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Voice of Cards: The Isle Dragon Roars, la recensione – Un gioco con le carte, non di carte

Yoko Taro è senza alcun dubbio una delle personalità più conosciute nel mondo videoludico. I suoi giochi incredibili in primis, i suoi atteggiamenti sopra le righe poi, hanno contribuito a creare quest’aurea di genio fuori dagli schemi attorno al papà della serie di Nier.

Un genio creativo che possiamo ritrovare nel suo nuovo titolo in collaborazione con Square Enix, Voice of Cards: The Isle Dragon Roars. Un titolo che è arrivato sul mercato in modo fulmineo e inaspettato. Tra il suo annuncio e il rilascio è passato infatti poco più di un mese. Tanto è bastato per accendere l’interesse del pubblico, grazie a due fattori principali: il nome Yoko Taro e il fatto che l’intero mondo di gioco fosse composto di carte.

Una scelta stilistica molto particolare e innovativa. E come già fatto nel titolo vogliamo mettere subito in chiaro le cose: Voice of Cards è un gioco con le carte, non di carte. Una sottolineatura necessaria come “segnale d’allerta” sia per coloro che potrebbero essere scoraggiati da un gioco di carte, sia per coloro i quali amano per l’appunto questo genere videoludico.
Fatta questa dovuta premessa è arrivato il momento di tuffarci nella nostra recensione di Voice of Cards: The Isle Dragon Roars. Iniziamo.

Buoni e cattivi?

L’incipit della storia narrata in Voice of Cards: The Isle Dragon Roars è molto semplice e ripercorre le caratteristiche dei grandi racconti cavallereschi medievali. Un drago risvegliatosi minaccia il continente. Per far fronte a questa minaccia, la regina convoca avventurieri da ogni dove promettendo una grande ricompensa a chiunque riuscirà a ucciderlo. E tra questi avventurieri giunti a palazzo troviamo il nostro protagonista.

Un protagonista atipico. Autoproclamatosi eroe, il suo unico interesse nella vita pare essere il denaro. Viaggia per il mondo con lo scopo di arricchirsi, accompagnato dal suo fedele compagno Lazuli, un mostro. Una coppia molto particolare di cui seguiremo il viaggio, durante il quale incontreremo nuovi protagonisti che si uniranno a noi nella nostra missione, ognuno con una motivazione diversa.
A ostacolarci nel nostro viaggio troveremo i membri della Congrega Bianca, un gruppo che si occupa di rifornire l’intero continente con portentosi medicinali.

Entrando nell’analisi del lato narrativo, ci sentiamo di promuovere a pieni voti la storia di Voice of Cards: The Isle Dragon Roars. Per certi versi parliamo di una storia semplice, narrata con i giusti ritmi e che non si perde in inutili lungaggini. La durata del gioco si attesta infatti intorno alle 15 ore. E nell’era dei giochi immensi, riempiti di contenuti inutili e attività senza alcuno scopo ludico o di design, Voice of Cards: The Isle Dragon Roars si conclude quando deve farlo. La durata è perfettamente dosata in base a quanto ha da offrire il titolo, senza lasciare al giocatore una sensazione di mancata sazietà.

Senza contare che alle ore per completare il titolo, bisogna aggiungere circa altre 5-6 ore per il completismo atto a esplorare tutti i 4 finali disponibili. Nel gioco infatti saremo chiamati a fare alcune scelte. Alcune avranno un impatto praticamente immediato e circoscritto al momento, ma altre muteranno il finale della nostra storia.
Inoltre, il rigiocare il titolo per ottenere i nuovi finali è facilitato da alcune accortezze di gameplay. Ciò permette al giocatore di ri-completare il titolo in poco più di tre ore di gioco.

Per concludere vogliamo sottolineare come Voice of Cards: The Isle Dragon Roars offra spunti di riflessione molto interessanti. Durante l’avventura vengono affrontati temi legati all’etica, su cosa sia giusto e sbagliato fare in determinate situazioni che solo apparentemente sembrano definite. Il tutto senza mancare di colpi di scena e momenti dall’alto tasso emotivo.

