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DOOM Eternal: The Ancient Gods – Parte 2, la recensione

DOOM Eternal: The Ancient Gods Parte 2 mostra il ritorno del DOOM Slayer, ma decisamente meno epico di quel che ci si aspettava

Torniamo nuovamente nel mondo infernale di DOOM Eternal che avevamo lasciato con The Ancient Gods Parte 1, il primo DLC del celebre sparatutto in prima persona di id Software. Già in quel DLC avevamo osservato diverse aggiunte e portava avanti la storia del gioco base con carisma e determinazione. Dopo la fine del primo DLC, i fan del titolo hanno atteso trepidamente l’arrivo della seconda parte un po’ come si attende la seconda stagione di una serie televisiva.

Qualche giorno fa, quindi, abbiamo avuto l’opportunità di provare The Ancient Gods Parte 2, il DLC conclusivo che si pone come il progetto finale che dovrebbe dare una degna conclusione alla figura stessa del DOOM Slayer con l’aggiunta di nemici inediti, nuove armi e piccole meccaniche aggiuntive. Il DLC è stato reso disponibile per tutte le piattaforme in cui è possibile giocare DOOM Eternal, quindi PC, Xbox One, Xbox Series X|S, PlayStation 4, PlayStation 5 e Google Stadia. Ecco a voi la nostra recensione.

Un cambio narrativo e di gameplay poco riuscito

Durante l’introduzione abbiamo fatto un paragone con le serie televisive. Questo potrebbe sembrare leggermente fuori luogo trattandosi di due media totalmente differenti, ma la ragione di questo confronto è presto detto. I livelli inclusi nella prima parte di The Ancient Gods sembravano riprendere esattamente da dove si era interrotto il gioco base e il piccolo teaser sul finale ci aveva galvanizzati all’idea di vedere una seconda parte che potesse chiudere l’intero ciclo narrativo del DOOM Slayer. Durante la seconda metà di The Ancient Gods, però, quella gioia e curiosità si è gradualmente assopita dando spazio alla delusione e alla frustrazione. La campagna principale di DOOM Eternal, infatti, aveva già preso alcune deviazioni rispetto al suo predecessore e molti appassionati della saga non avevano apprezzato la scelta, ma con The Ancient Gods queste differenze si sono rivelate ancora più marcate. Lo stesso level design con le relative missioni di gioco è come se volessero, a tutti i costi, non adeguarsi alle aspettative dei giocatori concludendo in un incontro finale tanto squilibrato quanto fuori dal contesto creativo che ha reso DOOM una saga così celebre.

Per spiegarvi meglio il concetto, vi facciamo un breve esempio privo, ovviamente, di spoiler. Nel gioco base e, in seguito, nel primo DLC, l’invasione demoniaca della Terra sembrava essere stata interrotta, ma nuovamente il Doomguy è chiamato a porre fine al dominio dell’Inferno una volta per tutte dopo aver liberato il Signore Oscuro (che presenta le stesse sembianze del DOOM Slayer, ma caratterialmente è il contrario di quest’ultimo ed è pronto a porre fine all’esistenza della razza umana) nel finale della prima parte del DLC. Tutto questo deve essere fatto in quattro livelli in cui è suddiviso The Ancient Gods Parte 2 e questi servono per preparare il giocatore verso uno scontro finale che potrebbe sigillare per sempre il potere demoniaco nella propria dimensione. I trailer, però, mostravano battaglie su larga scala tra le forze dell’Inferno e le forze Sentinel con quest’ultime che diventavano sempre più forti grazie ai successi del Doomguy. Anche la stessa box art del gioco mette in mostra una battaglia tra due titani con la conseguente attesa di scontri davvero epici. Purtroppo questi eventi, nel gioco, sono relegati in secondo piano o in brevi filmati e gli sviluppatori hanno preferito farcire il gioco di elementi primari che forse erano più da contorno. Insomma, è vero che DOOM non è quasi mai stato eccelso nella storia e nella narrazione, dando priorità al gameplay, però forse si poteva seguire quantomeno il binario prefissato dallo stesso primo DLC oltre che dal gioco base.

