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ChatControl, UE: cancellare la privacy per questioni di sicurezza?

Le nuove misure dell’UE contro la pedopornografia on line prevedono un rigido controllo delle chat sul Web, a discapito della privacy degli utenti. Il ChatControl sarebbe, però, una soluzione temporanea.

Uno degli obiettivi dell’Unione Europea è debellare il problema della pedopornografia, che sul Web è estremamente diffusa. La pandemia ha incrementato del 70% i reati a danno dei minori in Italia, che porta a una percentuale del 213% l’aumento dei denunciati negli ultimi 5 anni.

Ovviamente, il problema ha numeri significativi anche al di fuori dell’Italia, e l‘UE sta provando a risolverlo attraverso delle misure che sarebbero molto più efficaci di quelle già adottate in passato. In sostanza l’Unione Europea punta a effettuare controlli direttamente sulle chat degli utenti, al fine di verificare se queste contengano o meno materiale attinente alla pedopornografia. Tale procedura prende il nome di ChatControl.

App come Facebook e Instagram erano già controllate, ma adesso si punta anche ad altre piattaforme di messaggistica come WhatsApp, Telegram e simili. L’obiettivo è utilizzare i controlli solo ed esclusivamente per monitorare potenziali abusi su minori. La misura è stata già approvata in Parlamento Europeo con un’ampia maggioranza, e si è solo in attesa della ratifica finale del Consiglio dell’Unione Europea.

Nonostante la bontà dello scopo del ChatControl, non si può negare che questo violi in un certo senso la privacy degli utenti, le cui conversazioni saranno sotto sorveglianza. Ciò che però potrebbe rassicurare è il fatto che i controlli saranno effettuati da intelligenze artificiali, e solo quando si risulterà positivi alle loro analisi, le chat saranno effettivamente lette da un supervisore.

Il rischio principale è che, in caso di errore dell’intelligenza artificiale, ci sarà effettivamente qualcuno che leggerà le conversazioni dell’utente, e, in un certo senso, ne violerà la privacy. Le percentuali di affidabilità dei computer non sono poi così alte, dato che vi è una percentuale d’errore dell’86%.

Un altro problema è che potrebbero esserci segnalazioni anche per le chat tra minorenni che si scambiano materiale a sfondo sessuale, oppure per le conversazioni con un terapeuta che sta aiutanto il minorenne di turno a superare un abuso da poco subito. Il principale timore degli oppositori è quello di essere segnalati ingiustamente come pedofili, cosa che porterebbe non pochi problemi.

Il ChatControl non dovrebbe comunque costituire una misura definitiva, bensì una deroga che durerebbe 3 anni, nell’attesa di un provvedimento migliore. Gli oppositori si augurano quantomeno che il regolamento venga spiegato chiaramente agli utenti, in modo da sapere a cosa si va incontro.

A proposito di pedofilia, vi ricordate di quando proprio sul Web era nata una truffa proprio ai danni di chi abusava sui minori? Per saperne di più, date un’occhiata qui.

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Giovanni Parisi

Giovanni Parisi

Laureato in Ingegneria Chimica, aspirante professore alla Great Teacher Onizuka, esploratore di universi di fantasia, illuso sognatore, idealista, cinico a tratti. Ma ho anche dei pregi.

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