JRPG in carta

Passiamo ora a parlare della struttura ludica offerta da Voice of Cards: The Isle Dragon Roars. In apertura abbiamo sottolineato come il titolo sia un gioco con le carte e non di carte. Questo perché di fatto, Voice of Cards è un JRPG. Estremamente più semplice e “leggero” nei contenuti rispetto agli altri esponenti del genere, ma un classico JRPG.
Troviamo infatti un sistema di combattimenti a turni. Qui avremo a disposizione un party di tre elementi da comporre sfruttando i personaggi a nostra disposizione. Ogni personaggio avrà tre caratteristiche principali: Punti vita, Attacco e Difesa. A seconda della differenza tra il nostro valore d’attacco e il valore di difesa dell’avversario infliggeremo un dato numero di danni, al netto delle debolezze o delle resistenze elementali. Avremo infine una statistica di velocità, utile a determinare l’ordine d’azione.

Per combattere avremo a disposizione quattro carte abilità per ciascun personaggio. Se alcune potranno essere usate in ogni momento, altre avranno un costo in gemme, consumabili che guadagneremo a inizio turno di ogni membro o usando abilità e oggetti appositi.
Dobbiamo dire che spesso durante l’avventura ci siamo ritrovati a desiderare un quinto slot per le abilità, o quantomeno la possibilità di attaccare normalmente senza occupare uno slot. Questo perché i nostri personaggi sbloccheranno tante abilità diverse e ci è dispiaciuto essere limitati a quattro. Va detto che però nell’economia generale dell’equilibrio di gioco le quattro abilità funzionano.

Infine ogni personaggio avrà delle abilità passive, che gli permetteranno di essere più resistente a dati elementi o risultare più efficiente in alcune situazioni di battaglia. Naturalmente potremo usare anche gli oggetti, i quali però abbiamo trovato non utilissimi.
Questo in virtù della difficoltà assolutamente non elevata del titolo. Giocando senza fuggire costantemente dagli incontri casuali ci siamo trovati sempre a livello per gli scontri principali, trovandoci a sfruttare qualche cura od oggetto di supporto solamente nelle fasi veramente finali dell’avventura.

Come potete ben capire, Voice of Cards: The Isle Dragon Roars offre un sistema di combattimento molto semplice e non particolarmente profondo. Ed è proprio per questo motivo che abbiamo trovato la durata del titolo perfetta. Se il titolo fosse durato tra le quaranta e le cento ore come tanti giochi del genere, senza dubbio sarebbe risultato pesante e noioso alla lunga. Questo perché a far da traino all’intera esperienza sono la narrativa e la direzione artistica.
Il gameplay è funzionale e divertente, accompagnando il giocatore perfettamente durante le 15-20 ore di gioco.

Per concludere il nostro discorso relativo al lato ludico offerto dal titolo, parliamo dell’esplorazione. Essendo il mondo di gioco interamente composto da carte, l’esplorazione viene affrontata “scoprendo” suddette carte. Ogni volta che entreremo in una nuova area infatti, troveremo una distesa di carte coperte. Avvicinandosi ad esse sveleremo il percorso man mano. Durante la nostra esplorazione potremo imbatterci in eventi casuali di vario tipo.
Alcuni ci porteranno a ottenere oggetti, altri a scoprire indizi per un tesoro nascosto. Avremo anche a che fare con dei veri e propri tiri salvezza in pieno stile GDR cartaceo. Come durante gli scontri i dadi serviranno a determinare certi effetti delle abilità, così nel mondo di gioco determineranno le conseguenze di certe situazioni.

L’esplorazione risulta abbastanza piacevole grazie alla possibilità di spostarci liberamente da un punto all’altro della mappa sfruttando le carte già scoperte (opzione limitata all’interno dei dungeon). E nonostante essendo visibile sin da subito l’intera estensione e forma della mappa, il piacere della scoperta si ha comunque dovendo svelare tutta l’area. Chi lo sa se sotto quella zona non scoperta ci sia un forziere o addirittura una città.

Infine, il gioco offre una simpatico gioco di carte. L’obiettivo sarà quello di ottenere il punteggio più alto tra tutti gli avversari creando coppie o tris di carte in scala o uguali. Il gioco ha quattro modalità diverse, che aggiungono elementi al gioco come abilità delle carte o carte extra. Nonostante sia un po’ troppo orientato dalla fortuna nell’esito delle sfide, lo abbiamo trovato un passatempo divertente e capace di offrire qualche ora di stacco dall’avventura tradizionale. Inoltre, una volta sbloccato nel gioco, sarà possibile giocarci anche dal menù principale e offrirà la possibilità di sbloccare elementi di personalizzazione di gioco, come dadi o pedine nuove.

