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Le 10 migliori serie di anime slice of life: storie di vita quotidiana

A volte mettersi a vedere serie anime può diventare quasi un “compito” piuttosto che un momento per passare il tempo. Ci sono delle opere che mostrano uno storytelling così complesso, delle vicissitudini così intricate e dei personaggi così enigmatici e particolari che a volte bisogna concentrarsi in modo impressionante per venire a capo di ciò che sta accadendo.

Così si potrebbe finire con il perdere il filo di ogni cosa e non godersi appieno ciò che viene narrato, cosa che fa perdere qualunque senso del vedere un anime sin dal principio. Il genere Slice of Life allora arriva a dare un grande aiuto: letteralmente tradotto in “fetta di vita”, questo tipo di serie è strutturata solitamente con episodi aventi ognuno una storia “a sé stante”.

Essa in realtà può benissimo connettersi a una trama “generale” o a un filo narrativo comune, ma le vicende narrate essenzialmente rappresentano in modo più o meno realistico la vita quotidiana, mostrando le relazioni e ed esperienze di personaggi comuni. Ma poiché è difficile comprendere quali sono quelli più validi vista l’enorme mole esistente, ecco una lista dei migliori “slice of life” da cui poter partire.

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Non Non Biyori

Se avete vissuto tanto tempo in città, specialmente in metropoli confusionarie e soffocanti, potreste aver almeno una volta desiderato sperimentare la vita di campagna. Chissà come sarebbero state diverse le cose, se foste nati in un qualche paesino dalla popolazione di poco più di qualche migliaio di anime; le persone con cui avreste legato, i pomeriggi sempre in giro per la campagna che avreste passato.

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Non Non Biyori serve a sperimentare proprio questo: l’infanzia tanto agognata che magari non si ha avuto occasione di vivere. E se invece venite con un background “campagnolo”, questa serie potrà portarvi alla memoria dei momenti fantastici che avete vissuto da piccoli. Ambientata nel Giappone rurale, la storia si accentra su un gruppo di ragazzine di età più o meno diverse, ma accomunate dal fatto di essere le uniche studentesse della scuola elementare/media locale.

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La storia racconta delle giornate passate in tutta tranquillità e dei piccoli “eventi” vissuti. Grazie alla natura allegra ed innocente di tutte le compagne la nuova compagna giunta da Tokyo, Hotaru, si ambienterà immediatamente all’interno del gruppo, con il quale affronterà ogni giorno quelle che sembrano ordinarie attività ma che diventano delle divertenti avventure, come andare al negozio di caramelle, raccogliere erbe o piantare il riso. Esse inevitabilmente finiranno con il presentarci situazioni estremamente comiche.

Flying Witch

Rimanendo nelle tematiche delle ambientazioni “rurali”, parliamo adesso di Flying Witch. Quest’anime ci porta a vedere l’arrivo di una strega (nel vero senso del termine) in un paesino di campagna giapponese, e permette di vedere la vita della protagonista Makoto e delle altre streghe che abitano nella zona da un punto di vista più “realistico”. Le streghe in questo mondo si nascondono nella società, ma ciò non ci porterà di certo a vedere eventuali conflitti o scandali emergere nel caso venga rivelata la loro identità, anzi.

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La narrativa di Flying Witch è tranquilla e spensierata, e ci mostra in che modo un’aspirante strega cerca di lanciarsi nella società per completare i propri studi di magia. Trasferitasi nella casa dei suoi cugini (ovviamente portando con sé anche il suo gatto famiglio) Makoto si troverà anche ad insegnare diverse cose della vita da strega alla cuginetta più piccola, Chinatsu, estremamente curiosa delle peculiari attività, gingilli e conoscenze che circondano il suo “lavoro”.

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Al contempo, anche Makoto imparerà cose inedite per lei e che riguardano la vita in un paese di campagna, come la crescita di vegetali e di erbe, o le abitudini tipiche di una normale famiglia giapponese. Inoltre, ci sarà modo anche d’incontrare diversi personaggi provenienti dal mondo della magia, ognuno con le proprie bizzarre caratteristiche.

K-On

K-On è l’opera che ogni novizio degli anime Slice of Life, Iyashikei, Cute Girls Doing Cute Things dovrebbe vedere almeno una volta, per poi guardarlo e riguardarlo in modo religioso ogni anno. Questo anime adattato da Kyoto Animation nei suoi periodi di ascesa nel mondo dell’animazione è stato e rimane uno degli Slice of Life capostipiti del genere.

