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Come Amazon potrebbe rimpiazzare Netflix e Spotify

Amazon è senza dubbio uno dei maggiori colossi digitali emersi negli ultimi anni. Fondata nel lontano 1994 da Jeff Bezos (l’uomo più ricco del mondo secondo Forbes), la compagnia di Seattle è diventata in poco più di 27 anni la più grande Internet Company del mondo, con circa 840 000 dipendenti e un fatturato di oltre 347 miliardi di dollari.

Ad aver reso Amazon la più grande azienda fornitrice di servizi sul Web, ha contribuito in larga parte la capacità dei vertici della compagnia di saper rinnovare le attività aziendali. Basti pensare che, in origine, la società fu realizzata da Bezos con lo scopo di vendere libri online, per poi soltanto in seguito allargarsi anche alla vendita di altri prodotti come DVD, CD, videogiochi, abbigliamento e così via.

Ma le attività di Amazon non si fermano soltanto allo shopping online. Tra esse rientrano infatti numerosi servizi che l’azienda ha gradualmente incluso nella gamma di attività offerte, come Prime Video, Prime Music, gli Amazon Studios e i Kindle.

Inoltre, la società annovera tra le sue aziende controllate anche grandi piattaforme acquistate in passato, ad esempio Twitch, Alexa o IMDb. E sono proprio queste grandi realtà possedute da Amazon che, grazie agli ingenti introiti generati dalle loro attività, potrebbero permettere in un prossimo futuro alla compagnia fondata da Bezos di superare le aziende rivali, allargandosi sempre di più.

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Amazon, prezzi inferiori per affossare la concorrenza

Scendendo nel dettaglio, se si analizzano gli attuali prezzi di mercato dei servizi offerti da Amazon e gli stessi delle piattaforme concorrenti, appare evidente che dal punto di vista economico l’azienda di Seattle risulti molto più appetibile per il consumatore.

In particolar modo qui in Italia, dove è possibile abbonarsi a soli €36 per anno ad Amazon Prime, che include una serie di servizi aggiuntivi oltre alla celebre spedizione rapida in 1 giorno lavorativo, come Prime Reading che offre all’utente la possibilità di leggere migliaia di libri o Amazon Photos, una piattaforma che fornire uno spazio di archiviazione illimitato per le foto degli utenti e 5 GB riservati invece ai video.

Paragonando direttamente i prezzi di Prime con i piani offerti da Spotify e Netflix, il divario economico si fa sempre più evidente. Con 36 euro all’anno infatti, Amazon offre gli stessi servizi delle due aziende avversarie, che forniscono però i loro prodotti rispettivamente a €9.99 e €12.99 al mese attraverso i loro abbonamenti standard.

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Inoltre, sempre nell’offerta di Amazon sono presenti i già citati Prime Video e Music, che, nonostante richiedano all’utente un pagamento inferiore rispetto alle controparti avversarie, riescono allo stesso modo a fornire prodotti di qualità. Ne è un chiaro esempio la tanto attesa serie televisiva sul Signore degli Anelli, prodotta da Amazon Studios con un investimento di oltre 465 milioni di dollari, o la celebre The Boys, basata sull’omonimo fumetto della DC Comics.

Arrivati a questo punto, una domanda può sorgere spontanea: come riesce la compagnia di Bezos a mantenere i costi dei propri servizi così bassi rispetto agli avversari? La risposta a questo rilevante quesito è un’azienda controllata da Amazon che, da sola, rappresenta per il colosso digitale oltre il 58% dei profitti.

La miniera d’oro di Amazon, gli AWS

I servizi AWS (Amazon Web Services) sono entrati ormai a pieno diritto nei prodotti essenziali più utilizzati su Internet. Fondati nel lontano 2002, ad oggi Amazon attraverso la tecnologia AWS ospita all’interno dei sui numerosi server farm oltre il 33% di tutti i siti Internet esistenti al mondo.

E, ovviamente, ciò offre ad Amazon grandi margini di profitti, anche grazie alla linea di business applicata: ogni utente (in generale sono perlopiù aziende) per ospitare sullo spazio web AWS il proprio sito Internet paga ad Amazon soltanto ciò che effettivamente utilizza, secondo il modello Pay-as-you-go.

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Seguendo questa filosofia di business, Amazon è riuscita a fatturare dagli AWS oltre 46 miliardi di dollari soltanto nel 2020. Grazie agli ingenti guadagni, la società di Bezos è riuscita a riprodurre il modello di mercato dei suoi concorrenti, come Netflix, arrivando perfino a migliorarlo.

Amazon Prime Video potrebbe superare Netflix?

Negli ultimi anni infatti, in particolare qui in Italia, abbiamo assistito a un aumento generale dei prezzi degli abbonamenti di Netflix e di Spotify. Questo perché, per le società statunitensi, risulta impossibile continuare a ospitare e realizzare serie televisive, film e musica di qualità senza aumentare i costi che gli utenti devono pagare.

Ciò ha portato una progressiva perdita di utenti (o a una perdita di priofitti, nel caso di Spotify), che hanno trovato in Amazon Prime l’abbonamento ideale, attratti dai prezzi economici e anche dagli altri vantaggi del piano.

Grazie agli introiti in arrivo da AWS quindi, Amazon riesce ad abbassare i costi per i consumatori finali di Prime, attirando a sé milioni di nuovi utenti. Basti pensare che soltanto dal 2020 al 2021 hanno sottoscritto l’abbonamento del colosso digitale quasi 10 milioni di nuovi utenti.

Di fronte a questa situazione, appare perciò chiara l’ipotesi che Amazon potrà, in un prossimo futuro, sovrastare Netflix e gli altri servizi analoghi utilizzando il loro stesso modello di business, ma “vincendo” la competizione con l’aiuto delle sue enormi risorse finanziarie.

Fonti: Los Angeles Times, BackLinko.

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Simone Campisi

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