Una direzione artistica da dieci e lode

Concludiamo parlando del capolavoro che rappresenta la direzione artistica di Voice of Cards: The Isle Dragon Roars. Il lavoro svolto sotto questo punto di vista è semplicemente sublime. A partire dall’idea di fondo di realizzare l’intero gioco attraverso le carte. Ogni singolo personaggio, pezzo di mondo, città o edificio è rappresentato da una carta. I soli elementi che sfuggono a tale regola sono i dadi e il “tavolo da gioco” su cui si svolgono gli scontri.

Ed è incredibile come nonostante tutti gli elementi siano carte, il trasporto e il senso d’immersione nel mondo sia totale. Questo grazie a diversi elementi come le animazioni degli attacchi, il movimento delle carte a mimare quello dei personaggi e, in primis, i magnifici artwork di Kimihiko Fujisaka. Quest’ultimi tutti apprezzabili nella sezione collezione del gioco, dove potremo ammirare gli artwork (anche ingranditi) di tutti i personaggi e oggetti trovati.

La colonna sonora è altrettanto eccezionale. Keiichi Okabe, già compositore delle colonne sonore della serie Nier e altri titoli, ha fatto un lavoro magistrale. Seppur a livello quantitativo la colonna sonora non sia composta da troppe tracce, ne troviamo alcune che lasciano veramente il segno. Il tema principale tra tutti, svetta in modo eccellente. Un vero pezzo d’arte.
A completare il comparto sonoro ci pensa la performance vocale dei narratori. Tutta la nostra avventura sarà infatti narrata da una voce fuori campo, capace di rendere ancora più viva la narrazione. Prova sublime sia del narratore giapponese Hiroki Yasumoto che di quello inglese Todd Haberkorn. Il loro lavoro ha reso speciali i testi di gioco (interamente tradotti anche in italiano).

Parlando invece del lato tecnico di Voice of Cards: The Isle Dragon Roars non ci sentiamo di segnalare nulla. Vista la natura artistica del gioco, lo sforzo tecnico è abbastanza ridotto. Nella versione Nintendo Switch da noi provata, il gioco si è comportato benissimo sia in modalità fissa che portatile, garantendoci un’esperienza di gioco scorrevole e piacevole.

Conclusioni

Voice of Cards: The Isle Dragon Roars è un titolo eccellente. Un titolo innovativo nel suo modo di raccontarci e mostrarci il mondo di gioco e i suoi protagonisti. Un JRPG atipico, che pone il focus totalmente sulla narrazione piuttosto che sul gameplay. Una storia con i tempi giusti e che nonostante la durata ridotta rispetto agli standard moderni risulta perfetta. A chiudere questo ottimo pacchetto ci pensa una direzione artistica sublime.

Ci sentiamo di consigliare questo titolo un po’ a tutti i giocatori. Se avete voglia di buttarvi in un’avventura che non vi impegni troppo tempo, che si possa giocare a ritmi meno frenetici del solito, questo titolo fa per voi. Se cercate una storia capace di trasportarvi, delle musiche e un mondo da vivere, dove immergersi completamente giocate questo titolo. E se siete amanti dei lavori di Yoko Taro, difficilmente non apprezzerete Voice of Cards: The Isle Dragon Roars.

Voice of Cards: The Isle Dragon Roars

Voto - 8.5

8.5

Voice of Cards: The Isle Dragon Roars è il nuovo JRPG di Yoko Taro, che ci trasporta in un mondo interamente composto da carte. In uscita il 28 ottobre su PC, PS4 e Nintendo Switch a €29

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Samuel Bianchi

Samuel Bianchi

Videogiocatore svezzato dalle sapienti mani della prima Playstation e dal Sega Mega Drive, nel tempo ha sviluppato un interesse particolare per i giochi di ruolo. Cresciuto vivendo il videogioco in solitaria, ora ha un forte desiderio di analizzare il mondo videoludico con gli altri appassionati, approfondendone le capacità aggregative e comunicative, tipiche della grande arte.

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