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Bravely Default 2, la recensione: un buon JRPG… a corto di Punti Brave

Ecco la nostra recensione della più recente iterazione di Bravely Default 

Bravely Default è un gioco basato sull’incontro tra filosofie all’apparenza opposte. Il nome stesso della produzione prende le mosse dalla meccanica dualistica peculiare dell’uso in battaglia di ‘Brave’ e ‘Default’. A tale riprova, il titolo Silicon Studio covava un’enorme ambizione per la sua epoca d’uscita: quella di risollevare il nome di Square nei JRPG vecchio stampo, senza rinunciare ad una serie di feature e meccaniche tipiche degli anni ‘10 del ventunesimo secolo. Partire dallo stilema canonico per elevarlo a qualcosa di originale e mai visto. Un gioco di ruolo a turni con funzioni multiplayer asincrone. La commistione tra passato e futuro.

Il risultato finale portava in scena, poco prevedibilmente, tante luci quante ombre. Una trama ed una lore accattivanti a fare da contraltare ad una struttura ludica troppo ripetitiva nella sua seconda metà; un combat system profondo, sfaccettato ed appagante come pochi che prestava troppo spesso il fianco a scelte di game design che andavano dal ‘soggettivamente opinabile’ all’ ‘oggettivamente incomprensibile’.

L’indubbio valore intrinseco dell’opera – l’ispiratissima character art direction, le musiche affidate a Revo, i fondali disegnati a mano a dir poco incredibili, l’enorme libertà nella costruzione del party, oltre al già citato sistema di combattimento – l’ha consacrata alla storia come piccola perla di culto, ed anche chi vi scrive, nonostante i difetti citati, non può evitare di considerarla tale nel suo complesso.

Come si saranno comportati i ragazzi di ClayTech Works con il lascito di questa IP? Saranno riusciti a carpirne l’essenza in questo Bravely Default II, a limarne gli atavici difetti, a consacrare la saga nell’olimpo dei JRPG e, in definitiva, a proporre un ‘ soft reboot’ all’altezza? Scopritelo nella nostra recensione.

… Orno… Uongiorno… Buongiorno, Excillant!

A differenza delle vicende occorse nel capostipite della serie ed in Bravely Second, la storia di Bravely Default II si svolge nel mondo di Excillant e non più in quello di Luxendarc. Sgomberando il campo dal più pressante dei dubbi, vi riveliamo da subito che il titolo non ha nessun legame, sia esso narrativo e/o intrinseco, col suo predecessore.

Certo, nella sinossi che seguirà troveremo diversi richiami a Bravely Default e non solo – svariati JRPG di riferimento per la serie, dai capitoli V e IX della fantasia finale a Chrono Trigger – ma nessun reale nesso con la storia di Tiz, Edea, Ringabel e Agnes.

Né ci sono cenni all’esuberante Magnolia o all’intero arco di Bravely Second: si tratta di un universo totalmente slegato dal precedente, proprio alla “final fantasy maniera”, dove ad ogni capitolo regolare corrisponde una cosmogonia rinnovata, pur con elementi ricorrenti e familiari per i veterani del brand. Antefatti e tradizioni dell’avventura, dunque, sono del tutto inediti ed è possibile godersi appieno l’esperienza anche se si tratta della prima interazione dei Bravely a capitarvi sottomano.  

Fatta questa doverosa premessa, nel corso dell’avventura ci ritroveremo ad impersonare Seth, – il cui nome è liberamente modificabile ad inizio gioco – un giovane marinaio vittima di un naufragio, scampato all’annegamento per intercessione di un cristallo. A ritrovare il ragazzo sono la principessa Gloria del decaduto regno di Musa e la sua scorta Sir Sloan, un valoroso guerriero d’altri tempi prestato alla protezione della giovane sovrana senza patria.

I due sono in possesso del cristallo del vento, lo stesso che ha salvato Seth e che li ha guidati al ritrovamento del naufrago sulla spiaggia di Halcyonia. Il loro obiettivo è quello di recuperare gli altri tre cristalli trafugati da Musa, in modo tale da evitare il ritorno dell’Oblio della notte, la più grande delle minacce che la storia abbia mai conosciuto.

Al gruppo si uniscono altri due membri, tramite il fortuito incontro con Elvis e Adelle. Il primo è un discepolo della fu Lady Emma, maga straordinaria e vecchia conoscenza di Sir Sloan. La seconda, invece, è una misteriosa mercenaria in cerca della sorella dispersa, assoldata dall’apprendista stregone nel suo peregrinare alla ricerca degli asterischi, dei potenti manufatti che danno particolari abilità ai loro possessori e riescono a sbloccare frasi e memorie, quando in risonanza col vecchio diario della defunta insegnante di Elvis.

