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Tiny Tina’s Wonderlands: si può funzionare senza cambiare?

Cominciamo questo articolo con un annoso interrogativo: può un titolo che trae le sue origini da un – ottimo – DLC, riprendendone pedissequamente ambientazioni e meccaniche, avere successo in un mercato che, nonostante le dovute eccezioni ed i tanti “ritorni al passato”, ricerca affannosamente di proporre al pubblico qualcosa di nuovo ed originale?

Beh, forse no, ma ciò non pregiudica comunque le qualità che il titolo stesso mette in mostra; qualità capaci di rendere quello specifico titolo uno dei migliori della saga a cui appartiene, nonostante una mancanza di coraggio sostanziatasi in meccaniche inevitabilmente riciclate dai suoi predecessori.

È questa la situazione che vive Tiny Tina’s Wonderlands, nuovo titolo targato Gearbox nato dalle ceneri di Assault on Dragons Keep, folle DLC dell’indimenticabile Borderlands 2. Il gioco, arrivato settimane fa su PC e console, è passato un po’ sottotraccia anche a causa dell’enorme clamore mediatico generato da quell’Elden Ring arrivato sugli scaffali solo pochi giorni prima.

Tiny Tina’s Wonderlands: cambiare poco e funzionare tanto

La poca attenzione dell’utenza tuttavia, ve lo anticipiamo sin da subito, non rispecchia le tante qualità del prodotto forse più folle e divertente mai partorito dalla software house texana. Qualità che tuttavia vengono “oscurate” da una formula ludica che, nonostante alcuni piccoli accorgimenti, comincia a sentire inevitabilmente il peso degli anni oltre che del genere di appartenenza, e che necessiterebbe di qualcosa di più di un cambio di ambientazione per essere definitivamente svecchiata.

Questa dualità si innesta perfettamente all’interno di un discorso più ampio, che prende spunto dall’ottimo titolo Gearbox e che abbiamo anticipato già nell’introduzione. Il vastissimo pubblico affezionato al mondo del gaming infatti, da qualche tempo, cerca spasmodicamente l’esperimento, la novità, quella scintilla che possa rendere quel particolare titolo diverso da tutti gli altri; tale situazione da un lato sta rendendo la vita difficile alle major mentre dall’altro ha sicuramente fatto espandere il mondo delle produzioni indipendenti, che anche grazie alle minori pressioni di publisher e pubblico, riescono a sperimentare nuove formule ludiche senza aver paura di fallire.

Se da un lato il pubblico continua a cercare novità, dall’altro ovviamente lo stesso critica, talvolta ferocemente, quelle software house o quei publisher che ogni anno pubblicano un titolo praticamente uguale al suo predecessore; titolo che risulta essere utile solo ad incassare quel denaro utile a rimpolpare le casse dei publisher ed a ricoprire, dopo qualche mese, il ruolo del “quello prima era meglio”.

tiny tina’s wonderlands

Eppure quando le solite software house o i soliti publisher provano a sperimentare e ad accontentare il pubblico, si ritrovano a dover fare i conti con critiche o/e vendite disastrose, che vanno dunque a creare un circolo vizioso in cui non si sperimenta perché non si vende, ma non si vende perché non si sperimenta e perché ogni titolo è uguale a quello precedente.

Nonostante quanto affermato fino ad ora tuttavia, vi sono dei fulgidi esempi di titoli che nonostante presentino degli impianti ludici ormai datati, riescono comunque ad essere estremamente ben fatti e capaci di intrattenere anche gli internauti dal palato particolarmente fine.

Pensiamo ad esempio a Marvel’s Spiderman, a Dark Souls 3 ed ovviamente al gioco che da il titolo a questo articolo: Tiny Tina’s Wonderlands. Quest’ultimo, nonostante non faccia nulla per distaccarsi clamorosamente dalla saga madre, riesce grazie ad alcuni accorgimenti relativi al gameplay e ad un atmosfera fantasy estremamente ben costruita e valorizzata dall’idea di rendere l’intero titolo una campagna di D&D a dire la sua, risultando essere un videogioco dalla qualità elevatissima, capace di intrattenere per tantissime ore di gioco.

tiny tina’s wonderlands

Un esempio da seguire

Si, la formula di Borderlands ed in generale quella di tutti i looter shooter va svecchiata, non ci sono dubbi, così come vanno svecchiate le basi di tantissimi altri generi che ormai risultano essere stantie e fuori dalle logiche del tempo e del mercato. Tuttavia per fare una rivoluzione c’è bisogno di tempo, ed il tempo è un qualcosa che il panorama videoludico inquinato dall’hype culture fa fatica a concedere; sotto questo punto di vista dunque Tiny Tina’s Wonderlands ed i ragazzi di Gearbox sono un esempio da seguire.

Perché? Perché sono la dimostrazione che poche idee nuove, se ben implementate e dunque tangibili anche dal giocatore, possono creare qualcosa in più di un more of the same; un qualcosa apprezzato dal pubblico, dalla critica, che possa concedere agli sviluppatori ed ai publisher il tempo necessario per operare quella “rivoluzione” che i videogiocatori ormai bramano ma che, se fatta in maniera frettolosa, risulta essere null’altro che una macchia su quello che spesso è un curriculum di tutto rispetto.

Tiny tina’s wonderlands

Giochi come Tiny Tina’s Wonderlands dunque, nonostante non presentino chissà quali particolari innovazioni, fanno bene all’intera industria perché sono capaci di dimostrare che le idee, anche se poche, sono ancora capaci di stupire un pubblico diventato davvero difficile da gestire anche a causa di publisher che hanno smarrito da un po’ la rotta giusta; quelle stesse idee che, se presentate in maniera onesta ed implementate in modo particolarmente riuscito, ci confermano come un gioco senza coraggio possa ancora essere un successo.

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Carlo D'Alise

Carlo D'Alise

Videogiocatore dagli indimenticabili tempi dello SNES. Praticante avvocato nel tempo libero, appassionato in particolare di Action, Soulslike ed RPG, ma in generale del videogioco in (quasi) tutte le sue declinazioni. Sono ad un panino dall'obesità.

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