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Approfondimento Film/Serie Tv

Dogman, la nuova perla firmata da Matteo Garrone [NO SPOILER]

Garrone porta al cinema una storia liberamente ispirata a quella del “canaro della Magliana”.

In concorso alla 71° edizione del Festival di Cannes, Matteo Garrone torna alla carica con Dogman, uscito il 17 maggio nei cinema nostrani.
Liberamente ispirato ad un terribile evento di cronaca nera degli anni 80, Dogman porta su schermo un dramma poliedrico stimolato dal “canaro della magliana”.
Era il 18 febbraio 1988 quando Pietro De Nigri, detto “er canaro” commise un brutale omicidio scandalizzando l’opinione pubblica italiana, è da qui che Garrone prenderà spunto per la sua ultima fatica. Il direttore romano non ha intenzione di raccontare i fatti nella veridicità più assoluta, la vicenda viene smontata e rielaborata, privandola dei particolari più cruenti. Il risultato è una prova d’autore intrisa di significato che non si limita a raccontare i fatti semplicemente per come sono avvenuti.

Un protagonista contraddittorio, all’interno di una location da far west

Garrone punta la telecamera su un quadro complesso, che ha come cornice la drammatica situazione delle zone più malfamate del litorale romano.

Marcello, protagonista della vicenda, nella vita ha come suoi unici amori i cani e la figlia. Gentile proprietario di un negozio di toelettatura (Dogman), cercherà di combattere per preservare le uniche cose che contano per lui. Un personaggio altamente stratificato e pieno di contraddizioni, dove può coesistere una vita all’insegna del bene canino a quella di spacciatore. È con l’ex pugile Simoncino che il protagonista instaurerà un particolare rapporto d’amicizia. Simone è un personaggio dalla grande possanza fisica, che minaccia continuamente gli interessi del protagonista, incapace di reagire per la maggior parte del tempo. Il contesto all’interno del quale si muovono gli attori è carico d’un forte senso di desolazione, come se il negozio di toelettatura dove Marcello svolge la sua regolare attività si trovasse in un villaggio di frontiera isolato dal resto del mondo.

Altrettanto interessante è la scelta di raccontare la vicenda senza un’ausilio vero e proprio di una colonna sonora. 
Sebbene non ci siano musiche ad accompagnare i luoghi decadenti all’interno del film, la pellicola riesce a mantenere un elevato livello d’intimità con lo spettatore.

Prove attoriali incredibili

Particolare lode va fatta agli attori. Con una faccia martoriata dai pugni, Edoardo Pesce, nei panni del violento ex pugile Simoncino, risulta più che convincente. Un cane rabbioso in grado di intimorire lo spettatore con estrema facilità. Altrettanto stupefacente è l’interpretazione di Marcello Fonte nei panni del protagonista. L’attore è stato perfettamente in grado di rappresentare un personaggio tanto contraddittorio quanto complesso, dando il giusto peso alle parole d’affetto che il protagonista riserbava per i tanto amati cani.

A detta dello stesso Garrone, è stato proprio l’incontro con Marcello Fonte a far scattare la scintilla per un film che era nella mente dell’autore da più di dieci anni.

Tecnicamente superbo, Garrone firma un capolavoro

Già dalle prime sequenze si percepisce un senso di decadimento dettato dalla plumbea scaletta dei colori. Dalla spettacolare ricerca delle composizioni alle interessanti trovate registiche, lo spettatore sarà continuamente attanagliato da un profondo senso di pessimismo.
Una concezione visiva eccelsa, che trova la sua massima espressione in alcune scene dall’impatto visivo notevole.

Garrone pone così la sua firma su una perla, pronta a giudicare la società moderna con un dramma dove noi tutti ci possiamo rispecchiare. Dall’ottimo Lo chiamavano Jeeg Robot alla spettacolare trilogia di Smetto quando voglio, Dogman è una più che degna aggiunta ad una serie di film nostrani dall’alta validità artistica degli ultimi anni.

  • 8.5/10
    - 8.5/10
8.5/10

Riassunto

Dogman è un film d’autore imponente, in grado di trasportarci all’interno di una tragedia che ha come contorno un contesto urbano malinconico e decadente. Con delle interpretazioni stupefacenti ed un ottimo comparto tecnico, la pellicola riesce a tenere ritmi incalzanti per quasi tutta la sua durata.

Il consiglio per gli amanti del cinema d’autore è di recuperare quello che è sicuramente uno dei film italiani più interessanti da qualche anno a questa parte. Non è un caso se a Cannes la pellicola sia stata unanimemente accolta positivamente dal pubblico, con 10 minuti di applausi da parte di tutti gli spettatori.

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Lorenzo Marcoaldi

Cinefilo e videogiocatore incallito, non perdo mai l'occasione di andare al cinema.
Appassionato del cinema riflessivo di Villeneuve e quello parodistico di Edgar Wright, considero la trilogia del cornetto un monito da contemplare saltuariamente.