Dr Commodore
LIVE
Commodore 64 e Jack Tramiel

Buon 40esimo compleanno Commodore 64! La storia dell’azienda e del computer più venduto di sempre

Gary Kildall: “Qual è la sua idea riguardo la commercializzazione di dispositivi low-cost?”

Jack Tramiel: “La mia idea è sempre quella di provare a portare la migliore tecnologia al prezzo più basso per le masse. Siamo un’azienda che ci piace vendere alle masse, non alle classi”

Queste parole provengono da un episodio dell’8 aprile 1985 di Computer Chronicles (1983-2002), una serie televisiva di mezz’ora in cui venne raccontata attraverso diverse interviste la nascita e lo sviluppo dei computer. Nella puntata sopracitata (che qui trovate completa), tra i vari ospiti ci fu proprio Jack Tramiel: colui che insieme a Manfred Kapp nel 1958 fondò a Toronto la Commodore Portable Typewriter.

E proprio in questi giorni si stanno festeggiando i 40 anni del Commodore 64 (C64): commercializzato negli Stati Uniti a partire dall’agosto 1982, il C64 è ancora oggi considerato il computer che ha venduto di più nella storia. E non può che riservare un posto speciale nel nostro sito: non solo per questioni di omonimia; ma perché il Commodore 64 e la sua società sono una parte rilevante della storia dei computer.

Commodore 64 e Jack Tramiel
Il mitico Commodore 64 e Jack Tramiel, fondatore della Commodore

La strada verso il Commodore 64: dai primi anni al 1982

Jack Tramiel e la nascita della Commodore

In quell’intervista è racchiuso il mantra di Jack Tramiel, passato alla storia proprio come “computer for the masses, not the classes“. Ma come si è arrivati al Commodore 64?
Nato in Polonia nel 1928, Jack Tramiel era emigrato negli Stati Uniti 11 anni prima, dopo essere sopravvissuto al campo di concentramento di Auschwitz. Quando era giunto negli USA, Tramiel si era arruolato nell’esercito e qui ebbe l’occasione per imparare a riparare macchine da scrivere. Da qui è nato il suo interesse per il mondo della tecnologia, soprattutto dal punto di vista di un businessman.

Jack Tramiel
Jack Tramiel, in occasione del 25esimo anniversario del C64

Dopo una prima esperienza nel Bronx con un negozio di riparazioni di macchine da scrivere, Tramiel e Kapp si trasferirono in Canada a metà anni Cinquanta. Qui ebbe la possibilità di stringere un accordo per importare nel paese macchine da scrivere provenienti dalla società cecoslovacca Zbrojovka Brno. A seguito di questo accordo, il 10 ottobre 1958, Jack Tramiel e Manfred Kapp fondarono la società Commodore Portable Typewriter.

La scelta del nome “Commodore” fu di Tramiel: il businessman polacco voleva un nome richiamasse gli alti gradi dell’esercito; e “General” e “Admiral” non erano disponibili. Nel 1962 la società decise di quotarsi in borsa, sotto il nome di Commodore Business Machines.

Macchina da scrivere Commodore
Macchina da scrivere Commodore Professionale, del 1959 (crediti al sito Typerwriterdatabase)

Dalle calcolatrici elettroniche ai computer: il ruolo di Chuck Peddle

Negli anni Sessanta, Commodore conobbe una prima svolta. Nel 1965, dopo diversi anni in crescita, la società conobbe una prima crisi dovuta alla bancarotta del gruppo Atlantic, il principale investitore della Commodore. Tramiel venne in contatto con il finanziatore canadiese Irving Gould, che salvò la società vendendo parte dei suoi asset ad aziende giapponesi.

In Giappone, Tramiel venne in contatto con i primi calcolatori elettronici e ne vide il potenziale per una loro diffusione negli USA: così lui e Gould stipularono diversi accordi con società come Casio per la vendite in Nord America di questi dispositivi; I chip sarebbero stati forniti dalla Texas Instuments.

I primi risultati si videro nel settembre 1971, quando venne introdotto sul mercato il primo calcolatore elettronico portatile dell’azienda, il C110. Dopo questo modello, nei primi anni Settanta l’azienda produsse la serie “Minutemen“, che inizialmente continuò a usare i processori della Texas Instruments; e poi da metà decennio, Commodore iniziò a impiegare i chip della MOS Tecnhology.
Sarà proprio questa società a segnare la seconda svolta per Jack Tramiel e la sua azienda.

