Dev’essere proprio una bella sensazione andare ad un concerto e ritrovarsi protagonisti di un esperimento sulla sorveglianza in tempo reale. Dovremmo chiederlo a chi è andato all’ultimo concerto dei Massive Attack a Bristol: durante lo spettacolo sono state proiettate su uno schermo le immagini dei volti delle persone del pubblico, con vicino delle caratteristiche assegnate da un sistema in base ai loro volti.
La critica sociale dei Massive Attack
I Massive Attack non hanno rubato i dati di nessuno, e lo spettacolo serviva a criticare “l’era dell’informazione, al controllo, al potere, all’ascesa dell’iper-individualismo, dei populisti e al potere di distorcere e dividere la società“, come dichiarato dal frontman Robert Del Naja a Crack. In questo caso la band voleva mettere in scena come i vari sistemi di sorveglianza catalogano le persone, violandone pure la privacy, in un periodo dove non sono ancora usati ma stanno venendo testati.

“Il nostro punto di partenza è stato quello di creare una macchina senziente dietro tutti gli elementi visivi” ha spiegato Matt Clark (fondatore di United Visual Artist, che ha aiutato la band nella messinscena), “in una parte dello spettacolo, abbiamo implementato un software di riconoscimento facciale per scansionare il pubblico e fare ipotesi giocose sulla loro personalità, inserendoli nelle immagini dello spettacolo“.
La risposta del pubblico non è stata univoca: alcuni hanno apprezzato l’idea della critica sociale, ma altri si sono sentiti a disagio per l”uso di questa tecnologia senza un consenso esplicito. Solitamente andrebbe richiesto il consenso, ma in questo caso si potrebbe giustificare la band per il fatto che con esso la critica forse non avrebbe avuto l”effetto sperato e non avrebbe portato la gente a preoccuparsi per il futuro verso cui ci stiamo avviando.

Non sarà di certo l’ultima performance provocatoria dei Massive Attack, così come il tema della sorveglianza non è l’unico a loro caro. Stanno infatti organizzando un nuovo concerto a São Paulo in concomitanza con il vertice COP30 per il cambiamento climatico, per il quale ha già stretto una collaborazione con le popolazioni indigene per promuovere i diritti delle popolazioni native e la giustizia climatica.