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Call of Duty: Black Ops 4
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Call of Duty: Black Ops 4, la recensione: corona reale di una serie leggendaria?

La triade multiplayer definitiva: Treyarch ci prova con Call of Duty: Black Ops 4

La nuova iterazione della saga sparatutto più famosa è tra noi, e sul fronte delle meccaniche riprende praticamente tutto ciò che di buono è stato fatto con gli ultimi capitoli. Tuttavia, possiamo osservare la modifica di alcuni fattori di gioco, i quali adattano il prodotto al nuovo contesto di riferimento. Quest’anno la palla è in mano a Treyarch, che con Call of Duty: Black Ops 4 vuole dire la sua sulle nuove tendenze ludiche. L’obiettivo della casa di sviluppo è quello di assecondare l’utenza casuale con modalità ad hoc, e tentare per vie traverse la cattura di chi negli anni si è perso.

Amato e odiato, la nuova creatura di Activision vuole mantenersi salda alle sue origini, ma nella ricerca di un adattamento al mercato attuale, siamo giunti all’eliminazione di uno dei tratti distintivi: la modalità Campagna. Checché se ne pensi, siamo parimenti di fronte a un prodotto discreto, divertente e capace di intrattenere con una mole di contenuti tutt’altro che scarna. Ecco che in assenza di una campagna vera e propria, altalenante per interesse nelle ultime iterazioni, subentra l’inclusione di una modalità battle royale, molto in voga in questo periodo. Un tentativo di sottrarre la corona ad altri esponenti del genere, che nel tempo dovrà consolidarsi nel clima attuale di forte contesa. Activision sarà riuscita nell’impresa di soddisfare tutti? Scopriamolo insieme.

Esperienza totalmente multigiocatore

Proprio l’assenza di una campagna in giocatore singolo è ciò che colpisce di più di questo nuovo capitolo. Votato completamente al comparto online, Black Ops 4 cerca di sopperire alla mancanza di un percorso in solitaria con dei filmati sbloccabili tramite dei tutorial narrativi, che riguardano i 10 specialisti presenti nel gioco. Grazie a questi video saremo in grado di conoscere la storia di ciascun personaggio, del quale scopriremo il passato.

Il tutto è accessibile tramite il menù principale nella sezione QG Specialisti. Essa non colma l’assenza di una campagna vera e propria, ma è simpaticamente utile come tutorial per il multiplayer, spiegando in maniera ottimale il funzionamento di ogni specialista e le 8 modalità multiplayer presenti in Call of Duty: Black Ops 4. Il giocatore viene messo alla prova contro dei bot su cui chiaramente è facile avere la meglio. Presa dimestichezza con le meccaniche di gioco, vecchie e nuove, siamo pronti per tuffarci in una delle 3 modalità previste nel gioco: Multigiocatore, Blackout e Zombi, le quali prevedono un avanzamento del giocatore per livelli.

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Multigiocatore: tra il classico e il cooperativo

La declinazione più classica della serie torna anche in Black Ops 4, mantenendo alcune meccaniche e cambiandone altre. Addio ai salti futuristici con corsa sui muri, per un ritorno al più classico “corri e spara”, sfruttando coperture con salti e scivolate all’occasione. Altra novità importante riguarda l’aggiunta della cura della salute come abilità attivabile e non più ricaricabile nel tempo in maniera automatica. Con la pressione del tasto dorsale, infatti, sarà possibile curarsi dopo uno scontro a fuoco per ripristinare l’energia perduta, della quale possiamo tenere traccia nell’angolo in basso a sinistra del HUD. Questa funzionalità aggiunge più tatticismo negli scontri, poiché dovremo decidere se curarci, spostarci o ricaricare a seconda del frangente. Questa funzionalità si colloca bene nell’impostazione tattica generale.