Commodore Minuteman MM3S
Un Commodore Minuteman MM3S

Il 1974 vide l’ingresso nella MOS Tecnhology di Chuck Peddle, uno degli ingegneri che in quel periodo contribuirono alla realizzazione di microprocessori a basso costo. Uno dei successi dell’azienda fu proprio il MOS 6502 e i suoi derivati: prodotti dal settembre 1975, ebbero un enorme diffusione sul mercato, venendo impiegati in dispositivi come l’Atari 2600, l’Apple II e i futuri computer della Commodore. E proprio nel 1976 la MOS Technology venne acquisita dalla Commodore Business Machine, cambiando denominazione in Commodore Semiconductor Group (anche se il marchio MOS rimase).

C’era un motivo per cui, come accennato in precedenza, Commodore aveva iniziato a utilizzare processori MOS Technology per i suoi dispositivi: nel pieno degli anni Settanta era giunta al suo culmine la “Calculator War“, soprattutto dopo che la Texas Instruments aveva deciso di entrare nel mercato non producendo più solo i microprocessori, ma direttamente propri calcolatori.

Chuck Peddle
Chuck Peddle, l’ingegnere dietro al successo del MOS 6502

In mezzo a quel periodo caldo, la situazione finanziaria della MOS Technology e della Commodore non erano delle migliori. Peddle allora comprese che il business della società con cui era entrato in contatto doveva cambiare e virare sui personal computer: Peddle convinse Tramiel a spostare il suo business dalle calcolatrice elettroniche ai computer. E cNel 1977 avrebbe fatto il suo debutto il Commodore PET (acronimo di Personal Electronic Transactor), il primo computer della società (che da poco aveva cambiato nome in Commodore International).
La strada verso il Commodore 64 era stata spalancata

Commodore PET
Il Commodore PET 2001 Series

L’età d’oro dei videogiochi e il Commodore VIC-20

A cavallo tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta, Commodore come altre aziende stavano iniziando ad addentrarsi in un settore del mercato non ancora raggiunto dai computer: la massa.
In quell’epoca, i dispositivi elettronici più diffusi erano proprio i videogiochi: da una parte, le sale giochi con le arcade machine stavano spopolando; e dall’altra, l’Atari 2600, l’Intellivision (Mattel), e il Magnavox Odyssey 2 riuscirono a diffondersi nelle case dei giapponesi e dei nordamericani.

Mattel Intellivision
Il Mattel Intellivision

Non dimenticando il proprio motto (“computers for the masse, not the classes“), e sulla scia del citato successo dei videogiochi, nel 1980 fece il suo debutto sul mercato il Commodore VIC-20: il primo home computer “vero e proprio” dell’azienda. Nelle pubblicità dell’epoca del VIC-20 erano messi in risalto due motti: “The Computer for everyone” (“Il computer per tutti“) e “Why buy just a video game when you can set a full colour computer for the same Price?” (“perché comprare soltanto un videogioco quando puoi avere un computer a colori per lo stesso prezzo?”). Con un prezzo di vendita di soli 300 dollari, il VIC-20 puntava veramente a conquistare le case degli americani e di tutto il mondo.

Il marketing e la strategia commerciale di Tramiel furono ampiamente ripagate: nel gennaio 1983, il VIC-20 divenne il primo computer della storia a superare la quota di un milione di unità vendute.
Intanto, il Commodore 64 era arrivato.

Jack Tramiel e Michael Tomczyk
A destra, Jack Tramiel; a sinistra, Michael Tomczyk: colui che guidò il progetto del Commodore VIC-20

Habemus Commodore 64

La nascita del progetto

Nelle nostre menti, il Commodore 64 non è associato solo al mondo dei computer, ma anche quello dei videogiochi; e in effetti, il C64 in origine sarebbe dovuto essere una console per video game vera e propria.
Nel gennaio 1981 il team guidato da Albert J. Charpentier aveva iniziato a sviluppare una scheda video che sarebbe stata “lo stato dell’arte dei chip video e sonori per la miglior console di videogiochi di tutto il mondo“. Dopo 9 mesi il risultato del loro lavoro fu il MOS VIC-II (acronimo Video Interface Chip).

Però, quel chip non sarebbe finito in una console. In un incontro tenuto a novembre ’81 con Charpenier e Charles Winterble (ingegnere alla MOS Technology), Jack Tramiel decise che il VIC-II avrebbe costituito il cuore di un computer, e non più di una console per Video game. Dopotutto, “perché comprare soltanto un videogioco quando puoi avere un computer a colori per lo stesso prezzo?”.

