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Film/Serie Tv Recensione

Young Sheldon, un viaggio nel passato alla scoperta del dr. Cooper

<< Ho sempre amato i treni. Infatti, se la mia carriera nella fisica teorica non avesse preso il volo, il mio piano di riserva era quello di diventare un controllore.>>

È così che ha inizio lo spin-off di The Big Bang Theory sulla vita del giovane Sheldon Cooper e che, probabilmente, in molti immaginavano che sarebbe arrivato. E così è stato; Young Sheldon è un viaggio nel passato per scoprire la nascita di questo personaggio così complesso e problematico. Il primo dei 22 episodi ordinati per la nuova sitcom creata da Chuck Lorre e Steven Molaro (scrittore che ha partecipato alla produzione di The Big Bang Theory) è andato in onda il 25 settembre 2017 sulla rete televisiva CBS con più di 17 milioni di spettatori (appena 13 per il secondo), mentre in Italia la serie è ancora inedita.

La serie, ambientata nel Texas del 1989, narra la preadolescenza del giovane Cooper (Iain Armitage) e le difficoltà che un bambino prodigio di nove anni come lui deve affrontare. Vediamo Sheldon alle prese con il liceo, in cui cerca di ambientarsi, seppur con scarsi risultati, poiché il suo carattere lo porta fin da subito a mettersi contro insegnati e compagni di classe, che non rispettano il regolamento scolastico.

<<Tesoro, dovresti pensare di studiare musica.>>
<<No, grazie. I musicisti si drogano.>>

I problemi però non si limitano al solo ambiente scolastico, bensì anche alle mura domestiche, in cui il giovane Cooper non si trova a suo agio: lo si capisce nel momento in cui, per evitare di toccare le mani ai suoi familiari durante le preghiere per i pasti, indossa dei guanti. Mary Cooper (Zoe Perry), patita cristiana rinata, ama e si preoccupa del figlio, meno il padre alcolizzato George (Lance Barber) e i due fratelli George Junior (Montana Jordan) e Missy (Raegan Revord) che non perdono mai occasione per prenderlo in giro e renderlo vittima dei loro scherzi.

Ovviamente in questo spin-off non poteva mancare una delle colonne portanti che è riuscita a far sopravvivere fino ad oggi The Big Bang Theory; Jim Parsons, lo Sheldon adulto che tutti conosciamo. Non compare mai fisicamente ma si limita solo a narrare le vicende, le aspirazioni e i pensieri della sua giovane controparte con un tono amichevole e scherzoso (nei limiti di Sheldon, ovviamente).

Young Sheldon tra l’altro si allontana (ma non troppo) dal classico format sitcom con la mancanza delle classiche risate di sottofondo (a volte anche forzate) che caratterizzano questo genere. Per il resto resta fedele, con una trama scorrevole, un linguaggio semplice e con un’ottima caratterizzazione dei personaggi e che nel complesso regala momenti divertenti e a tratti seri e riflessivi.

<<Perché ci vai? Non credi in Dio.>>
<<No, ma credo nella mamma.>>

Basandoci sui primi due episodi, possiamo dire che questa serie è stata una sorpresa. La sua creazione era abbastanza ovvia, anche se non necessaria, perché, dopo ben 10 stagioni, il personaggio di Sheldon lo conosciamo abbastanza bene.
Una cosa è sicura, promette bene; speriamo continui su questa strada.

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Luca Martorana

Alla ricerca di una posizione che lo soddisfi, è un grande appassionato di tecnologia, videogiochi, serie TV e musica pop/new age. Ama gli animali e pratica danza fin dai primi anni d'età.