Infatti, è possibile notare come Call of Duty: Black Ops 4 voglia invitare i giocatori al gioco di squadra, ponderando la scelta degli specialisti in relazione alle abilità di ciascun personaggio per creare un gruppo versatile. Gli specialisti sono stati ripresi da Black Ops 3 in gran parte, mentre ne sono stati inseriti alcuni nuovi come Torque, Recon, Ajax, Crash e la rivitazione di Nomad. Oltre alla sopracitata cura, ogni specialista ha disposizione un’abilità unica attivabile con la pressione del dorsale opposto, e un’abilità più potente attivabile con la pressione di entrambi i dorsali non appena si sarà caricata. È possibile notare la suddetta virata verso il gioco di squadra anche grazie alle nuove modalità, ovvero Controllo e Fuga. Infatti, l’approccio ai punti ottenibili, ora basati esclusivamente sugli obiettivi e non sul classico sistema KDA, tende a sottolineare l’importanza del gioco di squadra.

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Controllo, soldato!

In Controllo, l’obiettivo è conquistare o difendere due zone della mappa cercando di preservare le proprie 25 vite, nonché puntare all’azzeramente di quelle della squadra nemica. In tal senso, è richiesta coordinazione e una scelta corretta dello specialista, la quale può realmente cambiare le sorti della partita. Singolare invece, è la modalità Fuga, in cui saremo impegnati nel mettere al sicuro una borsa piena di dollari sulla scia di una “cattura la bandiera”. Con i soldi ottenuti, potremo acquistare equipaggiamento per i round successivi, dopo un primo round disputato con una sola pistola. In questa modalità è possibile rianimare i compagni caduti prima della loro dipartita, quindi un approccio di squadra studiato può garantire un discreto vantaggio sugli avversari.

Le mappe di gioco sono esteticamente differenziate, ma sulla costruzione…

Soffermandoci sulle mappe di gioco, possiamo notare come le 14 ambientazioni siano tutte piuttosto contenute, ispirate e ben caratterizate. Le nuove possiedono la medesima struttura, mentre le 4 riprese dai vecchi capitoli sono rimaste intatte se non graficamente migliorate. Arriverà in seguito la famosa Nuketown, tratto distintivo della serie Black Ops. Riguardo alle prime, la struttura si divide su 3 binari principali, con cunicoli più stretti che vanno a intersecare le varie zone e con sezioni che conducono a livelli di altitudine diversa. È possibile riconoscere la somiglianza  tra le varie mappe senza troppo sforzo, nonostante esse siano esteticamente molto diverse tra loro. Molto spesso le azioni si svolgono in massa in punti specifici, indipendentemente dalla modalità di gioco che si affronta, rendendo talvolta ridicoli i punti di rigenerazione.

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Non accade raramente che quando si viene uccisi, ci si ritrova rigenerati in mezzo a un combattimento o in faccia a un nemico. Nonostante questo, gli scenari in cui ci daremo battaglia con 8 modalità ben distinte, tra cui le classiche glorie – Team Deathmatch a Squadre, Tutti contro Tutti, Cerca e Distruggi, Dominio, Uccisione confermata – incarnano alla perfezione lo spirito della serie, dove frenesia d’azione e immediatezza d’accesso si incontrano. Appagamento e completezza chiudono un quadro competitivo in cui rimane da valutare il bilanciamento complessivo nel tempo, tra una mole di armi e scorestreak notevole. In tal senso, anche la gestione delle classi non è cambiata, dove troviamo il classico sistema di assegnazione di armi, accessori, perk e l’aggiunta dello slot “Gear”, il quale prevede l’impostazione di un buff durante la partita.

Innovare o rimanere fedeli?

Il tutto funziona solo a metà, avendo sempre il multiplayer della saga lo stesso impianto da anni come struttura di base. La trasformazione, dunque, non si sposa alla grande con la frenesia della tradizione dove vengono meno le sopracitate funzioni di squadra. Lo spettro della cooperazione è costantemente presente, mentre il morboso senso di massacro del singolo membro vuole prevalere creando un conflitto di interessi. Se è vero che il bisogno di cooperare viene sollecitato da tante piccole chicche, esso non è costrittivo, tanto che si può giocare tranquillamente in solitaria come in passato. Inoltre, i giocatori più navigati saranno in grado di trascinare intere squadre da soli, complice anche un bilanciamento altalenante sia di armi che di specialisti.

