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Soulstice, la recensione: il ritorno dell’action old school

In principio furono Devil May Cry e God of War. Due titoli capaci di inventare un genere, capaci di trasporre in videogioco il più bieco e divertente cinema action; titoli che puntavano tutto, o quasi, sulla spettacolarità e sulla frenesia di un gameplay che allo stesso tempo risultava essere profondo, stratificato e caciarone.

Tante furono le giornate che il sottoscritto e tanti altri passarono immersi in quei videogiochi fatti di azione frenetica, di telecamere fisse, di tamarrate capaci di conquistare anche il più serioso tra i gamer, che non poteva non restare ammaliato dal divertimento che quei titoli così semplici ma allo stesso tempo così belli riuscivano a regalare, senza mai far accusare la ripetitività insita nella loro struttura.

Grazie al successo di questo “nuovo” genere, gli “stylish” action cominciarono a proliferare sempre più, con risultati tuttavia altalenanti; pensiamo al controverso Dante’s Inferno, o all’ottimo Bayonetta, il cui sequel non riuscì tuttavia a tenere testa all’originale. Con il passare del tempo tuttavia, la struttura ludica che stava alla base di questi titoli iniziò ad invecchiare, perdendo un po’ di appeal tra il pubblico; ciò portò numerose software house ad abbandonare quel tipo di gameplay per abbracciarne uno simile, ma che in qualche modo potesse essere più al passo coi tempi. Pensiamo a Devil May Cry V, naturale evoluzione del brand capace di rinnovarsi senza snaturarsi, o al “nuovo” God of War, che ha invece totalmente abbandonato la sua vecchia natura per abbracciarne una più “cinematografica”.

Ecco la nostra recensione di Soulstice!

Tuttavia, nonostante l’apparente declino del genere come lo conoscevamo, ci sono dei videogiocatori che bramano un ritorno degli stylish action come originariamente concepiti; videogiocatori che potrebbero vedere i loro desideri realizzarsi grazie a Soulstice, nuovo titolo dei Reply Game Studios, software house nostrana che dopo alcuni alti e bassi vuole tentare di affermarsi con questa nuova ed interessantissima produzione, capace di attrarre sin da subito l’occhio grazie a delle atmosfere dark fantasy particolarmente ispirate dal punto di vista artistico.

Abbiamo avuto la fortuna di poter provare Soulstice in anteprima, e, dopo aver passato svariate ore in compagnia di Briar e Lute, siamo finalmente pronti a raccontarvi cosa pensiamo di questo progetto; un progetto rischioso e forse non destinato all’utenza più casual, ma capace di soddisfare il palato di chi cerca un action old school capace di regalare ore ed ore di azione sfrenata.

Le Chimere, l’Ordine ed un mondo da scoprire

Dal punto di vista narrativo Soulstice vive di una strana e particolare dualità, capace di rendere il titolo un prodotto sicuramente interessante ma che allo stesso tempo difetta di quel quid capace di tenere il giocatore incollato allo schermo. Ambientato in un mondo a tinte dark fantasy che prende ispirazione da una serie innumerevole di opere – su tutte Berserk del compianto Kentaro Miura – Soulstice segue le vicende di Briar e Lute, due sorelle che dopo una serie di eventi sono state trasformate in una Chimera; le Chimere, nel mondo ideato dagli sviluppatori, non sono altro che dei potentissimi guerrieri nati dalla fusione di due anime e utili a proteggere il “Velo“, una sorta di entità mistica che tiene in equilibrio il regno di Keidas, dagli attacchi degli Spettri, delle entità malevole che già in passato hanno tentato, senza successo, di distruggere l’umanità.

Soulstice

Le due protagoniste, divenute un tutt’uno dopo il sacrificio della piccola Lute, divenuta uno Spirito che alberga nel corpo della sorella, vengono inviate dal misterioso Ordine a cui appartengono a liberare una città invasa dagli Spettri, che dopo anni stanno misteriosamente riuscendo a creare delle brecce all’interno del Velo. Ma non è tutto, poiché gli Spettri, per quanto forti, sembrano essere mossi da qualcuno di ben più importante, che è stato capace addirittura di far fuori le altre due Chimere inviate dall’Ordine a protezione della razza umana.

Tuttavia, con l’avanzare della trama, Briar e Lute, egregiamente doppiate da Stefanie Joosten, la Quiet di Metal Gear Solid V, scopriranno che l’Ordine ha in serbo per loro un qualcosa di più grande rispetto alla missione originariamente affidata alle due sorelle; tale dinamica, portata avanti in maniera più che sufficiente, rappresenta uno dei cardini dell’impianto narrativo ideato dagli sviluppatori, che cammina parallelamente a quello dello sviluppo del rapporto tra Briar e Lute e soprattutto nella repressione dei demoni che infestano Briar dopo la sua trasformazione in Chimera.

