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I robot sono degli ottimi pittori

Se pensate che l’arte è quello che maggiormente ci differenzia dalle macchine, questo articolo può farvi in parte ricredere

Vi è una galleria di arte virtuale che si chiama RobotArt in cui artisti che vi espongono sono, per l’appunto, tutti dei robot. Da poco si è concluso il concorso di design Android 2018. Il terzo evento annuale ha visto oltre 100 capolavori creati da robot, presentati da 19 squadre internazionali. Dieci vincitori determinati dal voto pubblico e da una giuria composta da artisti, critici e ingegneri che votano in base a quanto bene la squadra “ha percepito lo spirito della competizione“.

Il primo posto è andato a CloudPainter, un artista indipendente dagli Stati Uniti che utilizza la tecnologia di apprendimento automatico per dipingere “ritratti evocativi con vari gradi di astrazione“.

CloudPainter ha presentato sei pezzi originali e due reinterpretazioni che gli hanno valso un premio di $ 40.000. Il creatore di CloudPainter ha così commentato questo fenomeno:

“Solo un paio di anni fa, il mondo dell’arte non accettava nemmeno i miei dipinti generati dall’IA come arte. Almeno ora, alcuni stanno iniziando ad accettarlo come arte di bassa levatura.  Questo è un progresso per il genere AI.”

I risultati di RobotArt

Gli stili di pittura che questi robot possono fare non conoscono confini. Nell’ultimo concorso indetto da RobotArt si sono sfidate diverse macchine, partendo dalla Creative Machines Lab della Columbia University che ha ottenuto il secondo posto e che ha presentato diversi lavori di stampo impressionista di pregevole fattura, passando da Reit CMIT della Kasetsart University che è arrivata al terzo posto ma con opere che sembrano fatte da un bambino dell’asilo, fino ad arrivare alla macchina Ozpainter di un artista australiano che produce lavori appena distinguibili da quello umano.

La parte migliore della competizione, però, sta proprio nella parte ingegneristica di queste macchine e di come i creatori creino e programmino i robot in modo da poter eccellere in un genere di pittura che richiede conoscenze e meccaniche molto diverse.

Il creatore di RobotArt ha così spiegato:

“L’arte può essere apprezzata su molti livelli: la maestria della tecnica, l’estetica, e persino da una connessione personale con l’artista (chiedi a qualsiasi genitore con l’opera d’arte del bambino attaccata al frigorifero)”.

Ha poi cercato di difendere chi usa la tecnologia per fare arte:

“La fotocamera non ha cancellato la figura del ritrattista ma ha dato il via ad una forma completamente nuova di arte. Allo stesso modo, l’arte generata dall’uomo sarà sempre molto rispettata non solo per la sua creatività ma anche per la nostra esperienza umana condivisa. Detto questo, i robot e l’intelligenza artificiale consentiranno agli artisti di tentare cose che sono forse intellettualmente o fisicamente più ambiziose di prima”.

Insomma amici pittori, non bisogna vedere l’IA come una concorrenza verso il vostro lavoro, bensì come una forma di sviluppo delle tecniche di pittura che possono aiutare gli artisti a fare cose nuove e sperimentali che magari prima erano impensabili.

Commodoriani cosa ne pensate di questo movimento artistico? Comprereste mai un’ opera fatta da un robot? Fatecelo sapere nei commenti.

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Alessandro Mezzolla

Alessandro Mezzolla è di San Pancrazio Salentino in provincia di Brindisi. Un genio. miliardario, playboy, filantropo non è sicuramente una descrizione calzante. Ha la passione per il cinema, la musica e le magliette macabre. Il suo motto è "Perchè anche oggi mi sono svegliato?"