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La storia è piuttosto semplice: una ragazza appena entrata al liceo, Yui, non è né troppo sveglia né capace in molte cose; tuttavia il suo carattere particolare, che la porta a farsi prendere e trascinare in men che non si dica, ben presto la conduce a fare ciò che lei non avrebbe mai immaginato, ovvero entrare in una band.

La band in questione in realtà nasce dopo che la ragazza si unisce al club di “musica leggera”, dove incontra altri tre membri: Mio, Ritsu e Mugi. Ma per quanto questo anime sembrerebbe essere incentrato sulla musica come tema che muove la storia, fareste meglio a non farvi ingannare perché qui il ruolo della musica è solo quello di dare un “pretesto” o “ambientazione”, per impostare il “mood”.

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K-On riguarda più l’interazione tra i personaggi, le esilaranti conversazioni che intrattengono tra di loro, e le espressioni particolarmente carine che Kyoto Animation con gli anni ha imparato a padroneggiare. Detto ciò, questo non significa che non ci siano momenti commoventi o leggermente “cupi” (seppur rari): il conflitto può sopraggiungere anche qui, ma alla fine è proprio quando superano un qualche momento di crisi che ottengono un’ispirazione tale da comporre una canzone, facendo così tornare la musica come tema principale.

Yuru Camp

Le serie Slice of Life possono anche fare da fonte d’ispirazione per chi le guarda. I giapponesi tendono a non avere molto tempo a disposizione una volta diventati dei membri effettivi della società, ma quando ne hanno vorrebbero passare il tempo in modo diverso dallo stare fermi a casa. E quale modo migliore ci potrebbe essere allora se non passarlo fermi IN CAMPEGGIO?

Laid-Back Camp

Il fiore all’occhiello di Yuru Camp (oltre alla colonna sonora eccezionale e al modo delizioso in cui viene mostrato il cibo, che ti fa venir voglia di provare piatti mai visti prima) sono senza dubbio i personaggi, ognuno con delle peculiarità particolari che incuriosiscono gli spettatori. In sostanza, questo anime ci porta nei panni di due ragazze liceali, Nadeshiko e Rin, e il loro gruppo di amiche, le quali amano andare in campeggio in giro per il Giappone.

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Rin ama il campeggio sin da piccola, ha una grande esperienza e per questo campeggia esclusivamente da sola muovendosi con il suo piccolo scooter per laghi, colline, boschi e monti. Nadeshiko invece è una tipa più eccentrica, estroversa, una sorta di polo opposto; ciononostante, le due dopo non troppo tempo finiranno con il diventare le protagoniste indiscusse anche per via delle interazioni tra loro che fanno letteralmente spanciare dal ridere.

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Le località che vengono mostrate nella serie sono realmente esistenti, e l’anime fornisce numerosi spunti interessanti per chi magari vorrebbe viaggiare in questi luoghi. Yuru Camp consiglia in che modo soggiornare, dove farlo, cosa fare, come attrezzarsi e così via; insomma, sarebbe una guida al camping versione anime, ma con un lato più intrattenente di quanto si possa pensare e che viene apprezzato anche da chi non è interessato minimamente al campeggio.

Working e New Game

A volte pensare al lavoro mentre si guardano anime è l’ultima cosa che si vorrebbe fare; eppure, quando si tratta di Slice of Life non si può fare a meno di aspettarsi qualcosa di particolarmente intrattenente. Considerando come questo genere si basi su situazioni “realistiche” della vita quotidiana, vedere in che modo certe cose vengono gestite in un anime potrebbe essere un’ottima valvola di sfogo o di riflessione, chissà.

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Consiglieremo insieme Working e New Game: il primo perché parla di un posto di lavoro che coinvolge il rapporto con il pubblico e uno stretto “team work” con i colleghi, il secondo perché mostra le difficoltà e le peripezie di chi si trova ad ottenere un lavoro d’ufficio, con tutti gli usi e costumi di un’azienda del settore tecnologico.

