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Apple e Xiaomi: tra imitazione e diversità, un marchio di spicco

Apple e Xiaomi sono due brand molto conosciuti e diffusi. Apple non ha bisogno di presentazioni, da moltissimi anni è tra i brand più forti in assoluto a mondo; mentre Xiaomi è in una fase di espansione globale, nonostante sia già famosa da qualche anno, soprattutto per noi “smanettoni”. Spesso i due brand vengono accostati per certi elementi, tanto che Xioami a volte viene definita la “Apple cinese”.

Ma cosa hanno in comune queste due case? Si tratta senza dubbio di un argomento complesso… Proviamo, con alcune semplificazioni, ad analizzarli insieme.

I brand Apple e Xiaomi

Il brand non è altro che la marca. Tuttavia dietro questa parola ci sono concetti e strategie alquanto complessi. Uno di questi è quello di architettura di brand, cioè “l’organizzazione del portfolio di marchi detenuti da una stessa impresa”. Da un punto di vista di prodotto, l’architettura di brand di Apple e Xiaomi è molto diversa.

Apple infatti produce un numero limitato di prodotti rispetto alla sua controparte cinese e, soprattutto, quasi tutti sono a nome Apple. Smartphone, Portatili, Tablet ecc sono tutti del brand della mela. Un’eccezione sono le cuffie Beats, brandizzate da Beats stessa, nonostante l’azienda sia di proprietà di Apple.

Xiaomi invece ha un’architettura completamente diversa. Innanzitutto le categorie di prodotto coperte dalla casa cinese sono molte di più: vengono prodotti addirittura monopattini, spazzolini e molto altro. La casa cinese può contare su molti sub-brand, cioè brand effettivamente diversi, ma comunque controllati la stessa impresa. Un esempio è Yeelight: brand che tratta prodotti legati all’illuminazione. Si tratta effettivamente di un brand a sé, controllato però da Xiaomi. Ecco, Xiaomi ha una marea di sub-brand, che potete vedere QUI.

L’architettura quindi è diversa. Questo significa, semplificando un po’, che Xiaomi riesce a coprire più facilmente un numero molto più elevato di categorie rispetto ad Apple. L’azienda di Cupertino sopperisce a questa mancanza con alcune collaborazioni (es: Philips per le Philis Hue o Logitech).

Differenze

Prezzi:

Quella dell’architettura del brand non è l’unica differenza tra Apple e Xiaomi. La prima, che salta subito all’occhio, è il prezzo. I prodotti Apple sono estremamente costosi, mentre quelli Xiaomi sono caratterizzati da prezzi molto competitivi.

Sistema:

Un’altra differenza è quella data dai sistemi operativi. Xiaomi si appoggia ad Android per smartphone e tablet e a Windows per i pc, mentre Apple ha dei sistemi operativi proprietari.

Le due cose sono indubbiamente collegate: all’ingresso di Apple nel mercato, questo non era ancora saturo. L’azienda ha quindi potuto con più facilità sviluppare il proprio sistema operativo, sfruttando anche la scarsa maturità dei concorrenti. Insomma, essere una delle prime entranti le ha portato una serie di vantaggi. Apple ha poi lavorato bene, diventando uno dei leader del settore grazie a prodotti innovativi ed alla costruzione del proprio ecosistema. Questo ha contribuito alla fidelizzazione della clientela… E una clientela fidelizzata permette di applicare prezzi più alti: chi di noi infatti non conosce almeno una persona che ogni anno aggiorna il proprio Iphone, indipendentemente dal prezzo?

La strategia:

Xiaomi è entrata nel mercato più recentemente ed ha dovuto scegliere una strategia diversa. Provare a creare sistemi operativi proprietari in un periodo in cui Ios, Android, Mac OS e Windows (senza scordare Linux) sono molto maturi, sarebbe stato folle. La casa cinese ha dunque puntato ad essere competitiva sul prezzo, sfruttando l’ascesa dei prodotti cinesi. Molti consumatori iniziavano infatti ad affacciarsi sul mercato asiatico per avere prodotti discreti risparmiando qualche euro. Xiaomi ha colto la palla al balzo e ha cavalcato l’onda. Offriva prodotti qualitativamente migliori rispetto ai concorrenti cinesi, a prezzi minori rispetto ai concorrenti del resto del mondo. Un’accoppiata vincente per emergere in un mercato che iniziava ad essere saturo.