La narrazione dunque scorre veloce e senza particolari sussulti, e in alcuni frangenti ci è sembrata anche particolarmente diluita e poco ritmata; tuttavia, i misteri che circondano le due sorelle, l’Ordine ed il regno di Keidas sapranno come intrattenere il giocatore, dando allo stesso più di una semplice scusa per menare fendenti a destra e a manca. Anche la caratterizzazione dei personaggi vive di alti e bassi, e in alcuni casi ci è sembrata leggermente stereotipata; tuttavia, dati anche i valori produttivi impiegati e il genere di appartenenza, il comparto narrativo di Soulstice si difende abbastanza bene. È chiaro, non siamo davanti ad un capolavoro di scrittura, ma neanche ad una trama scialba e priva di qualsivoglia ispirazione.

A conquistarci, invece, è stato il world building, che a nostro parere è stato davvero ottimo. Per quanto leggermente confusionaria, la mitologia che sta alla base di Soulstice è un coacervo di idee, talvolta banali talvolta meno, che tuttavia è capace di conquistare tutti gli amanti del fantasy. L’Ordine, il Velo, le Divinità, gli Spettri e le Chimere rappresentano delle ottime idee, che sono capaci di dar vita ad un mondo estremamente ben costruito e capace di trascinare il giocatore nelle sue crepe più oscure, sorprendendolo di volta in volta con nuovi dettagli e tante curiosità da soddisfare.

Nonostante dunque una trama che scivola via senza clamorosi sussulti, il comparto narrativo di Soulstice è da promuovere; la mancata brillantezza e la leggera stereotipizzazione dei personaggi viene infatti sopraffatta da un world building di ottima fattura e da una particolare attenzione ai dettagli; non siamo davanti ad una sceneggiatura da Oscar, sia chiaro, ma neanche ad un pretesto utile a farci strada tra le orde di Spettri che ci si pareranno davanti.

Approccio classico ma divertente

Dal punto di vista del gameplay invece, i ragazzi di Reply Games Studio hanno optato per un approccio piuttosto classico al genere action. Soulstice infatti non è altro che un lungo susseguirsi di combattimenti contro orde di nemici di ogni tipo, intervallate da brevi sessioni di esplorazione utili a recuperare collezionabili capaci di aumentare la salute di Briar e le abilità di entrambe le protagoniste.

Come anticipato anche nel titolo e nell’introduzione, l’idea della software house milanese è quella di un ritorno al passato; la telecamera infatti non è posta alle spalle delle nostre potenti eroine ma è fissa. Tale scelta, per quanto apprezzabile, si è rivelata un problema nei combattimenti più concitati; ci siamo spesso ritrovati infatti a perdere il controllo dell’azione ed a perdere di vista i nemici proprio a causa di una gestione non propriamente eccellente della visuale, che sarebbe stato meglio correggere prima del lancio.

I combattimenti sono molto spettacolarizzati e ritmati, grazie anche alle varie armi secondarie di Briar e all’utilizzo di tutte le abilità di Lute; la Chimera infatti ha a sua disposizione più di quelli che potremmo definire attacchi leggeri e pesanti in quanto, oltre alla sua fida spada, le armi secondarie hanno un ruolo più strategico e meno volto ad infliggere quanti più danni possibili. Ognuna delle armi che troveremo nel corso dell’avventura infatti sarà equipaggiabile mediante la pressione di uno dei tasti del D-Pad e sarà più o meno utile a seconda del nemico che si parerà davanti alle due sorelle; il maestoso maglio con cui si inizia il gioco sarà utile a sventrare quante più creature possibili mentre, ad esempio, i guanti metallici saranno molto utili a rompere le armature in dotazione di alcune delle mostruosità presenti nel regno di Keidas, ma infliggeranno meno danni degli attacchi base.

Per quanto riguarda poi i poteri di Lute, questi sono stati ben inseriti all’interno del gameplay ma, in alcuni casi, generano una leggera confusione al giocatore, che si ritroverà a gestire una serie innumerevole di situazioni in frazioni di secondo. La sorella di Briar infatti bersaglia automaticamente gli avversari grazie ai suoi poteri, ed è inoltre capace di parryare gli attacchi nemici con il giusto timing; tale meccanica sarà utilissima negli scontri più complicati e duri, e se compiuta al momento giusto bloccherà gli attacchi fisici e rispedirà al nemico i proiettili. Inoltre Lute potrà attivare due “campi di forza” senza i quali non sarà possibile attaccare determinati tipi di nemici; tuttavia l’utilizzo prolungato di tale abilità drenerà la forza spirituale della giovane, che dopo un certo quantitativo di tempo resterà inerme e quindi impossibilitata nel parare gli attacchi rivolti a Briar.

