Nvidia sta cercando di navigare le attuali acque commerciali, cercando come sempre di soddisfare i fabbisogni delle aziende mondiali, specialmente quelle statunitensi e cinesi. Ma adesso arriva per l’azienda una nuova mazzata: la Cina – che in passato aveva accusato Nvidia di aver violato la legge anti-monopolio – avrebbe infatti ordinato alle aziende tecnologiche del paese di smettere di comprare chip Nvidia AI e di cancellare gli ordini già inviati, visto che nell’ultimo periodo si sono affidate molto ad essi grazie anche alle licenze di Trump per la vendita di chip H20.

La difficile posizione delle multinazionali nell’attuale clima geopolitico
L’azienda si trova tra due fuochi, e il CEO Jensen Huang ha commentato la situazione durante una conferenza stampa che ha tenuto a Londra. “Possiamo servire anche un mercato solo, se un Paese lo desidera” ha commentato Huang, menzionando poi come Stati Uniti e Cina abbiano “questioni importanti” da risolvere tra loro: “Sono deluso da ciò che vedo, ma Cina e Stati Uniti hanno questioni più importanti da risolvere e io sono paziente al riguardo“.
Michael Ashley Schulman, direttore degli investimenti presso Running Point Capital Advisors, ha commentato le parole di Huang dicendo che “è il modo in cui un amministratore delegato dice ‘Siamo pedine in una guerra fredda digitale’“, una situazione in cui si ritrovano sempre più multinazionali. “Nell’attuale panorama tecnologico globale” ha continuato, “le multinazionali come Nvidia sono chiamate a destreggiarsi tra le dottrine di sicurezza nazionale di Washington e le richieste di sovranità tecnologica di Pechino, il tutto mantenendo soddisfatti gli azionisti“.

Il nuovo divieto cinese sopra menzionato è molto più severo rispetto a quelli precedenti, ma Huang ha dichiarato che lui e la sua azienda continueranno a sostenere come sempre le aziende cinesi. Nonostante questa volontà, ne usciranno molto penalizzati, considerato che le vendite dei chip in Cina costituivano il 13% dei ricavati totali.
In mezzo a questo tumulto, l’azienda ha aumentato le sue spese in attività di lobbying negli Stati Uniti, assumendo il mese scorso ben 3 società con 21 lobbisti al prezzo di 1.9 milioni di dollari (molto più dei 640 mila dollari che ha speso l’anno scorso).