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New Game ha come protagonista Aoba Suzukaze, una neo-assunta modellatrice 3D appena entrata in una compagnia di sviluppo di videogiochi. Con gli occhi di questa giovane adulta, la quale sogna da tempo di contribuire allo sviluppo di uno dei suoi giochi preferiti, potremo osservare lo stile di vita di un team di sviluppo, a cominciare dalla lead designer che passa le nottate a dormire in ufficio arrivando alla stramba presidentessa della compagnia.

New Game ci porta ad osservare alcuni degli aspetti realistici della vita in un’azienda di sviluppo di videogiochi, aggiungendo ad essi anche situazioni volte al semplice divertimento, senza però deviare mai troppo nella demenzialità. L’opera in un certo senso istruisce molto anche sui rapporti di lavoro che intercorrono in questi contesti, e sul modo in cui il nostro sogno nell’ambiente lavorativo potrebbe evolversi.

Per quanto riguarda Working, esso ci affaccia invece al lavoro di ristorazione, settore che consuma sia mentalmente che fisicamente nella vita reale. Anche nella serie animata ce ne viene mostrato in modo ampio, e però al contempo vediamo fino a che punto i dipendenti del locale sembrerebbero essere capaci di arrivare, complottando vendette verso i clienti, trovandosi a gestire situazioni senza abbastanza personale e assumendo “la qualunque”.

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E così ci ritroviamo a vedere diversi personaggi uno più assurdo dell’altro, tra delinquenti dal passato oscuro, spioni pronti ad avere materiale per ricattare i colleghi, “cocchi del manager” e cameriere ingenue con qualche sprazzo di spigliatezza. Insomma, una situazione facile in cui immedesimarsi, specie se avete lavorato o state lavorando in un ristorante: in quel caso, Working potrebbe essere la nuova droga di cui non potrete fare a meno.

Aria

Questa potrebbe essere un’opera un po’ complicata da recuperare per diverse ragioni, a cominciare dalla reperibilità in Italia e per la lunghezza che possiede (cinque stagioni più film ed OVA). Tuttavia, si tratta di un altro dei capostipiti del genere Slice of Life, e di un anime che eccelle nell’accompagnare gli spettatori in una storia intrattenente e al contempo tranquilla, rilassante, perfetta per passare venti minuti spensierati la sera prima di andare a dormire.

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aria parla della giovane Akari, giunta nel pianeta “Aqua” con il desiderio di diventare una gondoliera (“Undine”) a Neo-Venezia. La serie è ambientata nel 24esimo secolo su un Marte terraformato, dove un anno dura il doppio rispetto alla Terra; dovendo passare 2 anni (terrestri) nella città, la ragazza si troverà costretta a rimanere diverso tempo nella romantica città marziana.

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In questa ambientazione così particolare e curiosa, vedremo quindi le varie vicende che coinvolgeranno lei e le sue colleghe “aspiranti gondoliere”, imparando al contempo la storia del mondo in cui si trovano a vivere. Non ci sarà nulla di troppo sconcertante o capace di rigirare il cervello; si tratta di uno Slice of Life duro e puro, che vi farà sentire come dei turisti che conoscono pian piano una meta del tutto sconosciuta, creando ricordi indimenticabili nel proprio viaggio.

Girls Last Tour

Chi ha detto che gli Slice of Life devono essere per forza ambientati in un mondo vibrante, pieno di colori caldi e vividi? Si può benissimo scegliere di creare una storia che narri di vicende semi-realistiche e di vita quotidiana, ma in uno scenario “post apocalittico”. O almeno, questo è ciò che Girls Last Tour (Shoujo Shuumatsu Ryokou) ci può insegnare.

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Nato dal manga di Tsukumizu, quest’opera ci porta a visitare un mondo apparentemente coinvolto in una qualche tipologia di apocalisse assieme a due ragazzine, Yuu e e Chi. Del mondo precedente ormai sono rimasti solo gli scheletri dei palazzi ed alcuni rimasugli di armi, robot perlopiù fuori uso, alcuni beni di prima necessità e difficilmente qualcosa di vivente.

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Chi e Yuu si muovono nella città con il loro kettengrad, una sorta di cingolato finlandese adibito al trasporto di persone, e il suo rumore insieme alle loro risate e conversazioni sciocche sono l’unica cosa che risuona tra le strade vuote. Il cervello, Chi, e il muscolo, Yuu, girovagano parlando del più e del meno mentre esplorano un mondo decaduto: nonostante l’opera si concentri solo su di loro e il loro viaggio con il kettenkrad, ogni episodio ci offre qualcosa di nuovo, mentre le ragazze continuano verso il loro obiettivo di raggiungere il punto più alto della città.

