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FIST: Forged in Shadow Torch, la recensione PS5

Negli ultimi anni il genere dei metroidvania sta tornando protagonista nel mondo videoludico grazie all’uscita di titoli d’eccellenza come Ori and the Will of the Wisp e il suo predecessore o Hollow Knight di Team Cherry. Un genere che ha radice in grandi classici e che da anni continua ad ispirare sviluppatori da tutto il mondo. Come nel caso dello studio cinese Ti Games e il loro FIST: Forged in Shadow Torch.

Annunciato circa un anno fa in occasione di uno State of Play di casa Sony, il titolo si è distinto per il suo protagonista molto particolare: un coniglio antropomorfo con un braccio meccanico enorme sulle spalle. Arrivato fino al giorno dell’uscita senza mostrare troppo del proprio mondo e del proprio impianto ludico, il gioco è finalmente arrivato sul mercato.
E noi siamo pronti a parlarvene nel dettaglio in questa nostra recensione, andando ad esplorare come gli sviluppatori hanno interpretato il genere metroidvania e se siano riusciti a regalarci un mondo interessante da scoprire in questo FIST: Forged in Shadow Torch. Iniziamo!

Torch City, un mondo da salvare e da esplorare

FIST: Forged in Shadow Torch ci trasporta nella città di Torch City. Da ormai sei lunghi anni la città è stata colonizzata dalla Machine Legion, una forza armata composta da animali robotici. A niente servì la resistenza degli abitanti originali, gli animali, che si ritrovarono presto a vivere nella paura e a condurre una vita di stenti.

Proprio della resistenza ha fatto parte il nostro protagonista Rayton, un coniglio. All’inizio della nostra avventura troveremo un veterano che sembra aver perso ogni voglia di combattere. Si è ormai rassegnato a quel mondo controllato dalle macchine e cerca di vivere una vita il più possibile tranquilla. Ma il rapimento di uno dei suoi migliori amici lo convincerà a riprendere in mano il suo pugno meccanico e a tornare sul campo di battaglia.

Inizia così il nostro viaggio attraverso un mondo diesel-punk davvero accattivante. Seppur non brilli di originalità, Torch City è una città viva e che soprattutto risulta molto piacevole da esplorare, fattore non di poco conto per il genere. Superate le primissime aree di gioco, che tendono a risultare un po’ troppo simili tra loro, ci ritroveremo in zone molto diverse per conformazione e colori.

Anche a livello di gameplay il gioco offre una buona varietà nell’affrontare le diverse zone. Passeremo da zone più lineari come una fabbrica, a zone sommerse dall’acqua, miniere e zone innevate.
A ostacolare la nostra esplorazione troveremo puzzle ambientali e diverse vie tra cui scegliere. Non mancheranno le zone che richiederanno il backtracking tipico del genere per essere completate, in attesa di sbloccare l’abilità necessaria a superare un determinato ostacolo.
Nota positiva per il lato di platforming del titolo. Grazie a un sistema di movimento molto fluido queste sezioni sono risultate gradite e non un ostacolo al backtracking.

Infatti, la struttura delle zone è davvero piacevole e ritornare sui propri passi difficilmente risulterà un peso per il giocatore. Questo anche grazie ai diversi elementi da trovare all’interno delle mappe. Potremo infatti trovare diversi oggetti utili a migliorare le caratteristiche del nostro Rayton, oggetti da portare ad alcuni NPC per ottenere ricompense e altri NPC che ci potranno vendere oggetti di vario genere.

Va segnalato però un piccolo difetto inerente l’anima metroidvania del titolo. La prima è legata all’interconnessione della mappa, la quale tende a svilupparsi seguendo una logica troppo orizzontale. Questo comporta avere un’interconnessione rara tra aree diverse (se non per il punto d’entrata), limitando gli shortcut a essere mezzi per velocizzare l’esplorazione interna di una singola area.

Sul fronte narrativo FIST: Forged in Shadow Torch non brilla particolarmente. Gli eventi raccontati e i loro protagonisti sono interessanti e scritti bene, con tanto di un buon doppiaggio inglese durante le scene d’intermezzo. Ma allo stesso tempo non riescono a spiccare. La trama procede coerente e lineare ma senza troppi picchi o colpi di scena inaspettati.
Diciamo che se non fosse per l’ottimo impianto ludico, il giocatore non sarebbe propriamente portato a voler andare fino infondo alla narrazione.

It’s dangerous to go alone, take this fist

Parliamo ora del vero protagonista di questo titolo: il combattimento. Il team di sviluppo è stato capace di offrirci combattimenti divertenti, dinamici e variegati. Raramente ci siamo trovati a evitare lo scontro con qualche nemico, proprio in virtù del piacere nell’affrontare ogni battaglia.
Durante la sua avventura, il nostro Rayton potrà contare su tre armi diverse, sbloccabili progressivamente avanzando nel gioco: un pugno meccanico, una trivella e una frusta elettrica.

Il primo di questi sarà la nostra arma iniziale. Un grande pugno metallico originariamente parte di un’armatura robotica completa, ora utilizzato dal nostro coniglio come arma singola.
Quest’arma rappresenta quella di mezzo in quanto rapidità tra le tre disponibili. Avremo a disposizione montanti e ganci dalla discreta potenza, fino ad arrivare a mosse capaci di scagliare via i nostri nemici. Il tutto come detto coadiuvato da una velocità di esecuzione abbastanza buona.

