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La casa tra le onde

La casa tra le onde, la recensione del nuovo film dello studio Colorido su Netflix

Venerdì scorso ha fatto il suo debutto su Netflix La casa tra le onde (conosciuto anche come Drifting Home in inglese o Ame wo Tsugeru Hyoryuu Danchi in originale), il nuovo film di studio Colorido diretto da Hiroyasu Ishida (regista di Penguin Highway), che la piattaforma aveva annunciato l’anno scorso al TUDUM.

Amici, dramma famigliare e una strana estate alla deriva

La casa tra le onde racconta la storia di Kosuke Kumagaya e Natsume Tonai, due amici d’infanzia che da piccoli hanno vissuto per un periodo nella stessa casa, ma il cui rapporto è in una fase complicata. I due infatti sembrano evitarsi a vicenda a seguito della morte del nonno di Kosuke, Yasuji.

Un giorno delle vacanze estive, Kosuke viene trascinato dagli amici Taishi e Yuzuru nel suo vecchio condominio, che sta per essere demolito, per cercare il rumoreggiato fantasma che lo infesta. Qui i ragazzi non trovano un fantasma, ma bensì Natsume, nascosta lì per fare campeggio. A seguirli ci sono anche altre due loro compagne di classe, Reina e Juri.

Dopo un ennesimo litigio tra i due, scatenato dal fatto che Natsume abbia con sé la macchina fotografica di Yasuji, scoppia di punto in bianco una fortissima pioggia e i ragazzini si ritrovano misteriosamente a navigare per mare a bordo del condominio disabitato.

Il film si presenta come una storia drammatica incentrata sui personaggi con elementi fantasy misti a una storia di sopravvivenza. I ragazzini si ritrovano a dover sopravvivere in mare, e da questo punto di vista il film ci fa vedere alcune scene che li vedono adoperarsi attivamente per tornare a casa e sopravvivere, non solo per quanto riguarda la ricerca di cibo ma anche in alcuni momenti dove le situazioni in mare sembrano precipitare.

Il rapporto fra i personaggi rimane il fulcro principale del film, soprattutto quello tra Kosuke e Natsume, i due veri e propri protagonisti. Il primo vorrebbe riavvicinarsi all’amica d’infanzia, ma non se la sente e si comporta in modo duro e scontroso, mentre Natsume ci viene presentata come una ragazzina triste e incapace di lasciare andare il passato (sia per quanto riguarda i momenti tristi che quelli felici). Per tutta la storia li vediamo riavvicinarsi, e impariamo anche cosa li ha effettivamente divisi e i loro sentimenti inespressi.

Il film si concentra molto su Kosuke e Natsume, ma lascia poco spazio a tutti gli altri personaggi secondari. Non che a tutti manchi uno sviluppo: il misterioso Noppo (di cui ho apprezzato l’alone misterioso e bonario) che si rivela poi molto importante per la trama, e Reina è l’unica degli amici e compagni di classe dei due che cresce un minimo nel corso della pellicola (nonostante rimanga comunque abbastanza antipatica per quasi tutta la visione), anche se forse il suo sviluppo diventa evidente solamente nell’atto finale. Taishi, Yuzuru e Juri sono quelli che soffrono di più l’avvenimento, anche se Juri si salva grazie al suo essere importante per il character arc di Reina. Gli altri due, nonostante danno i loro contributi alla storia, rimangono molto marginali e non sembrano altro che delle macchiette.

Il grande mare non viene spiegato completamente, ma durante la visione si riesce a capire che esso rappresenta una sorte di capolinea per ciò non c’è più o che sta per finire (in questo caso il condominio e i ricordi legati ad esso), cosa che viene sottolineata più volte anche dall’apparizione di altri edifici alla deriva, che sono tutti edifici demoliti che i protagonisti visitavano da piccoli. Gli elementi fantasy poi risultano d’impatto anche grazie alla loro messa in scena, soprattutto nella prima sequenza dove viene mostrato un qualcosa di minaccioso nell’acqua.

In generale il lato visivo è uno degli aspetti migliori del film, e a memoria mi è sembrato si mantenesse in linea con gli altri prodotti che Colorido ci ha portato negli anni. Ho apprezzato inoltre il character design di Akihiro Negae.

Il doppiaggio

Essendo un prodotto arrivato su Netflix, il film presenta anche il doppiaggio italiano, diretto da Daniele Raffaeli. Il doppiaggio non è male: Tito Marteddu e Chiara Fabiano offrono dei convincenti Kosuke e Natsume, mentre Luca Tesei, Beatrice Maruffa e Agnese Marteddu mi sono sembrati ottimi su Noppo, Reina e Juri, visto che sono riusciti a far trasparire bene le loro personalità. Mattia Fabiano e Giulio Bartolomei li ho trovati buoni su Taishi e Yuzuru.

L’unica criticità che trovo al doppiaggio è a livello di adattamento e pronuncia, soprattutto per il nome di Reina, che mi è sembrato venire pronunciato Leina in più di una scena.

In conclusione

La casa tra le onde è un buon film coming of age che fonde bene dei suggestivi elementi fantastici con quelli drammatici. Peccato non tutti i personaggi siano sviluppati allo stesso modo, e che alcuni temi vengano forse introdotti un po’ troppo tardi nella narrazione.

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Yoel Carlos Schincaglia

Yoel Carlos Schincaglia

Nato il 14 febbraio 1997. Mi piacciono molto gli anime e credo nella canzone che ho nel cuore.

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