Una mossa drastica e inaspettata ha scosso la comunità scientifica internazionale. L’Agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente, l’EPA (Environmental Protection Agency), ha rimosso dal proprio sito ufficiale ogni riferimento al contributo umano nel riscaldamento globale. Questa azione, che non può non essere letta come un passo deciso verso il negazionismo climatico istituzionale, si inserisce perfettamente nella strategia perseguita dall’amministrazione Trump negli ultimi anni, volta a depotenziare o, in questo caso, cancellare il dibattito sul clima a livello federale.
Visitando oggi la sezione del sito EPA dedicata alle cause del cambiamento climatico, l’impostazione è radicalmente differente rispetto al recente passato. Le spiegazioni proposte sono ora esclusivamente di matrice naturale e si parla di variazioni orbitali, di rotazione terrestre, di modifiche dell’attività solare, di cambiamenti nella riflettività del pianeta, di fenomeni vulcanici e di oscillazioni naturali dei livelli di anidride carbonica.
Scompare del tutto, senza lasciare traccia, qualsiasi menzione cruciale alle emissioni prodotte da attività industriali, trasporti, produzione energetica o riscaldamento domestico. Questi sono gli elementi che la letteratura scientifica identifica come centrali nel riscaldamento globale e sono riconosciuti come tali dalla quasi totalità della comunità internazionale. Prima dell’intervento, invece, come si poteva vedere chiaramente in uno screenshot della pagina precedente condiviso da La Repubblica, le emissioni di origine antropica erano poste in primo piano come principale fattore scatenante.


La strategia del silenzio dell’EPA: lobby e le pesanti accuse alla Casa Bianca
La rimozione di dati e riferimenti ha immediatamente sollevato una tempesta di critiche, soprattutto perché contraddice esplicitamente decenni di ricerche condotte proprio dalle principali istituzioni scientifiche statunitensi come la NASA e la NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration). L’EPA aveva già anticipato una revisione dei contenuti online per “riflettere meglio le priorità dell’Amministrazione Trump“, che includeva l’eliminazione delle informazioni sul Clean Power Plan di Obama, il programma che mirava a ridurre le emissioni delle centrali elettriche.
Tuttavia, la decisione di cancellare del tutto il ruolo dell’uomo nel cambiamento climatico equivale a negare l’intera infrastruttura scientifica che ha sostenuto gli Stati Uniti dal dopoguerra a oggi. La strategia sottostante, dichiarata più volte dallo stesso Donald Trump, è spegnere il dibattito. L’obiettivo è quello di abbassare il livello di consapevolezza pubblica sul problema climatico, riducendo di conseguenza la pressione sui decisori politici e garantendo, in ultima analisi, una maggiore tutela degli interessi delle potenti lobby dei combustibili fossili.
Questa mossa non è solo una riorganizzazione editoriale, ma un atto politico con conseguenze globali sulla percezione della crisi. Durissima è stata la reazione di Jane Lubchenco, oceanografa di fama ed ex numero uno della NOAA durante l’amministrazione Obama, che ha espresso senza mezzi termini il suo sdegno: “È scandaloso che il nostro governo nasconda informazioni e menta. Le persone hanno il diritto di sapere la verità su ciò che riguarda la loro salute e sicurezza, e il governo ha la responsabilità di dire la verità.” In conclusione, se l’amministrazione Trump ambisce a gestire la crisi climatica in modo unilaterale, nasconderne la portata e le cause scientifiche non sembra affatto la soluzione più trasparente o efficace.
