Curiosità Videogames

God of War, insulti e minacce: il boss di Xbox si complimenta con Barlog per aver difeso il proprio team

Cory Barlog

Phil Spencer ed il plauso a Cory Barlog per la gestione della vicenda delle minacce e degli insulti subiti, a seguito del rinvio di God of War

Vi abbiamo segnalato negli scorsi giorni dell’ignobile vicenda legata a minacce ed insulti subiti dallo staff di God of War “Ragnarok”, a seguito del rinvio del titolo al prossimo anno.

In particolare, a fare scalpore è stato un messaggio inviato ad Alanah Pearce, ex-collega, streamer e soprattutto parte del team creativo presso i Santa Monica Studios, in qualità di sceneggiatrice

Subito dopo la sgradevole parentesi, l’unanimità del mondo dello sviluppo ed una grandissima fetta di quello dei videogiocatori hanno espresso solidarietà a Pierce. Tra questi, è arrivato anche l’ovvio commento da parte di Cory Barlog.

god of war screen

 

 Il Direttore Creativo di Santa Monica ha speso le parole che spenderebbe un bravo coach per compattare il proprio gruppo squadra ed isolarlo dalle critiche e dagli insulti della parte tossica del proprio tifo:

Siete seri, tutti quanti? Questo è uno SCHIFO! Se volete essere arrabbiati con qualcuno per qualsiasi cosa legata a God of War, prendetevela con me. Io ho preso determinate decisioni, l’ho fatto io. Non molestate il team, si tratta di bravissime persone che stanno facendo un ottimo lavoro.

Ogni singolo essere umano allo studio è lì perché è fott***mente eccezionale in ciò che fa. Siamo migliori grazie a loro. Diamine, sono fortunato che qualcuno presti il proprio talento ed intelletto alle mie cavolate. Non so cosa li spinga, ma lo fanno e li amo per questo

Tra i tweet di plauso alla gestione della situzione, spicca anche quello di Phil Spencer, capo della divisione Xbox di Microsoft. Ecco le sue parole di stima nei confronti del Creative Director di God of War:

xbox

“Questo è ciò che significa avere leadership. Ben fatto.”

A cui Barlog ha risposto con altrettanto rispetto con un “Ti ringrazio, amico mio“. Si tratta dell’ennesima dimostrazione che dietro a dei professionisti, in qualsiasi ambito, ci siano delle persone.

Nessuno può e deve essere identificato col proprio lavoro e nessuno merita delle minacce o degli insulti nel caso in cui qualcosa vada storto in quello specifico ambito. Non esiste console-war, conflitto d’interessi o divergenza di vedute di fronte alle offese ed ai soprusi.

L’invito è dunque quello di tenere sempre a mente dove sia la ragione in circostanze del genere, ed evitare di prendersela con persone – esattamente come noi – che danno il proprio meglio per far fiorire la nostra passione preferita. Altrimenti, il torto, prima che a loro, finiamo per farlo a noi stessi.

 

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