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L’industria degli anime sempre meno in salute: conti in rosso per quasi la metà degli studi

Il settore degli anime in questi anni ha continuato a crescere a dismisura: ci sono centinaia di nuove serie in più ogni anno rispetto a poco tempo fa, e gli show che si presentano ad ogni stagione vanno a diversificarsi in numerosi generi, offrendo quasi sempre almeno una minima scelta a chi è interessato a seguire le ultime serie in voga in Giappone, che si tratti di adattamenti od opere originali.

In aggiunta a ciò, c’è stato anche il coinvolgimento di compagnie estere, tra le quali Crunchyroll, Disney e Netflix, che hanno portato ulteriori finanziamenti e sponsorizzazioni agli studi d’animazione, permettendo loro di muoversi con budget più ampi e a non limitarsi così dall’esprimere tutto il loro estro creativo.

Eppure, in tutto ciò, giunge una notizia preoccupante riguardo coloro che lavorano in questo settore: secondo i dati registrati dall’azienda Teikoku Databank, esperta in ricerca finanziaria, quasi la metà degli studi d’animazione si è trovato con i conti in rosso nel corso del 2021. Notare: non è chiaro se l’analisi riporti l’anno fiscale del 2021, o quello “normale” da gennaio a dicembre.

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La crisi dell’industria degli anime

Per la precisione, nel report era appuntato come il 39,8% di 309 studi di produzione di anime analizzati hanno subito delle perdite nel 2021. Si parla di una percentuale aumentata rispetto al 2020 (0,9%), ed è la maggiore mai registrata da Teikoku Databank. Tra le cause principali ipotizzate dall’azienda si parla della pandemia, di una carenza di “forza lavoro” e il rinvio di numerose produzioni al 2021.

Nel 2021, il guadagno totale dell’industria è stato di quasi 250 milioni di yen (1.87 milioni di dollari), una cifra che però risulta minore del 5% rispetto al 2020. Questa è la prima volta sin dagli anni duemila che l’industria dell’animazione si è “contratta” per due anni consecutivi. Anche il 42,6% delle compagnie anime specializzate in operazioni relative al lavoro in subappalto (come la creazione dell’animazione in-between e gli scenari) ha subito delle perdite.

Delle 309 compagnie anime analizzate, 70 hanno effettuato delle transazioni con aziende estere mediante l’outsourcing o la produzione di contratti nel 2021. 33 di queste compagnie hanno avuto transazioni con quelle cinesi, 25 con quelle americane, 15 con la Corea del Sud, 7 con il Taiwan e 19 con altri paesi.

Dall’Associazione dell’Animazione Giapponese, si scopre anche come il numero di titoli anime si sia ridotto per il quarto anno di fila nel 2022, riducendosi di 80 rispetto al momento più “alto di sempre” con 278.

Quale potrebbe essere il motivo dietro tutto ciò? Abbiamo raccolto alcuni commenti dall’utenza sul web:

“Questo è il risultato della produzione di serie di anime di **** dopo aver realizzato che è possibile fare soldi a buon mercato con moe e isekai. Gli spettatori si sono stancati di ciò e l’abbandono degli anime è diventata una cosa grave.”

“La maggior parte degli anime viene usata come sostituto della pubblicità per vendere l’opera originale. Non ha intenzione di vendere dall’inizio.”

“Anche se la società di produzione non è redditizia, la società di distribuzione passerà alla distribuzione e guadagnerà molti soldi.”

Le società di produzione di anime sono in rosso a causa di spese non pianificate. Ad esempio, il programma viene spostato e devi pagare una tariffa espressa per il disegno, oppure il disegno non va bene e devi rifarlo.

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Marina Flocco

Marina Flocco

Fruitrice seriale di videogiochi, anime, manga, tutto ciò che è traducibile dal giapponese.

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