Missioni con qualche miglioria interessante

Gli stessi livelli non si discostano di molto da quanto già visto in DOOM Eternal (mentre in The Ancient Gods Parte 1 c’era stata qualche differenziazione) ed è difficile non rimanere delusi dal fatto che questo attesissimo finale non sembri poi così grandioso. La vera e propria aggiunta presente in questa seconda parte del DLC sono alcuni nemici che presentano dei punti deboli ultra-specifici. Ci sono degli Imp che richiedono, ad esempio, l’uso di un accessorio per il fucile automatico, Baroni corazzati che richiedono il fucile al plasma, nemici zombi con scudi energetici impenetrabili e soprattutto gli Urlatori che se colpiti potenziano gli altri nemici e gli odiosi Predatori maledetti, portatori di un veleno in grado di ridurre le capacità guerresche dello Slayer e di consumare la sua essenza vitale.

Proprio quest’ultimi avversari, inoltre, modificano non poco il combattimento perché costringono il giocatore a inseguirli per tutta l’arena cercando di spezzare il prima possibile il loro maleficio prima che si possa trasformare in una morte assicurata. Questo tipo di level design nemico stava già bollendo nella pentola di DOOM Eternal, ma si mostrano in tutta la sua difficoltà e frustrazione in questo DLC.

Questi nuovi nemici non sono sempre ben bilanciati finendo per risultare più frustranti che divertenti, ma al contempo le arene, nel complesso, ci hanno dato la sensazione di essere state semplificate nella difficoltà rispetto alla prima parte del DLC. Per fortuna in DOOM Eternal: The Ancient Gods Parte 2 i combattimenti sono fantastici con tanto di aggiunta degli Eventi Escalation che consentono ai giocatori di iniziare una seconda ondata di nemici più difficili in arene specifiche una volta per livello che, se completati, consentono di potenziare il vostro Martello delle Sentinelle, una delle aggiunte di questo DLC che vi descriveremo più avanti, aumentando ulteriormente la quantità di salute e armatura ottenibile dai demoni uccisi o estendere il tempo di stordimento di quest’ultimi. A differenza dei Cancelli Slayer nel gioco principale, gli Eventi sono già inclusi nel percorso della storia principale e forniscono incontri soddisfacenti che frustrano e deliziano in egual misura. I giocatori, infatti, possono isolare i nemici che richiedono un’attenzione specifica e apprendere i modelli degli altri avversari che si generano mentre provano nuove tattiche e mantengono la varietà di gioco. È pura eccellenza del genere sparattutto in prima persona in una forma rara che potrebbe essere migliorata solo con un bilanciamento più equilibrato nella combinazione di “nuovi nemici” e “vecchi nemici”.

Lo strapotere del Sentinel Hammer

Poco sopra abbiamo citato il Martello e questa è una novità inserita in questo DLC. Si tratta di una bella e soddisfacente arma leggendaria che si adatta abbastanza bene ai ritmi di combattimento. Quando viene utilizzato, il Doomguy scatena uno straordinario attacco ad aria che devasta i nemici più vicini e stordisce le minacce più grandi. Ciò consente ai giocatori di elaborare ulteriormente le strategie in un batter d’occhio e di fuggire da brutte situazioni senza sprecare vite inutilmente.

Se The Ancient Gods Parte 2 finisse dopo il penultimo livello e omettesse il suo combattimento con il boss finale, sarebbe un’esperienza decisamente migliore. Purtroppo, quando il Doomguy incontra finalmente il più grande cattivo di tutti, la lotta che ne consegue è un compito noioso che non vale lo sforzo e la stanchezza. Il boss attacca come un predone sovradimensionato, solo con cinque barre della salute e la capacità di drenare la salute dal giocatore ogni volta che viene colpito. L’unico modo in cui il giocatore può danneggiarlo è quando i suoi occhi si illuminano di verde, che è una delle cinque/sei fasi che può scegliere apparentemente a caso. Con DOOM Eternal avevamo osservato delle boss fight in cui le abilità del giocatore erano sì messe a dura prova, ma allo stesso tempo permettevano di combinarle a proprio piacimento. In questo caso non è così, anche entrando in un certo raggio di azione, se gli occhi del boss non diventano verdi, il danno è inesistente e quindi si è costretti a fare dei girotondi o delle mosse estreme nell’attesa che quel randomico evento possa accadere.  