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L’atmosfera generata dalla musica e dall’ambientazione, e il contrasto tra essa e le personalità “innocenti” delle due ragazze rende Girls’ Last Tour un anime particolare nel suo genere: vivere un’apocalisse dovrebbe rendere ansiosi e allarmati per il proprio futuro, e per questo Girls’ Last Tour TEORICAMENTE non potrebbe funzionare come un anime Slice of Life, che punti a rilassare gli spettatori. Eppure, sarete più che lieti di poter vedere questa serie, episodio dopo episodio, accompagnati dalle due simpatiche viaggiatrici.

Kino No Tabi

Mantenendoci nelle tematiche degli anime dai tratti “nostalgici”, Kino no Tabi (detto anche Kino’s Journey) è un’opera che non potremmo in alcun modo evitare di consigliare. In Giappone la light novel è diventata un classico degli Slice of Life, ma anche l’anime originale (quello del 2003) mantiene un posto di rilievo.

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L’opera ci racconta di Kino, protagonista che insieme alla sua motocicletta parlante Hermes gira per il mondo visitando ogni giorno un paese diverso seguendo delle regole precise: fermarsi al massimo una notte, per poi tornare a viaggiare ancora, ed evitando di farsi coinvolgere in eventuali problemi dati dalle usanze di un certo paese, o dalla sua società.

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Come prevedibile, alla fine per qualche motivo ci sarà sempre un evento che porterà a dover violare queste regole. A differenza dei titoli precedentemente citati, le storie presenti in questa serie non esitano in alcun modo a mostrarci dei risvolti piuttosto amari e tragici; ciononostante, Kino comunque sia continua il suo viaggio seguendo una frase che per tutta l’opera rimane il punto cardine della narrazione: “il mondo non è bello. E per questo, lo è”.

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Sora no Woto

Concludiamo questa lista con Sora no Woto, ovvero “il suono del cielo”, altra serie che come le due precedenti si mostra in un mondo reale “alternativo”, e in quest’opera il mondo è stato sconvolto da una grande guerra terminata un anno prima.

La protagonista è una giovane recluta di nome Kanata Sorami che si arruola nell’esercito nella speranza di diventare trombettiere. Kanata viene assegnata alla fortezza “Custode del tempo” di Seize dove incontrerà Rio Kazumiya che diventerà la sua insegnante di musica.

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Questo in generale è il tema dietro cui ruota la storia di Sora no Woto, ma nel corso di essa assisteremo a molte altre vicende diverse. Il fascino di Sora no Woto deriva in gran parte dall’ambientazione scelta. Seize è una città con un nome tedesco, che però è stata ispirata ad un paese del sud della Spagna, Cuenca.

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Ciò che ci troveremo a vedere in questa storia saranno “ragazze giapponesi che indossano uniformi tedesche mentre esplorano una scuola di musica giapponese in una città spagnola piena di francesi che celebrano il Nuovo Anno Cinese in Svizzera, sparando a delle civette sud-africane con dei fucili tedeschi pilotando dei futuristici tank giganti robotici con dei cannoni da 500 millimetri che si muovono su numerose gambe e capaci di parlare e cantare Amazing Grace“. Questa è la descrizione più rapida che si può avere da chi ha visto l’anime, e non inserisce neanche le parti migliori.

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Sora no Woto possiede un worldbuilding pazzesco, che fa venir voglia di desiderare di poter vivere in prima persona la vita nella città di Seize. Gli insegnamenti principali che ci fornisce riguardano la scelta di passare ad una vita militare per il proprio paese, contrapposta a quella di voler perseguire il proprio sogno come ha fatto Kanata. La scelta degli autori di rendere quest’anime uno Slice of Life ci ha consentito di consigliarvi questa serie, anche se una volta che l’avrete vista vi renderete conto di quanto ciò potrebbe aver messo in discussione il potenziale che avrebbe avuto se fosse stato “qualcosa di più”.

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Marina Flocco

Marina Flocco

Fruitrice seriale di videogiochi, anime, manga, tutto ciò che è traducibile dal giapponese.

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