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Guai per la Bocconi: 200.000 euro di multa per violazione della privacy

Gli esami online dell’università Bocconi finiscono sotto accusa per controlli “invasivi”

A causa della pandemia globale la DAD (Didattica a Distanza) è diventata uno degli argomenti di discussione più diffusi nell’ultimo anno e mezzo. Spesso hanno destato interesse i vari metodi di applicazione della suddetta, che variano in base all’istituto e alle necessità degli insegnanti. Il primo pensiero dall’introduzione di questo nuovo metodo didattico è stato, senza alcun dubbio, quello di prevenire gli aiuti di troppo dovuti alla “comodità” di essere a casa propria.

Ogni istituto ha, dunque, pensato a varie modalità per impedire agli studenti di copiare o leggere le informazioni a loro necessarie, soprattutto in sede d’esame. Per l’università Bocconi di Milano, però, queste soluzioni potrebbero portare ad un prezzo salatissimo da pagare. Due software utilizzati dall’ateneo sarebbero finiti sotto accusa in quanto considerati “invasivi a tal punto da poter ledere la privacy degli studenti”.

La multa da pagare ammonterebbe a 200.000 euro e sarebbe comminata direttamente dal Garante della Privacy. La multa potrebbe essere dimezzata nel caso in cui venisse pagata interamente in un solo mese, ma ciò non toglierebbe il grave danno d’immagine causato dai due software incriminati: LockDown Browser e Respondus monitor.

Il primo è un programma che blocca tutte le attività dei dispositivi degli studenti fatta eccezione per la finestra d’esame, il secondo, invece, analizza il volto dello studente sotto esame per cogliere possibili comportamenti sospetti. Entrambi i software sono stati sviluppati dalla società americana Respondus Inc., più volte elogiata dalla Bocconi stessa per i grandi risultati conseguiti con l’avvento della DAD.

Il Garante della Privacy è stato allertato nell’aprile del 2020 dopo un’istanza aperta dallo studente Joseph Donat Bolton. Tra le pratiche considerate scorrette ci sarebbe la seguente: viene scattata una fotografia allo studente all’inizio della prova. All’esaminato veniva poi chiesto di esibire un documento d’identità e di effettuare una ripresa panoramica dell’ambiente circostante. La foto e le informazioni sarebbero poi state spedite negli Stati Uniti.

L’ateneo si è giustificato facendo riferimento, tramite un apposito link ipertestuale, al trattamento dei dati inerenti alla privacy, ma questo non è bastato al Garante. Le misure adottate dai software sono state definite non conformi ai principi di liceità, trasparenza e correttezza. La DAD non prevederà il consumo dei gigabyte da parte degli studenti, ma desta ancora molti dubbi per quanto riguarda problemi della violazione della privacy. L’Università Bocconi, ora, ne sa qualcosa.

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