La trivella, invece, è l’arma più lenta delle tre. Compensa però grazie a danni davvero importanti. Tra le tre armi è quella che più facilmente può portare allo stordimento dei nemici, grazie a combo piuttosto lunghe che possiamo innescare concatenando i diversi attacchi della nostra arma. Inoltre, quest’arma rappresenterà anche un ottimo mezzo d’esplorazione visto che potremo usarla come un’elica per planare (e fare danni nel frattempo).

L’ultima arma è la frusta elettrica. Un’arma estremamente veloce, eccellente per il combattimento dalla media distanza. Forse l’arma più interessante da utilizzare, grazie alla sua versatilità e ad alcune abilità davvero utili come quella di generare una cupola elettrica capace di bloccare letteralmente i nemici.
Anche in questo caso quest’arma sarà utile nella fase esplorativa, potendola usare come un rampino in alcuni punti prestabiliti della mappa.

Tutte le armi avranno un albero delle abilità, grazie al quale potremo sbloccare nuove combo e soprattutto le potenti mosse speciali, parte fondamentale nell’ecosistema della battaglia.
In più avremo accesso ad alcuni strumenti utili, come un mini lancia razzi o una fiaschetta curativa. L’utilizzo di questi oggetti richiederà il consumo di un punto EP.

Come detto abbiamo apprezzato la dinamicità degli scontri. Questo è stato possibile grazie alla velocità con cui si può cambiare l’arma equipaggiata. Seppur non sia possibile concatenare delle vere e proprie combo tra un arma e l’altra, il cambio repentino ci permette di sfruttare due armi in combinazione. Potremmo ad esempio sfruttare il pugno per lanciare in area un nemico e poi colpirlo con la frusta dalla distanza.

Chiudiamo parlando dei nemici che ci troveremo di fronte. Se da un lato abbiamo apprezzato la varietà delle armi usate da quest’ultimi, dall’altro ci è dispiaciuto vedere così pochi nemici diversi tra loro. Molti nemici sono risultati uguali tra loro, con l’unica differenza insita nel colore dell’abbigliamento e nelle armi equipaggiate.
Discorso diverso per le boss fight, quasi tutte diverse tra loro e capaci di costringere il giocatore a tattiche diverse o a cambiare arma per essere abbattute. Anche il livello di difficoltà ci ha soddisfatti, risultando ben tarato lungo tutto il corso dell’avventura.

Bellezza senza identità

Concludiamo parlando della direzione artistica di FIST: Forged in Shadow Torch. Un’aspetto del gioco con luci e ombre. Se infatti da un lato abbiamo degli ambienti davvero belli e cedibili, dall’altro il tutto manca di identità.
Muovendosi nelle diverse aree di gioco sarebbe impossibile definirle brutte o mal realizzate. Sono ambienti vivi, con architetture interessanti e dai colori giusti. Ciò che manca è però quel dettaglio che faccia riconoscere l’ambiente come caratteristico del titolo. Quello in cui ci muoviamo è un mondo diesel-punk come ne abbiamo già visti.

Discorso in parte analogo per le musiche di gioco. La colonna sonora risulta molto piacevole e ben si sposa con gli ambienti esplorati dal giocatore, accompagnandolo nella sua avventura in modo gradito. Manca però quella nota capace di far rimanere in mente una traccia anche una volta terminata la partita. Un po’ come la trama del titolo, un lavoro svolto molto bene ma niente di più.

Per quanto riguarda il lato tecnico del titolo ci riteniamo assolutamente soddisfatti. Nella versione PS5 da noi provata, abbiamo riscontrato un framerate stabilmente agganciato ai 60 FPS in 4K e nessun problema nel caricamento delle texture.
Abbiamo inoltre trovato un livello grafico di cui ritenersi soddisfatti dato il livello della produzione, regalando un colpo d’occhio molto piacevole. Da segnalare alcune animazioni un po’ “robotiche” durante le scene d’intermezzo, ma la cosa non affligge fortunatamente il gameplay.

Conclusioni

Il team di TiGames ci porta un titolo molto solido. FIST: Forged in Shadow Torch è un metroidvania che non si prende praticamente nessun rischio, limitandosi ad offrire un’esperienza ludica piacevole e divertente.
Le sue armi e il sistema di combattimento dinamico e veloce rappresentano senza dubbio il vero punto di forza della produzione, regalando al giocatore scontri sempre divertenti e variegati.

Il colpo d’occhio del titolo è eccellente e seppur manchi di identità accompagna il giocatore in quella che è un’esplorazione piacevole delle mappe di gioco, seppur avremmo preferito una maggiore interconnessione tra quest’ultime.
In conclusione, FIST: Forged in Shadow Torch è un titolo che ci sentiamo di consigliarvi senza alcuna remora se siete in cerca di un titolo capace di intrattenervi e alternare i momenti frenetici del combattimento a quelli più tranquilli dell’esplorazione.

FIST: Forged in Shadow Torch

Voto - 7.8

7.8

FIST: Shadow Torch è un metroidvania sviluppato da TiGames, disponibile dal 7 settembre 2021 su PC, PS5 e PS4

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Samuel Bianchi

Samuel Bianchi

Videogiocatore svezzato dalle sapienti mani della prima Playstation e dal Sega Mega Drive, nel tempo ha sviluppato un interesse particolare per i giochi di ruolo. Cresciuto vivendo il videogioco in solitaria, ora ha un forte desiderio di analizzare il mondo videoludico con gli altri appassionati, approfondendone le capacità aggregative e comunicative, tipiche della grande arte.

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