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The Legend of Zelda Skyward Sword HD, la recensione: nostalgia canaglia

Ecco la nostra recensione di The Legend of Zelda Skyward Sword HD!

The Legend of Zelda è una saga storica, che ha accompagnato tantissimi videogiocatori sin dai suoi esordi sul mai dimenticato NES. Una saga capace di rivoluzionare più e più volte il mondo dei videogiochi, grazie ad idee sempre nuove e mai banali, da cui tanti sviluppatori hanno preso esempio per creare titoli di successo che mai hanno raggiunto la bellezza dei giochi con protagonista Link. 

Pensiamo ad Ocarina of Time, Wind Waker o, ovviamente, al recentissimo Breath of the Wild, un capolavoro senza tempo capace di segnare un nuovo standard per i titoli open world. BotW è stata una vera e propria rivoluzione non solo per il mondo dei videogiochi, ma anche e soprattutto per la saga di Zelda, che ha abbandonato la sua struttura classica fatta di dungeon, enigmi e nuovi oggetti in favore di un approccio più libero e meno ancorato alla tradizione. 

Prima di Breath of the Wild però, c’era quello che a molti piace definire un prototipo dello stesso: Skyward Sword. Il titolo, arrivato su Nintendo Wii, mostrava molte delle feature che sarebbero poi state utilizzate nell’ultimo capitolo della saga, come ad esempio la stamina, gli scudi distruttibili ed il Manto Magico, un antenato della fida Paravela con cui abbiamo svolazzato per le sterminate lande di Hyrule. 

Nonostante una serie di ottime idee, Skyward Sword non fece mai breccia nel cuore degli appassionati, in quanto il suo game design era interamente basato sui controlli di movimento di Wii. Ogni attacco, ogni oggetto e persino il sistema di controllo era legato indissolubilmente ad un preciso e piuttosto macchinoso movimento del Wiimote; tale scelta, unita ad un backtracking per molti fastidioso, risultò leggermente fallimentare e diede vita ad un gioco ottimo nelle idee, ma altamente discutibile nella realizzazione. 

Ma Nintendo era convinta che Skyward Sword non fosse un brutto gioco, a giusta ragione aggiungiamo noi e, anni dopo l’originaria pubblicazione, ha deciso di riportare il titolo su Nintendo Switch in occasione del 35esimo anniversario della saga di The Legend of Zelda. Il titolo, arrivato nei negozi il 16 luglio, mette in mostra una veste grafica leggermente ripulita ed un nuovo sistema di controllo che, lo anticipiamo sin da subito, ha reso finalmente giustizia a Skyward Sword. 

La scelta di Nintendo non è assolutamente casuale: molti videogiocatori sono infatti entrati in contatto con The Legend of Zelda solo grazie a Breath of the Wild e, a causa delle scelte della Grande N, non hanno mai provato quegli Zelda 3D di stampo classico che tanto abbiamo amato. Quale migliore occasione per “rieducare” i giocatori ad apprezzare anche un titolo più lineare ma non per questo meno bello? 

La leggenda inizia qui!

Skyward Sword rappresenta inoltre un entry point perfetto per chi volesse scoprire tutta la lore relativa a Link, Zelda, la Master Sword e così via; il titolo infatti è il punto d’inizio dell’intera saga, e le vicende contenute in esso daranno poi vita a quell’epopea capace di far innamorare milioni e milioni di videogiocatori, nonostante una timeline parecchio confusa ma dagli eventi sicuramente ben scanditi. 

La storia di Skyward Sword comincia infatti su Oltrenuvola, una città sospesa in cielo creata dalla Dea Hylia, e vede protagonisti, come è ovvio che sia, Link e Zelda, o meglio, i primi Link e Zelda. Zelda però non è una principessa, ma bensì una ragazza come tante, affezionata (forse anche di più) al suo amico d’infanzia Link, il quale sta per diventare un cadetto della Scuola d’Armi di Oltrenuvola. Il rapporto tra i due è forse tra i più approfonditi dell’intera saga, e riesce ad essere estremamente naturale grazie ai toni spensierati e prettamente adolescenziali dei dialoghi. 

Skyward sword link

Dopo un incipit abbastanza lungo e verboso, i toni adolescenziali lasciano spazio però ad una narrativa più “dark” e fiabesca; durante una gita sui loro Solcanubi, degli enormi uccelli utilizzati dagli abitanti di Oltrenuvola per spostarsi da un luogo all’altro, Zelda viene risucchiata da una misteriosa forza oscura, che trascina la stessa su quella Terra che fino a quel momento era rimasta inaccessibile agli abitanti di Oltrenuvola per volontà proprio della Dea Hylia. 

Toccherà a Link, l’eroe scelto dalla Dea, riportare a casa Zelda, affrontando la minaccia che darà poi vita alla lunga sequela di cicli storici con protagonisti i due giovani: Mortipher. Durante l’avventura Link sarà accompagnato da Faih, uno spirito che risiede nella leggendaria spada capace di esorcizzare il male, che rappresenta forse l’unico vero punto debole dell’intreccio a causa di una caratterizzazione estremamente fredda e per certi versi addirittura noiosa e pedante. 

