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One Piece: I recap dell’anime stanno rovinando il ritmo della narrazione

L’anime di One Piece è un colosso che resiste da più di venticinque anni, ma proprio la sua longevità ha generato una frattura evidente tra ciò che era e ciò che è diventato. Negli ultimi tempi la serie è entrata in un meccanismo poco amato dai fan: i continui episodi recap, spesso condotti da Chopper e Carrot, che interrompono il ritmo narrativo in momenti cruciali. Eppure, chi segue One Piece dall’inizio sa che un tempo Toei aveva trovato un rimedio perfetto: i filler arc.

I filler che hanno fatto la storia

Negli anni d’oro delle serie a lunga serializzazione, come leggiamo anche su Comic Book, i filler erano la norma. Naruto, Bleach e Dragon Ball ne hanno abusato, spesso allungando il brodo. One Piece invece ha sempre mostrato una gestione più intelligente: archi brevi, originali, che mantenevano lo spirito dell’opera pur non essendo scritti da Oda.

Due esempi su tutti: il G-8 Arc, considerato uno dei filler migliori nella storia degli anime, e l’Arco dell’Isola del Drago Marino, una parentesi leggera e avventurosa che sapeva intrattenere senza appesantire.

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Questi filler non solo fungevano da cuscinetto per dare respiro al manga, ma diventavano anche occasioni per esplorare nuove situazioni, allargare il mondo e soprattutto mantenere viva la tensione narrativa. In altre parole, erano contenuti che davano un motivo per guardare l’anime anche a chi seguiva il manga settimanalmente.

Perché i recap non funzionano?

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Oggi invece i recap hanno preso il posto dei filler. Ma la differenza è evidente: non aggiungono nulla, non sviluppano nulla, non sorprendono. Interrompono soltanto il flusso. E i fan non lo hanno mai nascosto: basta guardare i commenti su Crunchyroll, dove gli episodi recap vengono sommersi da dislike. Non si tratta di ingratitudine verso la serie, ma di frustrazione per una soluzione che non rispetta il tempo e l’entusiasmo degli spettatori.

In più, la situazione diventa ancora più problematica considerando la fase narrativa attuale: siamo nel cuore della saga finale, ogni capitolo del manga è carico di rivelazioni e tensione. Spezzare questa corsa con un riassunto dal montaggio pigro è quasi un sacrilegio.

Perché è il momento di tornare ai filler?

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L’industria degli anime è cambiata: oggi il modello dominante è quello stagionale, con 12 o 24 episodi all’anno, pause programmate e qualità visiva sempre più alta. Ma One Piece è un’eccezione: la sua natura è quella di una serie continua, che va in onda settimanalmente. E allora il ritorno dei filler non sarebbe un passo indietro, ma l’unica soluzione coerente.

In più, Toei non dovrebbe neanche inventare storie originali: basterebbe adattare le cover story di Oda, quei mini-racconti che seguono personaggi secondari come Buggy, Enel, Bon Clay o Caesar Clown. Storie canoniche, già pronte, che arricchiscono il mondo narrativo e che molti spettatori non hanno mai avuto modo di conoscere.

Una scelta che risolverebbe due problemi

Riprendere la tradizione dei filler significherebbe da un lato dare respiro al manga, evitando che l’anime lo raggiunga troppo velocemente. Dall’altro lato, restituirebbe al pubblico contenuti nuovi e stimolanti, invece di obbligarlo a rivivere ciò che conosce già. È la via per riconciliare la serialità infinita con le esigenze di un fandom che, dopo venticinque anni, pretende ancora di stupirsi.

Leggi anche: ONE PIECE: L’ANIME HA BISOGNO DI EPISODI FILLER PRIMA DI ELBAF?

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Nicola Gargiulo

Nicola Gargiulo

Grafico e Copywriter di professione, nerd per ossessione. Cresciuto a latte, anime, videogiochi, film, serie TV, manga e fumetti cerco di diffondere il "verbo" tramite la parola scritta e lo spazio concesso dall'internet e dai capoccia di Dr. Commodore, detti anche "Gorosei".

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