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L’Iran si apre alle criptovalute: permessi i pagamenti internazionali

Il bitcoin prima e le altre criptovalute poi stanno rivoluzionando il modo di concepire il mercato: ad oggi, l’uso di queste monete si sta man mano espandendo in tutto il globo. Per questo motivo, molti governi nazionali sono interessati a questo nuovo mercato, basti ricordare il progetto di El Salvador per realizzare una vera e propria città-miniera.
Sicuramente, uno degli Stati e più interessati è l’Iran, che ha di recente permesso le transazioni in criptovaluta per gli scambi internazionali.

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L’accordo stretto dall’Iran

Il 10 gennaio 2022, Alireza Peyman-Pak, ministro dell’industria, delle miniere e del commercio di Teheran, nonché capo dell’organizzazione iraniana di promozione del commercio, ha siglato insieme alla Banca Centrale Iraniana un accordo per costituire una piattaforma per il pagamento in criptovaluta, che dovrebbe essere pronta nelle prossime 2 settimane.

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Il Ministro ha dichiarato che questo è il periodo di tempo necessario per “la messa a punto di tutte le operazioni di sistema” e che “l’uso della criptovaluta darà nuove opportunità a tutti gli importatori ed esportatori che operano nel settore del commercio internazionale”.

L’accordo, non a caso, si pone come obiettivi quelli di prestare fondi e garanzie a tutta quella compagine di imprese che si sono aggregate intorno a questi nuovi metodi di pagamento. Per il Ministro Peyman-Pak, infatti, le piccole e medie imprese irariane vedono le criptovalute come una garanzia negli scambi con i Paesi esteri, di conseguenza è compito dello Stato incentivare questo tipo di economia. Dello stesso parere è l’intero Governo di Teheran, che si sta muovendo in modo compatto verso l’obiettivo.

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Secondo noi, questa iniziativa è lodevole: verosimilmente potrebbe attirare nuovi partners commerciali, così da incrementare la ricchezza dei cittadini e, di riflesso, quello dello Stato. Inoltre, un possibile controllo delle transazioni potrebbe garantire una maggiore sicurezza per gli agenti del mercato. D’altro canto, questo potrebbe anche determinare dei pericoli, sia economici che non, per gli utenti stessi.

E voi, che ne pensate? Anche l’Italia dovrebbe seguire questa linea, oppure ritenete che esistano altre alternative?

Fonti: Cointelegraph, Mehrnews

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