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“Nope”: la recensione del nuovo film di Jordan Peele

“Nope”, in uscita l’11 Agosto nelle sale italiane, è la terza opera frutto della geniale mente di Jordan Peele, il regista, sceneggiatore e produttore americano, che negli ultimi anni si è assicurato, con grande carattere ed intelligenza, il primato di moderno “Maestro del Brivido”.

“Nope”: La Sinossi

Il film vede Daniel Kaluuja (la musa ispiratrice di Peele) e Keke Palmer prestare il volto rispettivamente ad “OJ” e la sorella “Em” (gli “Haywood”), entrambi gestori del maneggio di famiglia. Peele decide di catturare uno scorcio della loro monotona vita, imprevedibilmente sconvolta da una serie di fenomeni paranormali verificatisi nella loro cittadina (fenomeni che sono, in primis, causa della morte del padre). Di più non varrebbe la pena dire, perché in “Nope”, come anche nelle altre due pellicole del sopracitato cineasta, ogni singolo dettaglio, discorso ed inquadratura ha una sua importanza specifica all’interno della narrazione.

“Nope”: Pareri e Conclusioni

Jordan Peele è indubbiamente uno dei più talentuosi filmmakers degli ultimi 20 anni: con la sua “opera prima”, dal titolo “Get Out”, Peele non ha semplicemente rivoluzionato l’intero sistema precettivo del genere dell’Orrore, ma ha, soprattutto, contribuito a ristabilire quel gusto nostalgico del cinema d’autore; è stato in grado di catturare l’attenzione di critica e pubblico grazie alla sua straordinaria capacità di creare una tensione dialettico-espressiva quasi hitchcockiana, e grazie ad una peculiare disposizione di forti critiche sociali, sia in modo volutamente esplicito (Get Out), sia in maniera più eclissata, tra le righe (Us, il suo secondo progetto): non a caso, queste rare qualità hanno condotto Peele a guadagnarsi l’Oscar alla Miglior Sceneggiatura Originale nel 2018.

Dopo aver sottoscritto un accordo di distribuzione pluriennale con gli Universal Studios, Jordan Peele torna ad essere sulla bocca di tutti, e scrive, dirige e produce una new-entry del suo repertorio filmico, che prende il nome di “Nope”.

La nuova pellicola, già nelle sale statunitensi da oltre una settimana, si presenta come la più divisiva tra le opere di Peele; questo, però, non deve per niente compromettere l’esperienza in sala: di fatto, Nope, è un film intelligente, strutturato con molta cura nei singoli dettagli, ma che, se da un lato tiene lo spettatore incollato allo schermo dall’inizio alla fine, dall’altro soffre la mancanza di quel tipico stampo anti-blockbuster che aveva contraddistinto le sue due opere precedenti.

Questa volta, infatti, Peele decide di sperimentare una nuova ideologia creativa, focalizzando la matrice della sua storia non già sulla levatura dei dialoghi tra i personaggi e sulle loro movenze espressive, quanto più su concetti che vanno al di là della nostra conoscenza, ma allo stesso tempo permeati dal suo tocco autoriale non indifferente.

Come perno della narrazione di “Nope”, Peele sceglie il polisemico concetto dello Spettacolo, a cui è strettamente collegata quell’indomabile ossessione che spinge le persone a farsi facilmente sopraffare dall’immensa portata di un qualsiasi fenomeno.

Di conseguenza, per incentrare un’opera sul cosiddetto “spectacle”, la tipologia cinematografica più idonea è quella del Blockbuster; una scelta del genere, da parte di un cineasta ben identificato su scala mondiale (nonostante si tratti della sua terza produzione) non può che avere due risvolti differenti: c’è chi la apprezza e chi invece no.

Dal canto suo, Peele svolge un lavoro estremamente ambizioso, unico e dall’intelligenza stilistica senza precedenti: riesce a immergerci in una trama articolata, ma coerente; ricercata, ma efficace. La pellicola è, poi, sublimata da una regia e fotografia di altissimo livello, che danzano all’unisono con una colonna sonora terribilmente avvincente e ricercata.

Nonostante non manifesti quel significativo impatto socio-culturale caratteristico di Get Out ed Us, il nuovo prodotto firmato da Jordan Peele riesce ad offrire un’esperienza tremendamente coinvolgente e terrificante, che mescola, in modo intelligente, il genere fantascientifico (di “Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo”) a quello horror; il tutto, poi, coronato da un sottile tratto ironico e da solide prestazioni da parte di tutto il cast.

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Guglielmo Tamburino

Guglielmo Tamburino

Fan Marvel ed amante seriale di cinema in ogni sua forma e genere. Oltre ad una profonda devozione al Maestro Quentin Tarantino, il mio gusto è stato fortemente influenzato dal tocco di François Truffaut e dalla genialità di Sam Raimi.

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