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Questa infarinatura è più che sufficiente a scatenare il sesto senso da fan della ruolistica orientale, che già può figurarsi lo svolgimento della trama: i quattro ragazzi, riuniti dal destino ed indirizzati dal saggio Sloan, viaggeranno in lungo e in largo per Excillant alla ricerca di cristalli ed asterischi, supereranno prove sempre più grandi, sconfiggeranno il male assoluto che minaccia il mondo e diverranno i leggendari eroi della luce.

Qualcosa di estremamente lineare e di già visto… eppure le cose non stanno esattamente così. Proprio come accadeva nel primo capitolo, Bravely Default II presenta una narrativa che si basa su tre fondamentali capisaldi:

le relazioni interpersonali tra i protagonisti, enfatizzate da dialoghi opzionali in cui i membri del party si scambiano opinioni sulle vicende che si trovano a vivere, sul cibo di una particolare regione, sui propri interessi, sogni e aspirazioni;

il focus su piccoli cicli anziché sulla trama orizzontale per larghe porzioni di avventura, facendoci immergere nelle conseguenze del ratto dei cristalli e dell’uso degli asterischi nelle realtà che popolano Excillant;

la sovversione delle aspettative e l’uso smodato del plot-twisting. Quest’ultimo punto è croce e delizia sia della produzione che dell’intera saga, e vale la pena soffermarvisi in maniera specifica.

Bravely Default II risolve il più grande problema del primo capitolo: interfacciare narrativa e gameplay in maniera intelligente e posata, senza scadere nei ‘tediosismi’ a cui i fan del brand si sono tristemente abituati nel corso della prima avventura. Evitando ovviamente di cadere nella trappola dello spoiler, vi diciamo che l’epopea di Seth, Adelle, Elvis e Gloria può terminare in tre diversi modi.

Più che parlarvi di finali alternativi, è corretto discorrere di situazioni tra loro complementari: ogni volta che il gioco termina, avrete maggiori consapevolezze che vi permetteranno di cogliere nuove sfaccettature di ciò che ci viene mostrato a schermo, in maniera non troppo dissimile da quanto succede in Nier Automata o nel corso dello stesso capostipite dell’IP, ma senza la necessità di doversi sorbire l’intera campagna dall’inizio o ampie porzioni ripetute della stessa.

Se va lodato l’escamotage ed il modo in cui ClayTech Works ha operato in queste sezioni, non possiamo dirci pienamente soddisfatti di tutti i colpi di scena della trama. Alcuni sono ben fatti e sorprendenti, altri terribilmente scontati e telefonati.

A ciò va aggiunto che, purtroppo, non tutti gli antagonisti riescono ad uscire dal personaggio della macchietta stereotipata che gli viene cucito addosso e, anzi, tocca segnalare la presenza di un paio di importanti nemesi i cui scopi resteranno fumosi e che presenteranno una condotta profondamente incoerente con loro stessi al termine del proprio arco narrativo.

Un quadro non troppo edificante che viene aggravato dalle missioni secondarie. Alcune di esse presentano errori di continuity grossolani ed ingiustificabili: a titolo esemplificativo, ci è capitato che un NPC richiedesse un particolare oggetto per recarsi in un determinato luogo. Seguendo un’altra subquest contemporaneamente acquisita, però, ce lo siamo ritrovati davanti in quella stessa location in cui aveva detto di non poter andare, ovviamente sprovvisto dell’oggetto che avremmo dovuto consegnargli.

Brave e Default, ancora una volta

Quello della poca coesione narrativa non è l’unico tallone d’Achille delle missioni secondarie. In primo luogo, esse garantiscono perlopiù consumabili o denaro e quasi mai esperienza – se non in una determinata forma che discorreremo a breve; in secondo luogo, si risolvono strutturalmente nelle più classiche delle fetch quest: dal punto A al punto B, per stanare il mostro x/ abbattere un determinato numero di mostri specifici/ procurarsi il particolare oggetto, tornare al punto A.  

Ciò in cui il titolo brilla, invece, è nel combat system. La base del fondamentale per Bravely Default II, c’è da dirlo, era solidissima già di per sé: il sistema di classi ibridabili tramite l’uso degli asterischi, le sinergie tra i membri del party e l’alternanza strategica di Brave e Default sono da tempo immemore gli elementi più amati dai fan della saga, eppure i nuovi sviluppatori non si sono adagiati sugli allori ed hanno aggiunto qualche tocco personale al canovaccio. In maniera non invasiva, certo, ma al tempo stesso sostanziale.

