Quella che per anni è stata considerata una semplice battuta da social network, ovvero l’idea che TikTok sia una sorta di esperimento comportamentale volto a intrappolare l’attenzione, è diventata una tesi legale formale. Il 5 febbraio scorso, la Commissione Europea ha annunciato che l’app di video brevi è in violazione del Digital Services Act (DSA) a causa del suo “design additivo”. Secondo il comunicato ufficiale, le indagini preliminari indicano che la piattaforma non ha valutato adeguatamente come determinate funzioni possano danneggiare il benessere fisico e mentale degli utenti, con particolare attenzione ai minori e agli adulti vulnerabili.
Il cuore del problema risiede nel modo in cui l’app “premia” costantemente l’utente con nuovi contenuti, innescando un meccanismo di gratificazione istantanea che spinge il cervello in una sorta di “modalità pilota automatico”. Questo flusso infinito di stimoli alimenterebbe l’impulso compulsivo a continuare lo scrolling, riducendo drasticamente l’autocontrollo dei fruitori. La Commissione Europea ha citato dati preoccupanti, finora apparentemente ignorati da ByteDance, riguardanti l’eccessivo tempo trascorso online dai minori durante le ore notturne. Le autorità ritengono che gli attuali strumenti di controllo parentale siano insufficienti per arginare comportamenti che sfociano nella vera e propria dipendenza digitale.

Sanzioni miliardarie e la battaglia legale di ByteDance
Le conseguenze per il colosso cinese potrebbero essere senza precedenti. Se le conclusioni della Commissione venissero confermate dopo la consultazione con l’European Board for Digital Services, TikTok rischierebbe una multa record fino al 6% del fatturato annuo globale di ByteDance. Considerando che l’azienda ha recentemente superato Meta in termini di ricavi trimestrali, si parla di una cifra astronomica che potrebbe toccare diversi miliardi di euro. Tuttavia, la risposta della piattaforma non si è fatta attendere e il portavoce Paolo Ganino ha definito i risultati dell’indagine “categoricamente falsi” e una rappresentazione “priva di merito” della piattaforma, assicurando che l’azienda utilizzerà ogni mezzo legale per contestare il provvedimento.
Nonostante la fermezza dell’Unione Europea, la strada verso un cambiamento reale appare lunga e tortuosa. L’esempio di X (precedentemente Twitter), multata lo scorso anno per 120 milioni di euro a causa di pratiche di design ingannevoli, dimostra come le sanzioni pecuniarie non portino necessariamente a una trasformazione immediata del prodotto. Elon Musk definì “folle” quella sanzione, ma la piattaforma non ha subito la rivoluzione etica sperata dai regolatori. Resta da vedere se TikTok accetterà di modificare il suo algoritmo o se sceglierà la via del logoramento legale, difendendo quel “loop infinito” che rappresenta, di fatto, il segreto del suo successo commerciale planetario.
