Il panorama dello streaming italiano è stato scosso da una nuova, pesante polemica che vede coinvolto Terenas (noto anche come TerenasIII), uno dei volti noti della community di League of Legends. Durante una recente trasmissione live, il creator si è reso protagonista di uno scontro verbale con un giocatore incontrato nel match precedente e finito nella sua chat, terminando la discussione con una frase che ha gelato gli spettatori: “…you have nothing to live for, so do everyone a favor…” (“non hai nulla per cui vivere, quindi fai un favore a tutti…”).
L’allusione a un invito al suicidio o a un gesto estremo è apparsa immediata e inequivocabile, scatenando una reazione istantanea da parte della chat e dei social media. Un utente italiano ha provato a farlo ragionare, “rimproverandolo” della frase detta, ma Terenas ha risposto dicendo che se una persona gli rovina la partita e poi entra nella sua chat per continuare a insultarlo e a trattarlo male, merita un trattamento dello stesso livello. Ma ciò che ha generato ulteriore sdegno non è stata solo l’uscita infelice in un momento di “tilt”, ma la gestione post-incidente.
Invece di scusarsi o ridimensionare i toni, Terenas ha intrapreso una vera e propria campagna di censura all’interno del proprio canale. Gli utenti che hanno provato a isolare la clip del momento, tra cui l’utente italiano che lo ha rimproverato, sono stati sistematicamente bannati (e anche insultati), mentre su X (ex Twitter) le segnalazioni sono state accolte con blocchi immediati, isolando chiunque cercasse di sollevare il problema. Questo atteggiamento di chiusura totale ha alimentato la frustrazione di una community che vede in questi comportamenti una pericolosa legittimazione della tossicità che, a parole, molti creator dicono di voler combattere.

Il legame con Riot Games e il peso educativo dei partner ufficiali di League of Legends
La vicenda solleva una questione di fondo mai del tutto risolta nel mondo dei giochi online, quale il ruolo dei creator come ambasciatori dei brand. Terenas non è un semplice appassionato, ma una figura in contatto diretto e collaborativo con Riot Games, la casa produttrice di titoli come League of Legends e Valorant. Il paradosso evidenziato da molti utenti, come ad esempio su Reddit, è proprio questo: ci si lamenta quotidianamente del clima irrespirabile e dell’aggressività che affligge le code classificate, ma poi si continuano a seguire ed elevare personalità che adottano i medesimi comportamenti, aggravati da una posizione di potere e visibilità.
In un’epoca in cui la salute mentale è al centro del dibattito sociale, frasi che invitano all’autolesionismo non possono più essere archiviate come semplici “sfoghi da gamer”. La responsabilità di chi parla a migliaia di persone, spesso giovanissime, è immensa. Il silenzio delle aziende partner e la difesa a oltranza tramite i cosiddetti “ban hammer” non fanno che erodere la fiducia del pubblico, suggerendo che esistano pesi e misure differenti a seconda del numero di follower. Resta da capire se ci saranno ripercussioni ufficiali o se, come spesso accaduto in passato, l’episodio verrà assorbito dal flusso continuo di contenuti, lasciando però una macchia indelebile sulla reputazione di chi dovrebbe essere un esempio di sportività e professionalità.
