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Cloud: l’Italia sarà il primo paese a introdurre una tassa sullo spazio d’archiviazione

Il Ministro della Cultura Alessandro Giuli ha firmato il decreto che introdurrà nel nostro paese una tassa sulle copie private di file digitali salvate sul cloud. Non c’è ancora un testo definitivo, ma secondo quanto si apprende l’aumento generalizzato delle tariffe per la copia privata sarà di circa il 20%, mentre il compenso mensile per gli utenti verrà calcolato per gigabyte (GB) di memoria ed arriverà a un massimo di 2,4 euro: 0,0003 euro fino alla soglia dei 500 gigabyte e di 0,0002 euro a ogni giga aggiuntivo oltre i 500.

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La tassa sul cloud crea putiferio

La firma del decreto da parte di Giuli ha creato un vero e proprio putiferio, con Aiip (Associazione italiana internet provider) e Assintel (Associazione nazionale delle imprese Ict di Confcommercio) – le principali associazioni dell’Ict, tecnologie dell’informazione e della comunicazione – sono pronte ad affrontare apertamente questa decisione con un ricorso e la richiesta di un’apertura urgente di un tavolo tecnico.

In una comunicazione congiunta, le due associazioni hanno parlato dei rischi legati al nuovo decreto, dalla doppia imposizione agli utenti all’impossibilità di ricondurre la tariffa alla copia privata salvata nei servizi cloud B2B, rendendo di fatto la misura indiscriminata e mettendo a rischio lo storage usato per backup e altri modi da imprese e pubbliche amministrazioni. A sobbarcarsi gli oneri più gravosi saranno probabilmente le pmi e gli operatori nazionali, con questi ultimi che potrebbero essere penalizati rispetto alle grandi piattaforme internazionali, “difficilmente raggiungibili dal meccanismo di controllo e prelievo“.

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Anche Angelo Zaccone Teodosi , presidente di IsiCult (Istituto italiano per l’Industria Culturale), ha espresso perplessità sulla misura: “Invece di sostenere direttamente, con risorse del bilancio del Ministero della Cultura, i diritti degli autori, lo Stato costringe i consumatori ad un prelievo forzoso per il potenziale esercizio di un diritto che quasi nessuno esercita più. Di fatto, anche se per pochi spiccioli, questa procedura determina un incremento dei costi dell’hardware audio-video”.

A favore della manovra ci sono la Federazione industria musicale italiana (Fimi), Nuovo Imaie e la Siae (Società italiana degli autori ed editori), mentre Confindustria è spaccata a metà: Confindustria Cultura (federazione che riunisce le imprese produttrici di contenuti culturali) è entusiasta, mentre Anitec-Assinform (ovvero l’associazione che riunisce a sé tutte le imprese Ict e dell’elettronica di consume affiliata a Confindustria) vede la misura come anacronistica e pericolosa, oltre a denunciare il ministero di aver trascurato e ignorato gli addetti ai lavori.

L’allarme di Google

Sembrava una proposta senza alcuna base invece l’hanno approvata davvero: il ministero della Cultura ha deciso che i cittadini italiani dovranno pagare la cosiddetta ‘copia privata’ anche sullo spazio cloud. Anche quando quello spazio è gratuito. E persino quando quello spazio non è utilizzato. Solo perché esiste e quindi potrebbe in teoria essere usato per caricarci una canzone piratata. L’Italia è il primo paese al mondo a fare questa scelta, ed è davvero triste avere questo primato“, ha scritto su LinkedIn Diego Ciulli (head of Government affairs and Public policy di Google Italia), spiegando anche di come vada contro tutte le “le evidenze che mostrano che le persone sul cloud caricano le proprie foto, i propri documenti, non i contenuti protetti da diritto d’autore“.

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Yoel Carlos Schincaglia

Yoel Carlos Schincaglia

Nato il 14 febbraio 1997 a Bentivoglio, in provincia di Bologna. Grande appassionato principalmente di anime, poi anche di videogiochi e manga. Credo nella canzone che ho nel cuore!

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