Il passaggio di xAI sotto l’ala protettrice di SpaceX non è avvenuto senza traumi. Nel giro di pochissime ore, le fondamenta dell’azienda di intelligenza artificiale fondata da Elon Musk sono state scosse da due addii pesantissimi: quelli di Yuhai “Tony” Wu e Jimmy Ba. Entrambi co-fondatori e pilastri tecnici della società, hanno deciso di fare un passo indietro proprio nei giorni cruciali dell’ufficializzazione dell’acquisizione.
Sebbene le dichiarazioni ufficiali fatte da Wu non abbiano assunto toni conflittuali, è evidente che l’operazione societaria abbia innescato una scissione interna profonda. Con la partenza di Wu e Ba, il team dei dodici membri fondatori originali risulta ormai dimezzato, lasciando solo sei figure storiche a presidiare lo sviluppo di Grok.
Questa fuga non sembra però un evento isolato, quanto piuttosto l’apice di un trend iniziato già nel 2024. Il primo a lasciare fu Kyle Kosic, attratto dalle sirene di OpenAI, seguito nel febbraio 2025 da Christian Szegedy, ex colonna portante di Google. La lista dei partenti si è allungata vertiginosamente negli ultimi mesi, con Igor Babuschkin che ha abbandonato il gruppo in agosto per fondare una propria società di investimento, mentre a dicembre Greg Yang, ex Microsoft, ha rassegnato le dimissioni citando motivi di salute.

Controversie e Grok: i retroscena di una reputazione compromessa per xAI
La sensazione diffusa nell’ambiente tecnologico è che questa “diaspora” sia il preludio alla nascita di una nuova start-up indipendente, pronta a sfidare i giganti del settore con un approccio meno vincolato alle logiche delle altre aziende di Musk. Ma le ragioni dietro questo esodo di massa sono stratificate e toccano sia l’aspetto economico che quello etico.
Da un lato, il cambio di assetto societario ha permesso a molti ingegneri di monetizzare i bonus maturati, accumulando una liquidazione talmente consistente da garantire il capitale necessario per avviare progetti autonomi nel florido campo dell’intelligenza artificiale. Dall’altro, pesano come macigni i contrasti interni legati alla gestione di Grok. Il chatbot di xAI è finito ripetutamente al centro di bufere mediatiche per via di manomissioni interne forzate e per l’uso dei suoi strumenti di generazione di immagini per scopi poco etici, eventi che hanno spinto diversi sviluppatori a prendere le distanze per proteggere la propria reputazione professionale.
Oltre ai problemi d’immagine, iniziano a emergere dubbi sulla reale competitività tecnica di Grok. Nonostante gli ingenti investimenti in hardware e infrastrutture, gli ultimi benchmark mostrano come i modelli concorrenti stiano distaccando notevolmente l’opera di xAI in termini di precisione e capacità di ragionamento. La perdita di menti brillanti come quelle di Jimmy Ba e Tony Wu in una fase così delicata rappresenta un segnale d’allarme che i mercati non possono ignorare. Resta da capire se l’integrazione con SpaceX riuscirà a fornire la stabilità necessaria per una ripartenza o se la fuga dei talenti segnerà l’inizio di un declino tecnologico per l’AI più ribelle del web.
