L’anime di One Piece è entrato in una fase cruciale con la saga finale, eppure si trova di fronte a un problema storico che rischia di pesare sul ritmo della narrazione: il manga e l’anime stanno correndo troppo vicini. Con Egghead quasi concluso e l’attesissimo arco di Elbaf ormai alle porte, la domanda è inevitabile: Toei dovrebbe introdurre un nuovo filler arc per evitare di bruciare le tappe? La risposta sembra un sì convinto, e i motivi sono molteplici.
Il problema del passo lento e delle pause ricorrenti
Chi segue l’anime sa bene che da anni la regola è una: un capitolo = un episodio. Un ritmo lento che, se da un lato permette di dilatare le scene e dare respiro ai momenti più iconici, dall’altro finisce per far arrancare la serie. A questo si aggiunge la recente abitudine di inserire episodi recap, con Chopper a raccontare eventi già visti. Un contentino che non soddisfa nessuno e che rischia solo di spezzare la tensione in un momento della storia in cui ogni rivelazione pesa come un macigno.
Se pensiamo agli anime moderni, quasi tutti adottano un formato stagionale: tre o quattro capitoli per episodio, stagioni più compatte, pause programmate. One Piece, invece, rimane legato al modello anni ’90, quello delle serie infinite che andavano avanti settimana dopo settimana. Solo che oggi il pubblico è cambiato, e la concorrenza pure.

Perché un filler sarebbe la soluzione?
La storia ci ha già mostrato quanto un filler ben fatto possa arricchire il mondo di One Piece. Basti citare G-8, uno degli archi originali più amati, capace di integrare nuove dinamiche senza snaturare i personaggi. Oppure Warship Island, capace di offrire una pausa “leggera” tra saghe ad alta intensità.
Un filler inserito tra Egghead ed Elbaf permetterebbe non solo di guadagnare tempo per il manga, ma anche di mantenere alta l’attenzione con contenuti freschi e coerenti. Invece di vedere l’ennesimo recap, gli spettatori potrebbero scoprire nuovi dettagli sul mondo, vivere avventure inedite o approfondire personaggi lasciati troppo a margine.
Le cover story come tesoro nascosto

Una delle mosse più intelligenti che Toei potrebbe fare è adattare le cover story. Spesso trascurate dal pubblico dell’anime, sono veri e propri mini-archi scritti da Oda che raccontano vicende parallele: il ritorno di Enel sulla Luna, la sopravvivenza di Bon Clay a Impel Down, l’ascesa di Buggy dopo Marineford, e molte altre.
Portare sullo schermo queste storie avrebbe due effetti immediati:
- darebbe ai fan materiale ufficiale, canonico e finora ignorato dall’anime;
- alleggerirebbe la tensione narrativa, preparando il terreno per Elbaf senza forzare recap noiosi.
Perché serve tempo prima di Elbaf?

Elbaf, come leggiamo anche su Comic Book, non è un arco qualunque: è il cuore della mitologia di One Piece, annunciato più di vent’anni fa e legato direttamente al mistero del Secolo Vuoto, alla figura di Joy Boy e al ruolo dei Giganti. Ogni capitolo pubblicato finora è un concentrato di rivelazioni e combattimenti. Introdurlo in anime con lo stesso ritmo attuale, intervallato da break e recap, significherebbe diluire un momento atteso per due decenni.
Un filler ben costruito, al contrario, permetterebbe di prendere fiato, dare spazio a side character dimenticati e regalare ai fan contenuti inediti. Insomma, un cuscinetto narrativo che prepara il terreno senza sacrificare l’hype.