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Zombie: tra nuova narrazione e remake

L’esperienza più amata dall’utenza di Call of Duty di casa Treyarch è senz’altro la modalità Zombie. La storia d’amore iniziata con World at War, viene riproposta in Black Ops 4 con tre mappe, più una inclusa nel Black Ops Pass (Classified). Due di queste, IX e Viaggio Disperato, aprono un nuovo arco narrativo molto interessante denominato Caos, mentre la terza mappa è una riproposizione della celebre Mob of the Dead di Black Ops 2, denominata Blood of the Dead. Quest’ultima fa parte dell’arco narrativo Etere, che vede la presenza dei personaggi storici della serie.

Le suddette mappe, nonostante mostrino il fianco con qualche cunicolo stretto di troppo rispetto al passato, sono tutte ottimamente caratterizzate ed evocative. Nello specifico, le due inedite ci vedranno protagonisti rispettivamente in un viaggio nel tempo, dove in un’arena, ambientata in un periodo storico passato, dovremo combattere degli zombie particolari e altre belve speciali. Un’altra, invece, ci trasporta durante il naufragio del Titanic, realizzato a menadito.

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Novità e approfondimento, Zombie è più varia che mai

Tante le meccaniche e i segreti da scoprire mentre ci si fa strada tra orde di non morti, in cui la varietà dei round è stata enfatizzata ulteriormente tra enigmi, trappole e avversari unici. Di contro, troviamo una progressione narrativa più statica. Fino all’ultimo round sarà una battaglia contro la varietà di eventi, talvolta bizzarri, ergo non ci si può far trovare impreparati. Ecco che subentra il sistema di classi e perk completamente modificabile, che permette di trovare un assetto ottimale per sopravvivere.

Abbiamo gli Elisir, capaci di offrire dei buff temporanei dagli effetti più disparati e assegnabili alla croce direzionale del pad; i Perk, i classici potenziamenti acquistabili dai distributori o dagli altari; i Talismani, dei consumabili che garantiscono dei bonus all’inizio delle partite, scelta di armi iniziali, granate e dulcis in fundo le armi speciali. Quest’ultime si rifanno alla mitologia, attivabili con la pressione di entrambi i dorsali,e permettono di sfoderare un’arma singolare dagli effetti distruttivi in un tempo determinato. Come è possibile intuire, una collaborazione ferrea e un’organizzazione di equipaggiamento pre-partita con i propri compagni può garantire una lunga e piacevole sopravvivenza tra i non morti, anche nei round più alti.

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Permane un filo conduttore diegetico

È utile puntualizzare che, come nei vecchi capitoli, non ci troviamo in mezzo al caos per caso. Un filo conduttore narrativo, talvolta complementare al completamento di alcune sfide in gioco, ci guida attraverso lo sterminio di non morti. Il tutto è accompagnato dalle voci dei nuovi, quattro protagonisti, ognuno ben caratterizzato e doppiato ottimamente. È possibile altresì impostare diversi tipi di modalità per un divertimento modellato a piacimento, grazie alla meccanica delle “mutazioni” nelle partite personalizzate, Questa ci permette di scegliere le caratteristiche dei nemici indemoniati, nonché altri parametri inerenti all’esperienza. Anche l’inedita modalità Assalto contribuisce alla longevità della modalità sopravvivenza, che spinge alla competizione tra sopravvissuti. Con questa mole contenutistica è difficile annoiarsi, e la ripetitività che potrebbe affliggere la modalità stessa sparisce all’impostazione delle varie combinazioni di classi e difficoltà.

