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I media a caccia di prove contro anime e manga dopo l’attentato all’ex Primo Ministro in Giappone

Come accade spesso in Occidente nei confronti dei videogiochi, giudicati come fonte originaria di tutti i mali e causa principale dello squilibrio mentale dei giovani che si danno alle sparatorie, anche in Giappone ci sono casi in cui viene messa in moto una sorta di “tiritera” equivalente, che va però a riguardare gli anime e i manga. Pur essendo la patria di questi media, essi vengono comunque visti come uno spreco di tempo da alcuni individui, e possibile elemento capace di danneggiare le menti più giovani e fragili.

Parliamo di ciò proprio adesso perché si scopre come i media giapponesi abbiano cercato (e cerchino tutt’ora) d’individuare elementi che possano attribuire la colpa agli anime e ai manga dell’attacco avvenuto circa un mese fa nei confronti di Shinzo Abe, amato ex Primo Ministro del Giappone, e ucciso da un uomo usando un fucile costruito in casa.

Quando una persona commette un particolare crimine, come ad esempio uno o più omicidi, si è soliti andare a perquisire la casa del criminale, e molto spesso i media giapponesi vanno così alla ricerca di qualcosa che riguardi gli anime e i manga. Con la morte di Shinzo Abe per mano di Tetsuya Yamagami, uomo disoccupato di 41 anni, c’è stata nuovamente un tentativo dai vari giornalisti in Giappone di mettere gli anime e manga sotto una pessima luce.

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Il Giappone che incolpa gli anime e manga

Il sito web Sankei News ha pubblicato un articolo nel quale afferma come la polizia si fosse diretta all’appartamento di Tetsuya Yamagami, andando a perquisire l’intera struttura e sequestrando le sue note, appunti e quaderni insieme ad altri effetti personali. La testata evidenzia così quali sono stati i risultati di tale ricerca. Essa ha individuato alcuni romanzi con descrizioni di armi, e quanto segue è il testo che si presenta all’interno dell’articolo:

“La polizia ha preso diversi romanzi dalla casa del sospettato, nella quale c’era una scena in cui è stata usata una pistola. La polizia ritiene che, dopo aver letto questi romanzi, il sospetto abbia sviluppato un’ossessione di commettere crimini con una pistola.”

Eppure, in tutto ciò, bisogna ricordare che nell’appartamento non sono stati scoperti anime e manga. Diversi utenti giapponesi si sono trovati in disaccordo con l’articolo di Sankei News, pur essendo consci di come operino subdolamente questi media mainstream nel paese, e un utente in particolare ha diffuso su Twitter un estratto di ciò che Sankei diceva nel suo articolo, facendo così il giro del social:

“Media mainstream: Abbiamo fatto del nostro meglio per scoprire se avesse anime, manga o videogiochi, ma non siamo riusciti a trovare nulla. Abbiamo trovato solo pochi romanzi che ha comprato”.

Ecco alcune opinioni dall’utenza online su questo fatto:

“Beh aveva una TV, quindi è colpa di NHK”

“Probabilmente se ci fossero stati solo giornali e TV non avrebbero detto niente”

“Perché dovrebbe cercare nei romanzi se dice di averlo imparato su Internet? Non capisco”

“I romanzi non sono buoni, possono partorire persone cattive, quindi aboliamoli. Aboliamo anche i racconti sui giornali”.

“Penso che il problema sia più capire come abbia fatto a sapere dove fosse il politico e la bassa sicurezza, piuttosto che il dover andare a caccia di libri sulle armi. Se non prestiamo attenzione a questo, potrà succedere di nuovo”

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Marina Flocco

Marina Flocco

Fruitrice seriale di videogiochi, anime, manga, tutto ciò che è traducibile dal giapponese.

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