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Adeguamento post-GDPR: quante aziende sono in regola?

Con la continua pressione del GDPR sulla protezione dei dati, Gemalto ha pubblicato oggi i risultati di uno studio globale mirato alle aziende. Tale studio ha rivelato che il 65% di esse non è in grado di analizzare tutti i dati raccolti e solo il 54% delle aziende sa dove sono archiviati tutti i dati sensibili.

Inoltre, oltre i due terzi delle organizzazioni (68%) ammettono di non svolgere tutte le procedure in linea con le leggi sulla protezione dei dati imposte dal GDPR.

I numeri della ricerca

Questi sono solo alcuni dei risultati emersi, che ha esaminato 1.050 responsabili IT e 10.500 consumatori in tutto il mondo. La ricerca ha sottolineato come l’incidenza dell’analisi dei dati vari di stato in stato, con India (55%) e Australia (47%) ai vertici della classifica. Nonostante l’89% delle organizzazioni globali sia consapevole che l’analisi dei dati offra loro un vantaggio competitivo, solo una ristretta parte la mette in atto.

“Se le aziende non possono analizzare tutti i dati raccolti, non possono comprenderne il valore. Questo significa che non sapranno come applicare i controlli di sicurezza appropriati a quei dati”, afferma Jason Hart, VP e CTO per la protezione dei dati di Gemalto. “Che si tratti di venderli sul dark web, manipolarli per ottenere un guadagno finanziario o per danneggiare la reputazione, i dati non protetti sono una miniera d’oro per gli hacker. Inoltre, scoprire tali manipolazioni può richiedere anni, e questo si traduce in un danno economico elevatissimo per una azienda. Il valore e l’integrità dei dati non possono essere sottovalutati.

Eccessiva fiducia nella sicurezza dei sistemi

Per quanto riguarda il modo in cui i dati vengono protetti, lo studio ha rivelato che il 48% dei professionisti IT afferma che la sicurezza perimetrale è efficace nel mantenere gli utenti non autorizzati fuori dalle loro reti. Ciò nonostante la maggior parte di loro (68%) è consapevole che gli hacker sono in grado di entrare nella rete aziendale.

Tuttavia, una volta che gli hacker sono all’interno, il 43% delle aziende è sicuro che i propri dati siano protetti. Le aziende del Regno Unito sono le più preoccupate, con solo il 24% disposto a dire di essere estremamente sicuri dell’efficacia degli strumenti di protezione.

Anche se c’è ancora fiducia nel modo in cui stanno proteggendo le loro reti, il 27% delle aziende ha riferito di aver subito un attacco negli ultimi 12 mesi. Di quelli che hanno subito una violazione, solo il 10% dei dati compromessi era protetto da crittografia, lasciando il resto esposto.

La sensibilizzazione del GDPR

 

Secondo lo studio, le modifiche apportate dal GDPR hanno portato a una maggiore sensibilizzazione da parte dei consumatori sull’importanza della protezione dei dati da parte delle aziende. Ad oggi, infatti, il 54% è è a conoscenza di cosa sia la crittografia e di come i propri dati dovrebbero essere protetti correttamente.

“Una figura importante come un responsabile della protezione dei dati, deve essere tassativamente nominata al consiglio di amministrazione. Il passo successivo è aumentare l’analisi dei dati per garantire la corretta protezione dei sistemi.”

“Per ottenere questi risultati, è bene però che le aziende cambino mentalità. Bisogna capire che la protezione dei propri dati deve essere un’esigenza primaria. E ciò deve essere effettuato con tutti i mezzi possibili, attraverso la crittografia, l’autenticazione a due fattori e la gestione delle password.
Focalizzarsi sulla protezione esterna non è sufficiente.

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Michele Carillo

Ho studiato programmazione per 5 anni, ma la passione per il mondo informatico è nata dopo il primo "tour" sul deep web. In quel momento ho capito l'importanza della sicurezza e ho iniziato a studiare cybersecurity dalla base. Attualmente lavoro come amministratore di rete e impiegato contabile in una piccola azienda di Milano.