La Battle Royale secondo Treyarch

Dulcis in fundo, troviamo la vera corposa novità della produzione, ovvero la battle royale in salsa Call of Duty. L’esperienza proposta si rifà chiaramente ai giganti del genere ed essendo una vera e propria novità per la serie, i timori pre-lancio erano del tutto legittimi. Fortunatamente, il prodotto che ne è emerso è una combinazione sapiente di meccaniche che non snaturano il gioco in sé e che raccolgono intelligentemente i frammenti che compongono la modalità battle royale classica.

Con uno studio competente alle spalle, è arrivata una risposta forte alle già presenti produzioni videoludiche sul mercato, la quale propone un’esperienza appagante, tattica e intensa. Non mancano i punti morti, certo, ma fa parte della tensione generale della modalità stessa. La mappa di gioco è varia e discretamente ampia. Essa riprende spezzoni di altre mappe presenti nella serie Black Ops, e li unisce tra loro tramite strade, praterie, montagne e fiumi. Ci spostiamo attraverso di essi via via che scorre il tempo di gioco, al fine di sfuggire alla chiusura radiale del cerchio letale.

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Gli scontri a fuoco della battaglia reale danno sensazioni diverse

Negli scontri a fuoco è possibile avvertire un po’ più di leggerezza da parte delle armi da fuoco rispetto al multiplayer classico, il che comporta uno spiraglio di reazione per la vittima degli spari. Per il resto, è un gameplay che chiaramente tende a premiare chi vive di CoD, ma con i dovuti accorgimenti ed entrando nel meccanismo di loot, è facile ambientarsi. Al netto di una gestione di raccolta e impostazione dell’equipaggiamento (armi, accessori, armature, munizioni, granate e perk) macchinosa e inutilmente lenta, che richiede un po’ di prove per essere assimilata del tutto, l’esperienza si dimostra gradevole, specialmente se fruita in compagnia di una squadra di 4 giocatori cooperanti. In questo caso, è possibile rianimare un compagno caduto non eliminato definitivamente, ed concesso lo scambio di oggetti semplicemente gettandoli a terra.

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Abbinamenti e socialità, alla base del modello dei battle royale

Si evince che la cooperazione tattica raggiunga delle ottime vette, paragonabili alla modalità Zombie. Altrimenti, per i lupi solitari è possibile andare in guerra completamente da soli senza alcun problema, oppure è possibile ricercare un completamento casuale della squadra in caso di assenza di amici con cui battagliare. Il nostro aspetto in gioco sarà deciso da una preselezione dedicata, in cui potremo scegliere chi sarà il nostro alter ego. Nonostante il modello di base abbia delle varianti ben distinte, è possibile vestire i panni dei personaggi iconici della serie Black Ops, tratti dalle vecchie campagne, dalla modalità zombie e dal multiplayer. Questi ultimi sono sbloccabili attraverso delle sfide. Sul fronte social, immancabili le emote e i graffiti, che danno il tocco burlone tipo delle modalità ad ampia diffusione.

Call of Duty: Black Ops 4

Anche l’introduzione dei veicoli è ben realizzata, anche se molto spesso si prediligono le proprie gambe per un fattore tattico. Impossibile ignorare comunque che veicoli di aria, terra o acqua velocizzino lo spontamento da un punto all’altro, rendendoci al contempo preda di qualsivoglia lanciarazzi. Sul fronte grafico, un peccato l’evidente bassa risoluzione delle texture, la quale tende a favorire una fluidità che rimane altalenante.

Anche qui la piaga del bilanciamento rimane da verificare nel tempo, essendo Blackout una modalità che verrà aggiornata costantemente con l’aumento del numero delle location in cui atterrare. Il tutto sarà condito da eventi speciali, che confidiamo non tarderanno ad arrivare. Ci aspettiamo dunque un notevole supporto a quella che sembra essere il fulcro della nuova esperienza di Treyarch e prima vera battle royale sul fronte delle grandi produzioni.

