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Evangelion | Il Dilemma del Porcospino e l’Incomunicabilità

Questa settimana avrebbero dovuto proiettare nelle sale italiane Death(true)² e The End of Evangelion, come detto da Dynit in occasione dell’annuncio dei Blu-Ray. Purtroppo a causa della situazione epidemiologica del nostro paese la proiezione è stata rimandata a data da destinarsi… Ma questo non ci impedirà di parlare ugualmente del capolavoro di Hideaki Anno.

Evangelion, si sa, è un’opera complessa e quasi impossibile da comprendere interamente. Al suo interno sono presenti numerosi temi, dalla filosofia, alla psicologia, Evangelion non si fa mancare nulla. Tuttavia se c’è una cosa che la caratterizza è proprio la mancanza di una interpretazione univoca da dare alla maggioranza delle vicende che accadono.

È cioè un’opera estremamente soggettiva, Hideaki Anno stesso ha dichiarato che, come autore, non ha mai avuto la minima intenzione di darci tutte le risposte.

“Non daremo mai tutte le risposte agli spettatori, neanche nella versione cinematografica. Molti appassionati di Evangelion credono che distribuiremo delle enciclopedie in cui spiegheremo ogni cosa su Eva, ma non lo faremo mai. Non aspettatevi di ricevere risposte da qualcun altro. Non aspettatevi di essere assecondati sempre. Tutti dobbiamo trovare le nostre risposte.”

Evangelion

Neon Genesis Evangelion è proprio questo: un puzzle. Un puzzle non convenzionale, però, in cui non c’è un’immagine prestabilita da raggiungere e dove tutto dipende dal libero pensiero dello spettatore. In base al proprio vissuto, alle proprie esperienze con se stessi e col mondo, lo spettatore darà un’interpretazione o un’altra.

Questo però non significa che non ci siano dei punti fermi, dei messaggi di fondo sui quali Hideaki Anno cerca di puntare fin dal primo episodio.

Oggi parliamo di un piccolo dilemma che costituisce uno dei nodi attorno ai quali l’intera serie gira e rispetto al quale i due finali, quello della serie e  quello di The End of Evangelion, si confrontano.

Il Dilemma del Porcospino

Evangelion è il dramma dell’incomunicabilità umana. Ogni episodio e ogni personaggio mettono in scena proprio questo: la paura dell’uomo di aprirsi ai propri simili, spingendolo gradualmente alle estreme conseguenze.

Shinji e Gendo, primi tra tutti, preferiscono rifiutare il mondo stesso, piuttosto che sopportare il dolore di potere venire feriti dagli altri. Fuggono, perché correre è molto più facile di rimanere e fronteggiare se stessi e la vita che, dal loro punto di vista, è fatta solo di sofferenza.

Kaworu

Scontrarsi con le altre persone può portare a soffrire, tuttavia anche la solitudine porta al medesimo dolore. La storia di Evangelion è completamente inserita all’interno di questa dialettica, di questa opposizione tra avvicinarsi agli altri e fuggire, tra aprirsi o chiudere il proprio cuore. E uno dei pensatori che meglio sono riusciti ad esprimere questo dilemma insito nell’animo umano è Arthur Schopenhauer col Dilemma del Porcospino:

“Alcuni porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini, vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di riscaldarsi li portò nuovamente a stare insieme, si ripeté quell’altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro fra due mali. […]

Così il bisogno di società, che scaturisce dal vuoto e dalla monotonia della propria interiorità, spinge gli uomini l’uno verso l’altro; le loro molteplici repellenti qualità e i loro difetti insopportabili, però, li respingono di nuovo l’uno lontano dall’altro.”

Stare da soli, quindi, significa morire di freddo e dunque soffrire. Ma anche aprirsi agli altri significa la stessa cosa, perché siamo esposti all’abbandono, al rifiuto, rischiamo di venire feriti più facilmente se apriamo il nostro cuore ad altre persone.

Gli esseri umani, dice Kaworu, provano costantemente dolore nell’animo. È per sfuggire a questo dolore che prima cercano il contatto con gli altri e poi lo rifiutano.