Nonostante una certa semplicità di fondo dunque, la trama di Skyward Sword scorre via in maniera piacevole, offrendo una narrazione che alterna momenti seri ad altri dai toni più adolescenziali e che sarà capace di stupire i neofiti della saga grazie ad alcuni ottimi colpi di scena. Oltre alla storia di Link e Zelda, Skyward Sword come dicevamo rappresenta l’entry point perfetto per scoprire le basi narrative che più volte abbiamo visto e vissuto all’interno dei vari titoli della saga. L’uniforme di Link, la Spada Suprema, la Triforza, le incisioni sullo scudo di Link e numerosi altri personaggi secondari e non troveranno le loro origini proprio in Skyward Sword. Origini mai banali né scontate, capaci di far emozionare tutti quelli che, come il sottoscritto, sono cresciuti affrontando Ganon e Ganondorf più di una volta. 

Un’anticipazione di Breath of the Wild, con alti e bassi

La ragione per cui Nintendo ha deciso di riproporre un titolo controverso come Skyward Sword non va ritrovata solo nella narrazione, ma anche e soprattutto nel gameplay. Come vi abbiamo già anticipato infatti, in Skyward Sword sono presenti in via del tutto embrionale molte delle feature che abbiamo poi ritrovato, sviluppate in maniera decisamente migliore, in Breath of the Wild

Skyward Sword screenshot combattimento

Al classico canovaccio fatto da macro aree e dungeon infatti vennero affiancate delle novità assolute per la saga di Zelda, come ad esempio la barra del vigore, utile a superare terreni impervi, ad arrampicarsi e così via, la distruttibilità ed il potenziamento dell’equipaggiamento, la possibilità di porre sulla mappa dei segnali per raggiungere determinati obiettivi e il Manto Magico, una versione edulcorata e ridotta della già citata Paravela. Tali aggiunte all’epoca non fecero gridare al miracolo, forse anche a causa del sistema di controllo che rendeva ogni sessione di gioco estremamente complessa, ma col senno di poi sono state sicuramente rivalutate sia da chi vi scrive, sia dal pubblico, che ha poi imparato ad apprezzarle in Breath of the Wild. 

Tali novità vennero inserite in un titolo piuttosto lineare ed estremamente guidato, in cui risulta praticamente impossibile perdersi durante l’esplorazione ed in cui spesso ci si ritrovava a ripercorrere i propri passi per recuperare quell’oggetto o esplorare quella particolare zona. Nonostante questa semplicità di fondo, le aree ed i dungeon di Skyward Sword riescono ancora oggi ad essere un vero e proprio manuale di level design. Ogni zona è costruita in maniera assolutamente egregia, ed è palese come il lavoro svolto dagli sviluppatori sia stato propedeutico a sfruttare al meglio tutte le novità inserite nel gioco. 

Gli unici veri difetti del titolo, almeno sotto questo punto di vista, stanno nel fatto che le sessioni su Oltrenuvola siano poco più che un intermezzo per muoversi da un luogo all’altro, e che il già citato backtracking alla lunga potrebbe stancare i giocatori meno pazienti. Durante il gioco ci si ritrova addirittura ad affrontare per tre volte lo stesso boss, nella stessa arena, con le stesse meccaniche; una ripetizione questa che ha fatto storcere il naso a più di un giocatore ma che, quantomeno dal punto di vista narrativo, è stata giustificata alla meglio. 

Per il resto, Skyward Sword è un classico Zelda: si esplora una nuova area, ci si guadagna l’accesso ad un dungeon, si risolvono enigmi, e si arriva ai fatidici scontri con miniboss e boss, utili ad avanzare nella trama principale. A poco servono le varie missioni secondarie inserite, tutte abbastanza simili tra loro e dalle ricompense tutt’altro che indimenticabili. Ognuna delle cose citate è fatta, come al solito, nella miglior maniera possibile, e non neghiamo che esplorando i vari dungeon presenti ci sia scesa più di una lacrimuccia, in quanto i Colossi Sacri di Breath of the Wild, forse l’unico vero punto debole del gioco, risultano essere meno complessi e riusciti rispetto ad uno qualunque dei dungeon di Skyward Sword. Per molti potrà sembrare assurdo, ma l’effetto nostalgia ci ha fatto ancor di più apprezzare i già ottimi e complessi labirinti di Skyward Sword, che vanno annoverati tra i migliori mai visti in uno Zelda 3D. Peccato per la poca libertà di movimento, data la mancanza di interconnessione tra le varie zone esplorabili; con quella, saremmo stati davanti all’ennesimo grandissimo capitolo della saga. 

Vecchio combat system, nuovi controlli!