MOS VIC-II
Il MOS VIC-II

A quel punto, bisognava sviluppare il corpo di quello che ormai sarebbe diventato il successore del fortunato Commodore VIC-20. Il team che progettò nome in codice “VIC-40” era costituito da Bob Yannes, Yash Terakura, Shiraz Shivji, Bob Russell e David A.Ziembiekci. I lavori proseguirono molto rapidamente, seguendo la parola d’ordine “basso costo”.

E così, quando al CES di Las Vegas del gennaio 1982 venne presentato il nuovo gioiello della Commodore, il suo successo tra i presenti fu immediato. Come raccontato da David A. Ziembicki, i rappresentati della Atari erano rimasti “a bocca aperta”, e gli chiesero “come caspita potessero vendere quel computer per soli 595 dollari”. Quel computer era proprio il Commodore 64, che aveva acquistato il suo nome definitivo per la presentazione all’evento.

“Commodore” sappiamo già da dove deriva il nome; ma “64”? La spiegazione è molto “semplice”: la RAM del nuovo dispositivo, sempre su spinta di Jack Tramiel, sarebbe dovuta essere di 64 KB.
A completare il quadro dell’hardware, ci sarebbe stato il processore (il MOS Technology 6510, uno dei tanti derivati del fortunato e sopracitato MOS Technology 6502) e il chip audio (il MOS SID 6581).

commodore 64 computer-min

Agosto 1982: iniziano le vendite

La produzione del Commodore 64 venne avviata in primavera, e il prodotto finale subì diverse modifiche, fino alla vendita sul mercato nordamericano avviata nell’agosto 1982 (ecco il motivo per cui è agosto il mese in cui si celebra il compleanno del C64).
In Italia, il Commodore 64 fece il suo debutto alla SMAU dell’82 (Salone Macchine e Attrezzature per l’Ufficio), tenuta alla Fiera di Milano tra il 17 e il 23 settembre 1982; le vendite nel nostro Paese sarebbero iniziate nella primavera del 1983.

Il successo del C64 fu immediato, anche se non esente da problemi. Le prime unità infatti furono vittime di difetto noto come “sparkle“, causato dalla ROM, per cui comparivano piccole macchie di luce sul display in maniera casuale. Il problema venne risolto piuttosto velocemente, anche se diverse unità nelle festività natalizie presentavano ancora lo “sparkle“.

Una pubblicità del Commodore 64. Anche in questa due pagine si può vedere la filosofia di Tramiel onnipresente: un computer sì economico, ma che offriva molto di più rispetto alla concorrenza.

La scelta di vendere il Commodore 64 non solo tramite i propri canali ufficiali, ma anche nei grandi magazzini e nei negozi ripagò completamente. Soprattutto grazie a un calo del prezzo di 200 dollari in soli due mesi dal lancio, e a diverse politiche piuttosto moderne di trade-in: in una pubblicità del giugno 1983, Commodore offriva un voucher di 100 dollari per l’acquisto di un C64, in cambio “del tuo vecchio computer o console Atari, Mattel o Coleco” (la potete trovare a questo link).

Quella pubblicità giungeva in tempi non sospetti, visto si era in pieno della “Crisi dei videogiochi del 1983”, che portò a un crollo del mercato videoludico nordamericano e alla famosa sepoltura di migliaia di videogiochi Atari.
Uno dei fattori che aveva portato l’Atari shock furono proprio le politiche aggressive di Jack Tramiel e della sua Commodore: con il VIC-20 e, soprattutto, il C64 che univano il concetto di computer e quello di console, i consumatori nordamericani preferirono i prodotti Commodore alle console come l’Atari 2600. E il Commodore 64, non a caso, sopravvisse alla crisi del 1983

Commodore 64 e floppy disk
Il Commodore 64 con un floppy disk

Il successo.. e la fine

Il successo negli anni Ottanta per il Commodore 64 fu completo. Ad affiancare il modello originale, venne prodotta nel 1983 una prima variante, il Commodore SX-64 (il primo computer portatile a colori nella storia). E poi il modello originale venne sostituito dal Commodore 64C, che cambiava case, ma il cuore rimaneva lo stesso del 1982 (a parte la scheda video, cambiata con un MOS SID 8580).

