere in che modo verranno gestite. La storia di Okada sembra imboccare una direzione matura e sincera, e tenta anche di sfatare miti come quello della “donna che non pensa al sesso”. Fino ad ora, comunque, la narrazione è riuscita a conservare sempre dei toni equilibrati e spero che si continui su questa direzione.


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Matteo Mellino

Matteo Mellino, sul web Mr. Gozaemon.
Tormenta continuamente amici e familiari parlando dell'argomento che più lo affascina e al quale dedica tutto il suo tempo libero: l'animazione giapponese.
Più pigro di Spike, testardo quanto Naruto ma sempre positivo come Gon.