Combattere con coscienza ed abilità sarà fondamentale anche per rafforzare il legame tra le due sorelle; legame che, se portato al massimo permetterà di sferrare un devastante attacco utile a distruggere gran parte dei nemici presenti a schermo. Tutte queste feature, per quanto ben implementate all’interno del gameplay, risultano essere particolarmente ostiche da padroneggiare, a causa anche di una mappatura dei controlli non propriamente eccelsa. Tuttavia, nonostante l’eccessiva confusione, il combat system di Soulstice ci è risultato comunque ben strutturato e particolarmente tecnico e profondo; peccato solo per la telecamera, che spesso rovina l’esperienza e che, unita alla miriade di situazioni da tenere sott’occhio, risulta essere davvero una mancanza non da poco.

Soulstice

La stratificazione del gameplay viene esaltata dall’albero delle abilità di Briar e Lute; raccogliendo le sfere rosse e blu disseminate nel mondo di gioco infatti, sarà possibile sbloccare nuove combo per la Chimera e numerosi nuovi poteri e buff per la piccola Lute, che saranno particolarmente utili in battaglia soprattutto nei momenti più ostici. Questa mini componente ruolistica non fa altro che aumentare la qualità di un gameplay già di per sé molto valido, che presenta tuttavia qualche mancanza capace di rendere l’esperienza meno godibile di quella che è.

In sostanza dunque Soulstice è un action vecchio stile che, nonostante delle mancanze ed una certa linearità di fondo, intervallata solo dai buonissimi scontri contro i boss, saprà comunque come conquistare i giocatori alla ricerca di un vero e proprio ritorno al passato; non siamo davanti ad un Devil May Cry per pulizia di combo e di tecniche di combattimento, sia chiaro, ma i ragazzi di Reply hanno comunque saputo metter su un impianto ludico di buonissima fattura, che, tuttavia, e lo ribadiamo, presenta qualche mancanza di cui si poteva fare tranquillamente a meno.

Tecnica deludente

Il lato tecnico è un po’ il lato dolente di Soulstice. Il titolo infatti, nonostante sia disponibile solo su PC e console di nuova generazione, non risulta essere all’altezza degli standard odierni, sfruttando male la potenza degli hardware su cui gira. Durante la nostra prova, effettuata su PS5, abbiamo notato come in modalità Prestazioni il gioco, nonostante i 60 FPS anche nelle situazioni più concitate, abbia una qualità dell’immagine parecchio al di sotto della media. La situazione migliora leggermente con la modalità Qualità, ma il gioco non vale assolutamente la candela in quanto il frame rate calerà sensibilmente. Un vero peccato, poiché artisticamente invece Soulstice è veramente validissimo; l’immaginario creato dai ragazzi di Reply, esclusi alcuni nemici un po’ banali nell’estetica, è un compendio del dark fantasy che ben conosciamo. Gli scorci che il gioco ci presenta sono davvero ispiratissimi, nonostante le ambientazioni sembrino un po’ troppo simili tra loro; peccato che il colpo d’occhio non sia dei migliori in quanto le idee del team di sviluppo avrebbero meritato ben altra realizzazione.

Soulstice

In conclusione…

Soulstice è un titolo che tutti gli amanti degli action old school dovrebbero provare. Il mondo creato da Reply Game Studios è estremamente ben fatto, così come ben costruito è il gameplay, che diverte e non annoia praticamente mai, a patto di scendere a compromessi con una ripetitività di fondo insita nel genere di appartenenza più che nel titolo in sé. Peccato per una telecamera abbastanza fastidiosa e per una realizzazione tecnica tutt’altro che sconvolgente; con i giusti accorgimenti infatti, questa produzione avrebbe potuto dire la sua molto di più di quanto non sia già capace di fare.

Soulstice, il nostro voto

VOTO - 7.8

7.8

Soulstice è un titolo che tutti gli amanti degli action old school dovrebbero provare. Il mondo creato da Reply Game Studios è estremamente ben fatto, così come ben costruito è il gameplay, che diverte e non annoia praticamente mai, a patto di scendere a compromessi con una ripetitività di fondo insita nel genere di appartenenza più che nel titolo in sé. Peccato per una telecamera abbastanza fastidiosa e per una realizzazione tecnica tutt'altro che sconvolgente

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Carlo D'Alise

Carlo D'Alise

Videogiocatore dagli indimenticabili tempi dello SNES. Praticante avvocato nel tempo libero, appassionato in particolare di Action, Soulslike ed RPG, ma in generale del videogioco in (quasi) tutte le sue declinazioni. Sono ad un panino dall'obesità.

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