Le aggiunte di rilievo constano nell’impartire singolarmente i comandi ad ogni membro del party, e non più in un blocco unico. Ciò rende i turni personalizzati, con la conseguenza di avere maggiore profondità negli scontri e la possibilità di cambiare in corsa le strategie, all’occorrenza, in funzione di ciò che i nemici faranno nel corso del proprio turno.

La novità ha reso necessaria anche l’aggiunta di un secondo elemento, una barra ricaricabile che permette di capire chiaramente a chi tocca la prossima mossa, a chi spetti il turno successivo tra i nostri PG. Quest’aggiunta – che in altri lidi è stata definita in maniera un po’approssimativa ‘ATB’ – è in realtà solo un indicatore: uno strumento funzionale al giocatore alla stregua della barra della vita o del mana, non una vera e propria ‘nuova meccanica di gioco’.

Il combattimento, infatti, resta fieramente a turni, e diversamente non avrebbe potuto essere: l’enfasi strategica posta sul comparto è rimasta immutata rispetto al passato. La giusta alternanza di Brave e Default per incrementare i propri Punti Brave e sfruttare fino a tre attacchi in più nel proprio turno, pagando dazio in quello successivo, è una dinamica centrale anche in questo capitolo.

Attraverso la stessa si decide tra una roboante vittoria del party o una nostra clamorosa debacle, e padroneggiarla al più presto è essenziale per tutti i novizi che vogliano farsi strada ad Excillant. A venire in soccorso del giocatore ci sono le vulnerabilità nemiche a determinati tipi di arma o elementi e le abilità attive e passive conferite dagli asterischi.

Come accennato, anche in Bravely Default II si assiste alla consueta reinterpretazione del Job System del buon vecchio Final Fantasy V, con la possibilità di ibridare le classi ed avere membri del party con caratteristiche praticamente uniche. Se da un lato è possibile personalizzare ancora più che in passato i nostri alter ego videoludici, grazie all’introduzione della versione Bravely di consumabili del tutto simili alle ‘Vitamine’ della serie Pokémon, – reperibili sia online con la meccanica delle ‘esplorazioni navali’ che al compimento di determinati incarichi secondari – dall’altro, non tutte le classi ci sono sembrate bilanciate allo stesso modo o prive di difetti.

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Se nel primo capitolo ci si poteva permettere anche un ‘Tuttofare’ al cospetto del boss finale, in Bravely Default II si ha la netta sensazione che esistano classi più performanti di altre. Il sentimento è acuito dal fatto che vi siano molte più ‘ripetizioni’ che in passato tra le abilità, quasi a voler rimarcare che alcune rappresentino la “naturale evoluzione” di altre. Peraltro va segnalato anche che le mosse speciali, una volta cangianti a seconda del tipo di arma utilizzato, ora cambino a seconda della classe.

Il tutto non rovina la profondità della progressione, con due set di esperienze accumulabili, uno generale ed uno per la specifica classe, oltre alla possibilità di usare in combattimento le abilità attive di una classe secondaria. Ciò che si perde è un pizzico di quella libertà assoluta che era fiore all’occhiello nel primo capitolo.

Quanto al design generale, possiamo ritenerci soddisfatti sia della realizzazione del mondo di gioco che dei dungeon, nonostante qualche (im?)perdonabile pecca qui e lì: ClayTech Works ha faticato non poco nel rendere su di un unico schermo l’interfaccia utente di cui Bravely Default disponeva su 3DS.

Ecco quindi che i labirintici luoghi d’interesse sono totalmente sprovvisti di mappa, o che per visionare la barra della vita di nemici e alleati, bonus, malus e vulnerabilità serva richiamare un menù a più pagine a tutto schermo, nel bel mezzo delle battaglie.

Anche sul versante esplorativo c’è qualche criticità di troppo, nonostante le consuete opzioni di accessibilità come la scelta sulla velocità degli scontri e l’atteso abbandono ai random encounters. Parliamo di problematiche come tensione ossessiva al grinding e di una telecamera troppo pigra nell’open world, non inclinabile sull’asse verticale, che non di rado tende ad incastrarsi tra colline, monti e vegetazione.

Al netto di tutto, sono stati introdotti anche consumabili in grado di migliorare di molto la quality of life dei videogiocatori: tende per il recupero di MP e HP e luci protettive che inibiscono la visualizzazione del party ai nemici, su tutti.

