Il passaggio dal 2025 al 2026 si sta trasformando in un vero e proprio incubo digitale per Ubisoft e la sua community di Rainbow Six Siege. Quello che sembrava essere un episodio isolato durante le scorse vacanze natalizie si è rivelato solo l’inizio di una crisi molto più profonda. Il 27 dicembre 2025, un primo massiccio attacco hacker aveva mandato in tilt i server del celebre sparatutto tattico, con migliaia di utenti che si erano ritrovati improvvisamente con miliardi di R6 Credits (la valuta premium del gioco) caricati sui propri account, sbloccando gratuitamente pacchetti, cosmetici esclusivi e fama.
Contemporaneamente, però, un’altra fetta di giocatori veniva colpita da ban ingiustificati, espulsi dai server senza alcuna violazione del regolamento. Nonostante l’intervento degli sviluppatori, che avevano effettuato un massiccio rollback riportando il gioco allo stato precedente all’attacco e annullando sia i crediti “regalati” che le sanzioni errate, la tregua è durata pochissimo. Nei primi giorni del nuovo anno, infatti, la situazione è precipitata nuovamente.
I social media sono stati sommersi da segnalazioni di giocatori, inclusi famosi creatori di contenuti, che si sono visti recapitare una sospensione forzata di 67 giorni. Il numero non sembra essere casuale, ma un riferimento beffardo al celebre “meme 6-7” che circola nella community, a dimostrazione della natura provocatoria e mirata dell’attacco. Questa nuova violazione ha reso impossibile a migliaia di persone accedere alle sessioni di gioco, paralizzando l’intera infrastruttura online del titolo.

Infrastruttura di Rainbow Six Siege KO: Ubisoft indaga sui disservizi globali
La gravità della situazione è stata confermata dai dati tecnici riportati sul sito ufficiale dello stato dei servizi di Rainbow Six Siege, nei quali veniva appurato che la connettività di tutte le versioni del gioco risultava “degradata“, con criticità che hanno colpito trasversalmente tutte le piattaforme, da PC a console. I problemi principali hanno riguardato i sistemi di autenticazione, impedendo il login, il matchmaking e quindi, sostanzialmente, rendendo impossibile trovare partite. In più il negozio interno al gioco risultava completamente fuori servizio.

A oggi, la situazione sembra essersi stabilizzata, ma l’allarme è ancora attivo e l’attenzione è ai massimi livelli. Ubisoft ha etichettato questi disservizi come “problemi non pianificati” e ha comunicato che le indagini per risalire alla radice del tutto e ripristinare la sicurezza degli account sono attualmente in corso. Sebbene l’azienda non abbia riconosciuto esplicitamente il secondo attacco hacker sui propri canali social, la sezione di supporto tecnico sta lavorando freneticamente per arginare l’emorragia di dati e accessi non autorizzati, avvisando gli utenti che i ban ricevuti non sono veritieri.
Il timore principale della community è che la vulnerabilità dei server possa compromettere non solo l’esperienza di gioco, ma anche la sicurezza dei dati personali legati agli account Ubisoft Connect. In un momento in cui la competizione negli e-sport è ai massimi livelli, un blackout di tale portata rappresenta un danno d’immagine notevole per uno dei pilastri del genere tactical shooter. La pazienza dei giocatori è al limite, mentre si attende un nuovo segnale di ripristino che possa finalmente mettere fine a questo assedio virtuale.