Come se non bastasse, il Sentinel Hammer (il nome esatto dell’arma che finora abbiamo definito semplicemente come Martello) è la chiave per danneggiarlo. Infatti il Signore Oscuro vanta numerosi attacchi sia a distanza che da vicino con spada e scudo, dove la peculiarità dello scontro è proprio quella che la vostra nemesi recupera vita ogni volta che avrà effettuato con successo un colpo. Allo stesso tempo, però, il Martello si ricarica solo eseguendo uccisioni epiche e colpendo i punti deboli dei demoni e in giro per l’arena non ce ne sono molti quindi questo significa che quando i giocatori vedono gli occhi verdi dell’avversario, potrebbero anche infliggere danni minimi perché il Martello non è alla sua massima potenza e dovranno aspettare dai cinque ai dieci minuti prima di avere un’altra opportunità di attacco. Perché questo? Il motivo è presto detto: il Martello, come accennato, permette di stordire l’avversario. Quindi, quando gli occhi si illuminano di verde, la combinazione classica è colpirlo col Martello, stordirlo e poi sparargli dalla media-lunga distanza. Più il Martello è carico, più sarà il tempo di stordimento e i relativi danni. In definitiva è una boss fight che mette in mostra i peggiori elementi del DLC, combinando un’arma perfetta con delle meccaniche imperfette per combattere qualcosa che è l’esatto opposto della frenesia per cui la serie, e in particolar modo il gioco base DOOM Eternal, è nota.

Dal punto di vista tecnico non possiamo dire nulla se non che gli FPS, almeno su PlayStation 5, restano granitici. Abbiamo, però, notato qualche riduzione più marcata sia nella qualità del level design (in particolar modo nella boss fight) sia nel ritmo del gameplay stesso nonostante sia comunque soddisfacente nel complesso. Dal punto di vista della colonna sonora, purtroppo la mancanza di Mick Gordon si fa sentire e sebbene Andrew Hulshult e David Levy abbiano comunque fatto un buon lavoro, è dalla prima parte del DLC che sottolineiamo questa spiacevole pecca.

Conclusioni

Con livelli poco memorabili e a tratti pilotati a causa di nemici che spingono necessariamente a prendere delle decisioni prioritarie, una storia non incisiva e una boss fight ben distante dalla natura di DOOM, DOOM Eternal: The Ancient Gods Parte 2 è un finale alquanto deludente. Stranisce perché proprio DOOM Eternal è stato considerato quasi all’unanimità uno dei migliori di sempre e ci sarebbero state abbastanza trame interessanti della storia che potevano essere utilizzare per dimostrare che valeva la pena concentrarsi sulla storia e sull’identità di Doomguy. Bastava anche seguire i binari intrapresi dal primo capitolo per seguire, in linea di massima, anche lo stesso gameplay, ma si è preferito creare un ibrido privo di anima. Chiaramente non è un DLC pessimo, anzi tiene incollati allo schermo per ore (circa quattro in totale che si riducono a due se siete davvero dei giocatori esperti) di frenesia e divertimento, però insomma è leggermente sottotono rispetto al precedente capitolo ed essendo quello finale ci aspettavamo qualcosa di decisamente più epico. 

Pro

  • Combattimenti frenetici e movimentati in puro stile DOOM
  • Il Sentinel Hammer è stupendo
  • Nuovi nemici da affrontare…

Contro

  • …ma alcuni di loro portano a un gameplay leggermente pilotato
  • Aree anonime e sottotono
  • Boss fight dimenticabile

VOTO: 7,5/10

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Giovanni Arestia

Giovanni Arestia

Ingegnere informatico con la strana passione per la scrittura. Essa, unita alla passione per la tecnologia, mi ha portato ad essere qui. Chiamatemi pure Gioare, ormai anche i miei genitori mi conoscono così.

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