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YouPol, l’app che vuole fermare il bullismo e lo spaccio

Tutti abbiamo avuto a che fare almeno una volta, in modo più o meno diretto, con bullismo o spaccio di sostanze stupefacenti. Due problemi ben noti della nostra società, in particolare ai più giovani, che spesso non hanno mezzi adeguati per contrastare questi fenomeni. Proprio per questo, la Polizia Italiana ha deciso di sviluppare un’app che possa aiutare a combattere questi fenomeni: YouPol.

Come funziona YouPol

L’app, sviluppata dalla Polizia di Stato, «permette a tutti, giovani e adulti, di interagire con la Polizia di Stato, consentendo l’invio di segnalazioni di episodi di bullismo o di spaccio di sostanze stupefacenti».
Sarà possibile quindi segnalare episodi di cui si è testimoni diretti, tramite un messaggio di testo o una fotografia. La segnalazione, che può avvenire in maniera anonima, viene poi geolocalizzata ad inviata direttamente nelle sale operative delle questure, anche se provengono da una provincia diversa.
I tre tasti permettono di inviare la segnalazione, accedere allo storico dei messaggi inviati e di far partire una chiamata di emergenza.

   

YouPol sembra quindi essere un’alternativa “tecnologica” alla classica chiamata al 112. Inoltre questa interfaccia risulta più familiare ai giovani, meno “ufficiosa” di una telefonata. Ciò potrebbe incoraggiare e facilitare la popolazione giovanile, che più di tutte è interessata in questi fenomeni, a segnalarli. E sembra che stia funzionando: come riporta la Polizia di Stato, i download effettuati sono più di 118 mila, con più di 3000 segnalazioni. Inizialmente diffusa solo a Roma, Milano e Catania dal 15 maggio è stata resa disponibile in tutti i capoluoghi di provincia.

La questione privacy

Nonostante le potenzialità positive di questo progetto, c’è chi si preoccupa di possibili risvolti negativi. L’invio di fotografie costituirebbe infatti una violazione della privacy. Inoltre c’è chi, per motivi personali, potrebbe utilizzare in modo improprio l’applicazione, segnalando persone in realtà non colpevoli. Ma ciò non dovrebbe costituire un problema. La Questura di Milano ha infatti spiegato a Motherboard che le fotografie e le segnalazioni non costituiscono prove sufficienti. È necessario che, una volta sul luogo, sia possibile trovare prove concrete della violazione segnalata per poter fermare gli eventuali colpevoli.

E per chi pensa di ritrovarsi improvvisamente dentro 1984, il capo della Polizia Franco Gabrielli rassicura: l’applicazione serve a comunicare, non a spiare.

YouPol non è una sorta di Grande Fratello. L’app non è uno strumento di delazione, non abbiamo bisogno di avere spioni sul territorio. È una modalità di colloquio tra le Forze di polizia e i cittadini, perchè abbiamo bisogno di cittadini sempre più consapevoli e che si facciano partecipi del sistema di sicurezza, a partire dai giovani. Non è uno strumento repressivo bensì preventivo

Il capo della Polizia Franco Gabrielli

L’app è disponibile per il download su smartphone e tablet Android e iOs, tramite Google Play Store e Apple Store.

FONTE

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