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Tecnica levigata e regressione grafica

Ancorato ai 60 frame al secondo in quasi tutte le modalità proposte, Black Ops 4 si conferma fluido, al netto di qualche sacrificio a livello di texture. i Compromessi più grandi si riscontrano nella modalità Blackout, nella quale è possibile notare un evidente abbassamento della qualità grafica in favore della fluidità, che qui non sempre mantiene una fluidità costante. Nonostante questo, non si verifica alcun processo evolutivo sul fronte grafico, anzi, abbiamo ravvisato quasi un’involuzione in tal senso. Guardando nel dettaglio, troviamo modelli poligonali non brillanti, animazioni piuttosto basilari e texture nel complesso poco definite.

Gli Shader, molto basici e arretrati, non riescono a far esprimere al meglio le potenzialità dell’HDR, che rimane abbastanza piatto e mal sfruttato. Buono il netcode, veloce e stabile senza presentare problemi. Nota di merito per il gunplay che qui potrebbe trovare la sua massima espressione nel mondo degli eSport, con i rinculi a volte ostici da gestire. Sonoro elementare e senza lode, che rimane distante dalla diretta concorrenza, ma rende comunque ottimamente le situazioni su schermo. Sicuramente di pregio il doppiaggio in italiano.

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In conclusione

Arrivati alla fine, possiamo senza alcun dubbio affermare che l’ennesima iterazione di Treyarch non deluda sul fronte contenutistico, offrendo ore e ore di divertimento sia da soli che in compagnia. La mole farà felici senz’altro i fan accaniti della serie, ma che probabilmente non cattureranno i disertori delle vecchie riproposizioni. Il titolo mostra però timidezza sul nuovo approccio alla collaborazione tra utenti, specialmente nel multiplayer, dove mal si sposa con il fulcro del gameplay immortale della serie – frenetico per definizione.

La collaborazione si rivela efficace invece su Zombie e Blackout. Questa iterazione non punta chiaramente sul versante grafico e sull’innovazione della saga stessa, ma ancora una volta sull’appagamento dei fan in chiave contenutistica, che questa volta fa a meno di una modalità campagna. Il solco narrativo di Call of Duty ha visto un declino in termini di fruizione da parte dell’utenza, e Activision ha ritenuto giusto far posto a una forte tendenza come le battle royale.

Chi cerca un’esperienza completamente multiplayer online, massiva, piena di contenuti e completamente personalizzabile, è libero di farsi sotto. Difatti, l’assenza di una campagna giocatore singolo non ci ha toccato molto, poiché sarebbe probabilmente finita nel dimenticatoio dopo le classiche 14 ore di gioco offline. Ci lasciamo con una domanda implicita: essendo la saga di Call of Duty a cadenza annuale, quanto perdurerà l’affluenza di utenti verso la nuova modalità del titolo considerando anche il suo tardo approdo nel mondo delle battle royale? Questa risposta può essere ricercata nei mesi che verranno, e nel frattempo proviamo a conquistare la corona reale di Treyarch.

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Versione testata: PlayStation 4 Standard

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Call of Duty: Black Ops 4

€ 64,99
7.8

Meccaniche

8.0/10

Comparto Grafico

7.0/10

Comparto Tecnico

7.5/10

Comparto Sonoro

8.5/10

Pros

  • Tanti contenuti
  • Esperienza varia e personalizzabile
  • L'introduzione di una Battle Royale che ha personalità

Cons

  • Compromessi grafici evidenti
  • Innovazioni non sempre concrete
  • Bilanciamento scarno

Mirko Proietti

Videogiocatore dal 1999, all'età di 3 anni la prima esperienza con Mega Drive e PlayStation in contemporanea. Predilige il genere Platform, ma da sempre mantiene una visione a 360 gradi del panorama videoludico. Laureato in comunicazione e orientato allo sviluppo tecnologico, cerca la completezza nella produzione del videogioco, che tende a considerare un'arte vera e propria.

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