Il sistema di combattimento di Skyward Sword era, ed è ancora, indissolubilmente legato al motion control. Stando a quanto dichiarato dagli sviluppatori in una vecchia intervista, l’intenzione di Nintendo era quella di rendere ogni combattimento una sorta di mini-puzzle da risolvere. I movimenti della spada di Link sono ancora oggi legati, in maniera estremamente precisa, ai movimenti dei Joy-Con. In base alla direzione in cui agiteremo il controller, vedremo Link sferrare un affondo, un colpo orizzontale, verticale o diagonale. E se questo sistema può sembrare semplicistico ed eccessivo all’inizio dell’avventura dove basterà sferrare colpi a “caso”, quando i nemici diverranno più forti e saranno capaci di parare attacchi da più direzioni sconfiggerli diverrà un piacere. L’unico problema è relativo alla ricalibrazione dei Joy-Con, che dovrà essere effettuata piuttosto spesso per essere sicuri di attaccare nella giusta direzione. 

Skyward sword link vs nemico

Anche l’utilizzo di oggetti ed il sistema di controllo dei Solcanubi è ancora legato a doppio filo ai controlli di movimento, che per quanto migliorati risultano essere ancora leggermente macchinosi e dal difficile utilizzo. Data la natura ibrida di Switch, Nintendo ha offerto la possibilità di utilizzare anche dei controlli di tipo più classico, implementati benissimo all’interno di questa remastered

I movimenti della spada, l’utilizzo di oggetti ecc. è infatti demandato allo stick analogico destro; tale sistema di controllo ci è sembrato non solo egregiamente realizzato,  ma anche estremamente più adatto a godersi al meglio Skyward Sword. L’unica piccola nota dolente è relativa al fatto che l’attacco con lo stick destro, una volta padroneggiato alla meglio, rende i combattimenti estremamente più semplici e meno impegnativi rispetto alle idee degli sviluppatori. Certo, come già anticipato non si avrà vita facile davanti ai nemici più coriacei, ma la possibilità di effettuare più attacchi in meno tempo rappresenta un enorme vantaggio per il giocatore, che potrebbe trovare il titolo più facile rispetto al solito. 

Remastered buona, ma ad aumentare è la quality of life

The Legend of Zelda Skyward Sword HD presenta, come è ovvio che sia, un restyling tecnico di ottima fattura. Lo stile grafico dell’originale, piuttosto particolare e vicino ad un dipinto impressionista, è stato preservato alla meglio, ed i modelli poligonali di protagonisti e nemici sono stati svecchiati e resi più piacevoli alla vista. Anche le ambientazioni, nonostante qualche texture piuttosto scarna, hanno subito un miglioramento da non sottovalutare, che elimina tutte le impurità grafiche viste nella versione Wii. Ottimo anche il frame rate, ancorato stabilmente a 60 FPS sia in modalità dock che in modalità portatile, e meravigliosa come sempre la colonna sonora orchestrale, apparsa per la prima volta proprio in Skyward Sword. 

skyward sword link in caduta libera

Questa remastered però non migliora Skyward Sword solo dal punto di vista grafico, ma aumenta anche la quality of life di un titolo che nella sua prima incarnazione risultava davvero troppo macchinoso. Finalmente è possibile muovere a piacimento la telecamera, per avere sempre sotto controllo l’azione e non perdere tempo a centrare la visuale come in passato. Inoltre sono stati eliminati gran parte dei pedanti e noiosi consigli di Faih, che nell’originale erano sin troppo presenti e facevano rallentare enormemente l’azione. Da non sottovalutare anche la possibilità di tornare quando si vuole su Oltrenuvola; possibilità questa che però è legata, in maniera piuttosto discutibile, all’utilizzo di un particolare Amiibo. Un vero peccato, dato che lo spostamento rapido tra cielo e Terra risulta essere davvero comodo quando non legato ai classici Totem di salvataggio. Inoltre è stata implementata la possibilità di saltare i filmati e di velocizzare i lentissimi box di dialogo che, esattamente come Faih, spezzavano troppo il ritmo di gioco. 

In conclusione..

The Legend of Zelda Skyward Sword HD è un’ottima riproposizione di uno dei capitoli più controversi di una saga che ha fatto la storia. La validità del titolo, all’epoca minata da scelte di design non propriamente esaltanti, è stata resa palese grazie ai tanti accorgimenti proposti dagli sviluppatori, con particolare riferimento al “nuovo” sistema di controllo che riesce a farsi preferire rispetto all’esperimento motion control. Per il resto siamo davanti ad un gioco che saprà farsi amare da tutti i fan di Zelda, neofiti e non, e che ha saputo porre le basi per quel capolavoro che risponde al nome di Breath of the Wild. Nonostante una certa ripetitività di fondo dunque, Skyward Sword sa come farsi apprezzare, e ci ha ricordato quanto, nonostante l’evoluzione della saga sia di livello altissimo, ci manchino i “vecchi” Zelda, quelli che ci hanno fatto crescere e che ci hanno accompagnato nel nostro percorso da videogiocatori. 

VOTO 8.7

 

 

 

 

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Carlo D'Alise

Carlo D'Alise

Videogiocatore dagli indimenticabili tempi dello SNES. Praticante avvocato nel tempo libero, appassionato in particolare di Action, Soulslike ed RPG, ma in generale del videogioco in (quasi) tutte le sue declinazioni. Sono ad un panino dall'obesità.

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