Shinji e Gendo Ikari: Do You Love Me?

Shinji e Gendo, lo abbiamo detto, sono i personaggi che meglio di tutti incarnano in Evangelion il Dilemma del Porcospino.

Evangelion

Shinji ha continuamente paura. Ha paura rimanere solo e venire rifiutato, ma allo stesso tempo è terrorizzato all’idea di non essere necessario agli altri e perciò sopprime il proprio “io” ed esegue ciò che gli viene detto di fare. Si illude che eseguendo gli ordini verrà accettato e lodato, che realizzando i desideri altrui non verrà mai ferito.

Rifiuta cioè di aprirsi alle altre persone ma cerca ugualmente di stare loro vicino: una soluzione fin troppo comoda che non allevia per nulla la sua sofferenza, perché così facendo Shinji non riesce né ad amare se stesso, né a fidarsi di chi lo circonda.

Gendo sembra invece il classico padre assente e disinteressato. Solo in The End of Evangelion però riusciamo a vedere il suo vero essere.

La verità è che Gendo, infondo, soffre tanto quanto il figlio ed è la rappresentazione di ciò che Shinji potrebbe diventare qualora dovesse continuare a fuggire. È scappato dalla realtà e si è rifugiato nell’illusione di potersi ricongiungere con l’unica donna che abbia mai amato.

È un padre che rifiuta persino di parlare con suo figlio perché sa che questo lo farebbe soffrire e che lui stesso proverebbe dolore. Ha fatto della paura di avvicinarsi agli altri e del rifiuto della realtà il suo stile di vita.

Gendo

Shinji e Gendo sono la strada da non seguire per gran parte della serie, un esempio di soluzione completamente sbagliata al Dilemma del Porcospino in cui non facciamo altro se non scappare da una realtà che non ci piace.

Ma se questi sono gli esempi da non seguire allora che risposta propone Hideaki Anno a questo Dilemma dell’animo umano?

Take Care of Yourself

Il finale della serie è la prima risposta che Hideaki Anno dà al Dilemma del Porcospino. La seconda la vedremo in The End of Evangelion, ma le due sono complementari.

L’episodio 26, in particolare, è il punto d’arrivo perfetto per quell’immenso percorso di crescita che è Neon Genesis Evangelion. Questo finale è più intimo rispetto ad The End of Evangelion, non solo in relazione ai personaggi, ma anche allo spettatore stesso: è impossibile non immedesimarsi in certi scambi di battute o non venirne toccati, ed è impossibile terminare la visione di queste due puntate senza interiorizzare nulla.

Come disse Anno stesso, se a guardare Evangelion è una persona che sa già vivere e comunicare perfettamente con gli altri, non imparerà nulla. Ma nella nostra società… Chi può davvero dire di non avere il minimo problema a relazionarsi con le altre persone?

Evangelion

Evangelion ‘25 e ‘26 è come se fossero uno schiaffo a tutte le insicurezze di Shinji (e indirettamente, degli spettatori stessi), non un tentativo di accantonarle, ma di riconoscerle come legittime e al tempo stesso come “non assolute”. Non è vero che lo odiano tutti, lui si è solo convinto di questo. Non è vero che non ha niente, perché ambisce ad un valore, né che non è degno di nulla, perché il semplice ambire a un valore è una ragione per apprezzare se stesso.

Il mondo che ci circonda non è assoluto, cambia in base alla forma del nostro animo. Noi scegliamo il mondo che ci circonda attraverso un lavoro prima di tutto di riflessione intima e personale, basta cambiare atteggiamento rispetto alla realtà per renderla un po’ meno dolorosa, o meno di quanto questa possa sembrare.

È per questo che non bisogna odiarsi, come fa Shinji, né rifiutare la realtà intera come fa Gendo.

“Prenditi cura e sii gentile con te stesso” è il messaggio fondamentale di questo finale. Non ha senso odiarsi, insomma, perché gli unici a potere “cambiare il nostro mondo” attraverso una rivisitazione di come ci approcciamo alla realtà… Siamo proprio noi.