Senza contare le diverse periferiche realizzate appositamente per il C64, come il Datasette 1530 (un’unità a nastro) o il Commodore 1541 (un lettore di floppy disk).
Ma soprattutto, erano i joystik i compagni più fedeli del Commodore 64, come per esempio gli italiani Albatros, prodotti negli anni Ottanta dalla Alberici S.p.a.

commodore 64 computer (1)-min
Un Commodore 64C che funziona ancora da 30 anni a Gansk, in Polonia

Nel corso degli anni Ottanta sono usciti numerosi giochi di successo per il Commodore 64: Pitstop II, Impossibile Mission e Ghostbusters (1984), quest’ultimo il videogioco di maggior successo del C64; Bubble Bobble (1987); Batman e Space Rogue, entrambi del 1989.

Negli USA, il C64 per diversi anni fu i leader del mercato dei pc di fascia economica, arrivando anche 2 milioni di unità vendute all’anno: come affermò nel 1989 Sam Tramiel l’azienda arrivò a costruire “400 mila C64 al mese per un paio di anni”.

commodore 64 computer-min

Il mercato, però, alla fine degli anni Ottanta stava iniziando a cambiare, e la concorrenza della IBM e della Apple nel mercato dei computer stava iniziando a farsi sentire. Commodore aveva perso nel gennaio 1984 proprio Jack Tramiel, che aveva lasciato l’azienda per divergenze nella sua gestione; tra l’altro, Tramiel nel giugno dello stesso anno avrebbe acquistato la Atari dalla Warner Communications.

Commodore cercò nella seconda parte degli anni Ottanta di lanciare i computer Amiga seguendo la medesima strategia adottata con il VIC-20 e il C64: ma erano fuori tempo massimo. E soprattutto, come affermato da David John Pleasance (allora direttore del marketing della Commodore), “l’azienda non aveva un business plan“: dopo che Jack Tramiel aveva lasciato la società, nessuno” dei suoi successori aveva idea di come funzionasse il mercato dei computer, e “neppure cercarono di impararlo”.

Se non c’è una data di nascita esatta per il Commodore 64, c’è invece la data della sua fine: il 6 maggio 1994, quando la Commodore International dichiarò bancarotta, cessando tutte le operazioni e interrompendo la produzione dei suoi dispositivi; compreso il C64.
Un’era si chiuse.

Commodore 64
Commodore 64 con la scatola originale e alcune periferiche

L’eredità del Commodore 64

12.5 milioni, 17 milioni, tra i 22 e i 30 milioni: non c’è un numero ufficiale di unità vendute di Commodore 64, anche se rimane indubbio il suo primato registrato dal Guinness World Records. Numeri a parte, il C64 è rimasto nel cuore di molte persone nate negli anni Sessanta/Settanta e cresciute con quella strana “tastiera”, che all’epoca offriva a un prezzo molto accessibile l’esperienza di un computer unita a quella di una console.
L’importanza del Commodore 64 per un’intera generazione lo testimonia un TEDx Talk con Leonard Tramiel, figlio di Jack (lo trovate a questo link)

“Non riesco a immaginare il numero di persone che sono venute da me quando hanno visto il mio cognome, e mi hanno detto ‘tu hai dato inizio alla mia carriera professionale, tu mi hai dato ciò che è diventato la mia vita’

Diverse aziende non hanno mancato di riproporre il Commodore 64 nel corso degli anni: nel 2018 con Retro Games arrivato sul mercato The C64 Mini, una riedizione della console in formato ridotto; e l’anno successivo la stessa azienda ha immesso sul mercato il Commodore 64 nella sua forma originale (ovviamente con diverse modifiche nell’hardware per renderlo al passo coi tempi). Commodore Business Machine, fondata nel 2015 dall’italiano Massimo Cangiani, ha presentato di recente il Commodore GK64, con a bordo Windows 11 e Android e previsto per la fine dell’anno

Commodore GK64
Il futuro Commodore GK64

Non è facile calarsi nei panni di chi è vissuto e cresciuto negli anni Ottanta e ha vissuto quel periodo di grandi fermenti tecnologici. Oggi siamo arrivati a un periodo di saturazione del mercato e di forte stagnazione: che da una parte è anche una bella cosa, visto che i dispositivi elettronici non sono mai stati così maturi e affidabili; dall’altra, però, si è perso quel senso di meraviglia e scoperta che c’era anche solo 10 anni fa, con l’arrivo dei primissimi smartphone e tablet.

In ogni caso, non possiamo che ringraziare Jack Tramiel, Chuck Peddle, David A.Ziembiekci e tutti gli ingegneri e uomini che non solo hanno realizzato il Commodore 64, ma che hanno permesso veramente la diffusione dei computer per tutti, e “non solo per le classi”.

Fonti: [1, 2, 3, 4, 5]

Articoli correlati

Condividi