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Michelle Comi e il caso Momo: scattano le denunce alla Procura e alla Finanza

Il nome di Michelle Comi sta riecheggiando nelle notizie di cronaca italiana per una vicenda che va ben oltre le sue solite provocazioni social, sfociando ora in un caso giudiziario di rilievo nazionale. Tutto ha avuto inizio con l’annuncio dell’adozione a distanza di Momo, un bambino senegalese di sei anni, che l’influencer ha subito presentato ai propri follower come “suo figlio”. La promessa era quella di regalargli “un’esperienza da ricchi”, fatta di vestiti griffati e uno stile di vita agiato, lontano dalla povertà del suo villaggio.

Tuttavia, un’inchiesta condotta dalla trasmissione Le Iene, con l’inviato Gaston Zama, ha sollevato pesanti interrogativi sulla veridicità di tale operazione. Secondo quanto emerso dai servizi televisivi, non esisterebbe alcuna associazione ufficiale a fare da intermediaria e i regali di lusso mostrati nei video (come zaini e cappellini Louis Vuitton) sarebbero stati portati nel villaggio solo per il tempo delle riprese, per poi essere riportati in Italia.

Il caso si è ulteriormente aggravato con la rivelazione di un presunto atto vandalico inscenato, dove un membro dell’entourage della ragazza ha ammesso di aver imbrattato l’auto dell’influencer simulando una vendetta dei cittadini del Sud Italia dopo alcune sue frasi denigratorie. Michelle Comi, pur dichiarandosi non d’accordo, era a conoscenza della messa in scena finalizzata ad aumentare la propria visibilità. In risposta a queste accuse, l’influencer si è difesa ai microfoni de La Zanzara, sostenendo di non aver mai parlato di adozione legale e di aver effettivamente inviato denaro e beni di prima necessità, ma le discrepanze tra i suoi racconti e quanto documentato sul campo in Senegal continuano ad alimentare lo scetticismo dell’opinione pubblica.

michelle comi momo

L’offensiva del Codacons: esposto alla Procura e indagini della Finanza su Michelle Comi

La vicenda ha spinto il Codacons a passare all’azione legale. Lo scorso 30 aprile 2026, l’associazione dei consumatori ha depositato una denuncia-querela presso la Procura della Repubblica di Milano, chiedendo di verificare se le condotte dell’influencer possano integrare il reato di truffa. L’ipotesi avanzata dall’associazione guidata da Carlo Rienzi è che sia stata costruita una narrazione artificiale e ingannevole al solo scopo di generare vantaggi economici e follower, sfruttando temi sensibili come la beneficenza e la solidarietà internazionale. L’attenzione delle autorità è massima nel monitorare il settore dell’influencer marketing, specialmente quando si intreccia con iniziative di natura solidaristica potenzialmente fittizie.

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Oltre alla Procura, è stata attivata anche la Guardia di Finanza. Il Codacons ha infatti presentato un esposto per richiedere accertamenti di natura economico-finanziaria sulla società unipersonale facente capo alla content creator Michelle Comi. L’obiettivo è fare luce sui flussi di denaro connessi all’attività online e verificare la trasparenza delle operazioni legate alla “adozione” di Momo.

L’avvocato Vincenzo Rienzi ha ribadito che non si tratta di una condanna preventiva, ma di una doverosa richiesta di verifiche su comportamenti che potrebbero aver tratto in inganno migliaia di utenti. Mentre le indagini proseguono, la posizione della Comi resta estremamente delicata, segnando un punto di svolta nel modo in cui la legge italiana intende regolare la responsabilità etica e legale delle figure pubbliche digitali.

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Andrea Moffa

Andrea Moffa

Eroe numero 50 di Overwatch 2. Appassionato di notizie videoludiche. Esploro e condivido le avventure e le ultime info di questo mondo in continua espansione.

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