Da qui l’azienda cinese in un certo senso si è mossa come Apple: ha lavorato molto sull’innovazione. Una volta emersa ha iniziato a lavorare sulla MIUI e su prodotti innovativi in senso assoluto, come il Mi Mix, il primo smartphone borderless degno di nota. Tutto questo mantenendo però la politica dei prezzi competitivi, che le ha permesso di emergere e che è tuttora un elemento di differenziazione rispetto alla concorrenza.

Similitudini

Veniamo ora agli elementi che accomunano Apple e Xiaomi. Uno di questi è il design. Alla presentazione del Mi Pad, tutti hanno subito notato la grande somiglianza con l’Ipad mini. Più recentemente invece, i notebook di Xiaomi sono stati accostati esteticamente ai MacBook per materiali e colori.

Andando al di là dei singoli prodotti, l’azienda cinese ha fatto suo anche lo stile di Apple, se così possiamo dire. Per esempio il loro mouse è in alluminio, esteticamente curato, con colori che richiamano l’azienda di Cupertino.

Altro elemento identico è l’allestimento dei punti vendita. Banconi grandi con pochi prodotti sopra, come se fossero delle reliquie religiose. Da un punto di vista prospettico, le linee di fuga convergono proprio dove ci sono le casse. Sono elementi che possono far sorridere, ma vi assicuro che contribuiscono non poco all’acquisto da parte del cliente. Queste sono piccole chicche che hanno contribuito al successo di Apple e che Xiaomi ha ben pensato di copiare.

Sicuramente, dal lato “presentazione”, sia dei prodotti sia dei punti vendita, Xiaomi ha preso molto spunto dall’azienda della mela… È una cosa corretta o no? Il dibattito salta fuori molto spesso, ma una cosa è certa: la mossa ha funzionato.

Ecosistema e smart home

Questo è un discorso che merita di essere trattato a parte. Si tratta probabilmente del maggior punto di forza di Apple. Quante volta abbiamo sentito parlare di “gabbia dorata”? L’integrazione tra dispositivi Apple è ai massimi livelli, tanto che è difficile rinunciare all’ecosistema una volta provato… Una gabbia dorata appunto.

Recentemente Apple ha iniziato a puntare anche sulla casa intelligente, grazie a Siri, all’app Casa e ad una serie di dispositivi di terze parti compatibili. In estrema sintesi, è possibile controllare luci, termostati, telecamere di sicurezza direttamente dai propri dispositivi Apple, anche solo chiedendo a Siri.

Anche Xiaomi si sta muovendo da questo punto di vista: ci sono una marea di dispositivi, tutti perfettamente integrati con l’app Mi Home, che permettono di fare più o meno le stesse cose che si possono fare con i prodotti Apple. Xiaomi inoltre ha recentemente annunciato il proprio assistente vocale (ne abbiamo parlato QUI) che può, tra le altre cose, gestire la nostra casa smart, proprio come Siri.

Sicuramente Xiaomi, non avendo un sistema operativo proprietario, non riuscirebbe a creare un ecosistema al pari di quello della mela, ma dove può, cerca di avvicinarsi alla casa di Cupertino. Sinceramente, non mi stupirei se a breve uscisse un prodotto simile a HomePod o Google Home.

Certo, quello della smart home è un settore in cui stanno provando ad inserirsi in molti, ma mi sembra che Xiaomi stia provando ad implementare questo aspetto puntando a raggiungere la stessa semplicità ed integrazione offerta da Apple.

Conclusioni

Eccoci alla fine. Che possiamo dire alla fine di Apple e Xiaomi? Sicuramente il brand cinese prende molto spunto da Apple, ma mi sembra riduttivo dire che l’azienda sia la brutta copia di quella americana.

In un contesto in cui molti prodotti sono uguali tra loro, Xiaomi è stata brava a “copiare bene” e, soprattutto, a copiare le cose giuste, cioè parte del design e la semplicità/immediatezza di utilizzo. Il tutto senza rinunciare alla ricerca e all’innovazione creando un vero e proprio marchio di fabbrica.

Il tema è molto più ampio e complesso di così, ma spero di avervi trasmesso almeno in parte il mio pensiero. Il colosso cinese ha preso spunto dove poteva, con pazienza e senza voler strafare.

Riassumerei il tutto così: Xiaomi è la “Apple cinese”? Si. È la sua brutta copia? Assolutamente no.

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Francesco Carletto

Laureato in Economia e Commercio e studente di Marketing Communication, da sempre appassionato di sport e tecnologia, con il pallino della scrittura. Già blogger sportivo, l'inizio dell'avventura come blogger tech mi consente di unire tutte le mie passioni.