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Bridgerton, la recensione della seconda stagione

La prima stagione di Bridgerton è approdata su Netflix riscuotendo un grandissimo successo. È attualmente tra le serie più viste della piattaforma, insieme a Squid Game e La casa di carta. Dopo che gli eventi della prima stagione ci hanno accompagnato durante le vacanze di Natale 2020, ecco che giunge il 25 marzo la seconda stagione insieme alla primavera del 2022.

Nella seguente recensione saranno presenti spoiler da entrambe le stagioni dello show, quindi se non l’avete ancora visto non proseguite con la lettura!

Che cos’è Bridgerton?

Creata da Chris van Dusen e tratta dai romanzi di Julia Quinn, Bridgerton racconta le vicende della numerosa famiglia eponima (appunto, i Bridgerton) e delle loro peripezie amorose nella Londra di inizio ‘800. A inaugurare le stagioni è sempre il ballo delle debuttanti, un evento per il quale le ragazze pronte per trovare marito si presentano alla Regina d’Inghilterra, nella speranza di essere elette “diamante della stagione”.

Due anni fa abbiamo seguito la relazione tra la prima protagonista, Daphne Bridgerton, e il duca di Hastings, Simon Basset. Un amore che sembrava allo stesso tempo possibile e impossibile, ma che poi ha trovato una sua risoluzione anche dopo il matrimonio dei due protagonisti.

Dopo Daphne, è la volta del fratello Anthony di cercare la sua dolce metà. “Cherchez la femme”, come dice il proverbio. E Anthony ci prova, adattandosi completamente alla mentalità del tempo, per la quale il matrimonio è semplicemente un contratto e non un’unione d’amore. Sarà però proprio questo suo senso del dovere ad essere il suo maggiore ostacolo.

Infatti, l’arrivo a corte delle sorelle Kate ed Edwina Sharma porta un certo scompiglio, e l’enigmatica Lady Danbury sembra prontissima a metterci lo zampino ancora una volta.

Un teen drama in costume

Bridgerton è una serie che chiaramente si vuole rapportare a un pubblico giovane, e se riesce ad avvicinare la categoria teen ai drammi in costume, in modo che sempre lo stesso pubblico voglia poi provare dei più maturi Downton Abbey o The Tudors, ben venga.

Lo show, co-prodotto da Netlix e Shonda Rhimes, riesce benissimo nell’intento. Si potrebbe definirla come una vera e propria serie escapista, che punta più sulla narrazione della propria storia che sulle tematiche che potrebbe affrontare.

E qui casca l’asino. Perché Bridgerton, in realtà, ci prova ad essere di più che semplicemente escapista, specialmente in questa nuova stagione. La vera domanda è: ci è riuscita?

La serie, fin dalla prima stagione, ha un grosso problema, che è la sceneggiatura. Pur di strappare un sorriso allo spettatore (ma qui può essere l’età di chi scrive a influenzarne il giudizio), Bridgerton a volte propone situazioni al limite del surreale, che poi si trovano ad alternarsi con scene decisamente più drammatiche.

La colpa a volte è condivisa con la regia, che opta per scelte poco felici per quello che vorrebbe comunicare il copione scritto. Altre volte, invece, è proprio la messinscena a rendere bene ciò che scritto sembrava poco promettente. Nella seconda stagione, questo problema si nota ancora di più.

Gli attori ci provano, poco ma sicuro. Il cast è giovane e agguerritissimo, e nessuno sembra voler sembrare meno bravo dei colleghi. L’Anthony di Jonathan Bailey comunica tutta l’austerità e la severità che denotano il personaggio, mentre la Kate di Simone Ashley conquista le luci della ribalta dopo il bellissimo esordio in Sex Education.

Quella che vince la stagione, però, è la sorella minore di Kate, Edwina. Il percorso del personaggio è quasi commovente, e pur sembrando una marionetta mossa da familiari e società, diventa colei che riesce a decidere del proprio destino in modo maturo e convincente.

A condividere i meriti insieme agli attori c’è anche il reparto tecnico. Scenografia e costumi, in particolare, sono veramente il vero fiore all’occhiello dello show, e la buona qualità si è mantenuta anche nella seconda stagione.

Quelle che maggiormente si prodigano nell’accattivarsi il pubblico giovane sono le musiche di Kris Bowers, che propongono quasi ogni episodio una cover di quartetto d’archi di una hit recente (bellissima la Sign of the times di Harry Styles fatta dai violini).

Una trama traballante e prevedibile

E ciò è un vero peccato, perché questa seconda stagione di Bridgerton, per quanto concerne almeno la trama principale di Anthony e Kate, è sì coinvolgente, ma tremendamente prevedibile. Fin dall’inizio sappiamo per filo e per segno come andrà tra loro due, e perciò, almeno per loro, nemmeno i colpi di scena riescono a rivelarsi come tali.

Per fortuna ci sono le sottotrame dei comprimari, che sono quelle che regalano i veri colpi di scena, ma non salvano la stagione. Per quanto ancora dureranno le magagne economiche della famiglia Featherington? Per quanto ancora durerà la copertura di Lady Whistledown? Insomma, non solo ci sono problemi che rimangono irrisolti dalla scorsa stagione, ma addirittura se ne aggiungono di nuovi!

Uno dei nuovi “problemi” è sicuramente la presenza della classe lavoratrice. Se prima eravamo abituati ad un mondo fatto di palazzi, lusso e balli regali, finalmente la macchina da presa ci mostra anche le classi meno fortunate di Londra. E il bello è che ad esplorarle sia proprio Eloise Bridgerton, che più di tutti rifiuta il sistema sociale in cui è inserita.

Ed è sempre Eloise ad essere la portavoce femminista dello show, citando addirittura Mary Wollstonecraft (madre della grandissima Mary Shelley). Il femminismo non è certo quello portato avanti nel 2022: Bridgerton, nonostante la trama traballi spesso e volentieri, riesce sicuramente a mostrare la condizione femminile di quegli anni.

In conclusione, Bridgerton non sembra essere una serie per tutti i palati, ma può comunque raccogliere una grossa fetta di pubblico. E’ uno show che risponde perfettamente alle esigenze di alcune categorie, ma non convince assolutamente delle altre. Un vero peccato, perché se la trama di Bridgerton fosse dello stesso livello del comparto tecnico, sarebbe una delle rivelazioni televisive degli ultimi anni.

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