L’acquisizione di Warner Bros. Discovery da parte di Netflix segna un punto di svolta non solo per il mondo del cinema e della televisione, ma anche per il settore dei videogiochi. Come era facile ipotizzare, l’enorme accordo siglato dal colosso dello streaming include anche Warner Bros. Games, la divisione gaming che detiene alcune delle proprietà intellettuali (IP) videoludiche più redditizie e amate degli ultimi anni. Nonostante il segmento gaming sia stato trattato in modo marginale nei comunicati ufficiali, l’inclusione della divisione è stata categoricamente confermata.
È stato un portavoce di Warner Bros. Discovery a confermare a Game Developer che l’intera divisione videoludica, recentemente ristrutturata, passerà ufficialmente sotto il controllo di Netflix. La mossa apre scenari incredibili, ma solleva anche interrogativi sulla futura strategia. Netflix ha infatti tentato negli anni di ritagliarsi uno spazio nel settore gaming con risultati finora piuttosto deludenti, e ora si trova in mano un pacchetto di asset di valore inestimabile.
Il catalogo di WB Games include successi tripla A che hanno dominato le classifiche. Tra i titoli più popolari, sebbene non tutti abbiano avuto successo in termini di critica e vendite, possiamo ricordare Hogwarts Legacy, Mortal Kombat 1, e le produzioni basate sui franchise DC come Gotham Knights e il controverso Suicide Squad: Kill the Justice League. A questi si aggiunge la magnifica trilogia di Batman: Arkham Trilogy, considerata un pilastro del gaming moderno, e titoli LEGO come LEGO Star Wars: The Skywalker Saga.

Un ecosistema di studi e IP: la strategia dei 4 pilastri per Netflix
L’acquisizione di Warner Bros. Games non è solo una lista di IP, ma un vero e proprio ecosistema di talenti e studi di sviluppo che operano come creatori diretti, più che semplici publisher. Questo pacchetto include studi di enorme prestigio e specializzazione, come NetherRealm Studios, la fucina di Mortal Kombat e della serie Injustice, e Rocksteady Studios, celebri per aver dato vita al franchise di Batman: Arkham. Non possiamo dimenticare TT Games, i maestri specializzati nei videogiochi LEGO che fondono licenze cinematografiche con un gameplay familiare, e Portkey Games, l’etichetta creata appositamente nel 2017 per gestire le produzioni legate all’universo di Wizarding World (Harry Potter e affini).
Nel corso degli anni, WB Games ha anche sviluppato giochi basati su IP di terzi o classici, come Shadow of Mordor, ambientato nell’universo de Il Signore degli Anelli, che detiene il brevetto per il Nemesys System, un sistema di gameplay mai troppo sfruttato per la sua innovazione. Nel 2025, WB Games aveva infatti operato una profonda ristrutturazione, decidendo di concentrarsi su quattro “pilastri” principali per ridurre i rischi e ottimizzare le risorse: Harry Potter, DC, Mortal Kombat e Game of Thrones. Questa scelta, figlia di passati insuccessi dovuti a decisioni di management discutibili, ha reso la divisione più efficiente ed economica, ma anche meno propensa alla sperimentazione che in passato ci aveva regalato diverse perle.
Il futuro strategico è ora nelle mani dei co-CEO di Netflix, Greg Peters e Ted Sarandos, i quali, nelle dichiarazioni pubbliche successive all’acquisizione, hanno continuato a focalizzarsi quasi esclusivamente su cinema e televisione. Se Netflix riuscirà a sfruttare a dovere questo pacchetto, ad esempio commissionando un sequel molto atteso dei giochi de La Terra di Mezzo o nuovi titoli con Batman come protagonista, avrebbe tutte le carte in regola per rilanciare in modo esplosivo anche la sua divisione gaming. Non ci resta che sperare che le potenzialità di questi studi non vengano sprecate.