Dalle mani di un Pittomante

Artisticamente parlando Bravely Default II, Tanto per cambiare, vive a cavallo tra alti altissimi e bassi bassissimi: la scelta stilistica è ricaduta su di un chibi poco spinto, che cerca di emulare anche nelle scene d’intermezzo la regia del capitolo originale. Purtroppo, però, se ai fondali acquerellati con elementi digitali si può dire poco e nulla e possono quasi rivaleggiare con le controparti 3DS, lo stesso non si può affermare per i modelli poligonali di protagonisti, mob, boss e comprimari:

l’impressione è che il team di sviluppo volesse ricreare l’estetica ‘giocattolosa’ del recente remake di Link’s Awakening, senza però riuscire a colpire pienamente nel segno. Complice della stortura è una risoluzione non del tutto soddisfacente in modalità docked ed un frame rate spesso instabile, tendente a qualche sporadico scatto sia in fase esplorativa che in battaglia.

Per quanto attiene alla risoluzione, la problematica viene sensibilmente mitigata in modalità portatile, mentre gli altri problemi tecnici permangono anche in questa versione. Nota di demerito anche per le animazioni, veramente legnose e brutte a vedersi, di molto inferiori a quelle del capitolo originale – evidentemente una produzione a budget molto più alto dell’ultima iterazione, ad onor del vero.

Ottimo il doppiaggio, disponibile in lingua giapponese e inglese. Con quest’ultima che garantisce un ulteriore livello di caratterizzazione grazie alle diverse inflessioni degli abitanti a seconda delle diverse regioni di Excillant.

Molto ben fatto anche l’adattamento in lingua italiana, che non manca di prendersi delle licenze ma che enfatizza in maniera perfetta il clima cameratesco della combriccola di eroi che ci scalderà il cuore per almeno una settantina di ore.

Infine, la ciliegina sulla torta dell’art direction non poteva non essere rappresentata dal ritorno al leggio di Revo. Il frontman dei Sound Horizon è riuscito a remixare perfettamente i motivi del capitolo d’esordio e traslarli in diverse forme anche in Bravely Default II. I nuovi brani tendono ad essere meno elaborati che in passato, ma continuano a variare indistintamente da motivi arabeggianti a ballate dal sapore iberico, passando per il jazz, il synth-pop e l’immancabile rock sinfonico. Ce n’è letteralmente per tutti i gusti e tutte le situazioni!

In conclusione…

Bravely Default II è un discreto sequel ed in generale un buon JRPG vecchio stampo, che riesce a risolvere in maniera brillante alcune criticità del primo capitolo… tuttavia presentandone di nuove. Forse sono figlie di un budget non adeguato a perseguire un determinato tipo di produzione, forse derivano semplicemente dal diverso orizzonte che Square-Enix ha in mente per la saga.

Fatto sta che, nel 2012, Bravely Default aveva l’ambizione di rivoluzionare i JRPG classici e, pur con tutti i difetti che l’avanguardismo porta con sé, era riuscito nel suo intento almeno parzialmente. Questo soft-reboot del 2021 non sembra possedere alcuna di quelle velleità dirompenti, ed anzi gioca più che sul sicuro, sul sicurissimo.

Affina – in maniera senza dubbio efficace – le meccaniche di combattimento già perfettamente funzionanti del primo capitolo, presenta una serie di feature già viste in tante altre produzioni, ma dimentica per strada una quindicina d’anni d’evoluzione nel ruolismo alla giapponese. In troppe occasioni non riesce a cogliere, in definitiva, la differenza sottile tra il rifarsi alla vecchia scuola ed il proporre un contenuto datato.

Non è un titolo cattivo nel complesso, al contrario, è un prodotto dannatamente solido. Il problema è che non riesce a rappresentare l’auspicabile punto esclamativo della saga, l’affermazione definitiva dei Bravely nel Gotha dei JRPG, senza se e senza ma.

L’impressione è che si tratti dei fisiologici ‘errori di gioventù’ di un team di sviluppo nato da pochissimo tempo, con poche risorse ed alla prima esperienza con un titolo console di questo calibro. Ci sono volte in cui, evidentemente, è necessario il Default ed una strategia conservativa. La speranza è che il Punto Brave conquistato in questo turno possa servire a sferrare il colpo di grazia, la prossima volta!

Voto: 8.0

Vi ricordiamo che Bravely Default 2 è disponibile dallo scorso 26 Febbraio, in esclusiva su Nintendo Switch.

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