Il porcospino cioè, prima ancora di uscire dal “guscio” e avvicinarsi alle altre persone deve imparare ad amare se stesso.

L’unica persona in grado di capirti sei tu stesso, dice Asuka in una delle scene finali della serie.

Perciò, prenditi cura di te stesso, continua Rei. E non esiste messaggio più bello.

Evangelion

Love Is Destructive

Se il finale della serie pone l’accento sull’importanza dell’amore per se stessi, The End of Evangelion continua su quella strada e cerca di sottolineare, invece, che anche le relazioni con gli altri sono ugualmente essenziali nella vita.

I due finali sono complementari e rappresentano due tappe fondamentali del percorso di Shinji: imparare a vivere significa amare se stessi e capire come rapportarsi con gli altri nel modo corretto. Per crescere Shinji dovrà imparare proprio questo, o rimarrà perennemente bloccato in un angolo con la testa bassa e il costante desiderio di fuggire.

È proprio così che lo ritroviamo all’inizio di The End of Evangelion. Chiuso in se stesso, terrorizzato e privo di qualsiasi voglia di vivere.

È spaventato perché ogni volta che agisce finisce per ferire gli altri o se stesso, quindi arriva alla conclusione che è molto meglio che lui non faccia nulla.

Shinji

In una delle scene più famose di “A te, Il mio animo sincero” Shinji chiede aiuto ad Asuka e le dice che ha bisogno di lei, che solo lei può capirlo, la risposta da parte della ragazza è un totale rifiuto. Shinji non desidera realmente lei, gli andrebbe bene chiunque purché si prenda cura di lui e non lo abbandoni. Qui ritorna il problema di cui abbiamo parlato prima: Shinji vuole essere amato senza aprirsi alle persone che gli stanno attorno.

Ed è proprio di fronte al rifiuto che, nella mente di Shinji, scatta qualcosa.

“Nessuno mi capisce. […] Allora morte, morte a tutti. Morte anche a me stesso.”

Il porcospino decide di chiudersi definitivamente nel proprio riccio e di respingere tutti e tutto, di rifiutare il mondo intero per paura di venire ferito. E, con quelle parole, inizia il Perfezionamento sulle note della splendida Komm, Susser Tod, il cui testo sembra descrivere lo stato d’animo di Shinji.

One More Final: I Need You

Ora, fatte queste premesse potrebbe sembrare che il messaggio che The End of Evangelion lascia allo spettatore sia questo: l’apoteosi dell’alienazione sociale di Shinji, il tentativo di mostrare che fine farà quel riccio pieno di spine dentro al quale il ragazzo si è rifugiato per tutta la serie, rifiutando il contatto con gli altri.

Il film infatti non finisce così, bensì col segmento successivo: I Need You.

Shinji ed Asuka sono su una spiaggia e il ragazzo in un primo momento prova a soffocarla, chiaro riferimento alla scena durante il Perfezionamento in A te, Il mio animo sincero. Solo che, contrariamente a quella scena, qui c’è una profonda differenza.

The End of Evangelion

Asuka non lo respinge, anzi, lo accarezza. E Shinji piange, riuscendo finalmente ad aprire il proprio animo all’unica persona che pensa possa capirlo.

Cosa vuol dire tutto ciò?

Vuol dire che, nonostante la morte e la distruzione di ogni cosa, The End of Evangelion lascia un piccolo spiraglio di speranza e questa sta nel fatto che forse Shinji ed Asuka impareranno a comunicare.

La scena finale è la perfetta conclusione di Evangelion e la seconda parte della risposta di Anno al Dilemma del Porcospino.

Il porcospino ha imparato ad amare se stesso, ma non basta. Come recita Komm, Susser Tod è impossibile vivere senza l’affetto delle persone che amiamo e che ci stanno vicine. E anche se rischiamo di venire feriti non importa, ciò che conta è percepire, almeno per un attimo, di avere provato le stesse cose, di sentire i propri sentimenti come sinceri e corrisposti.

Questo messaggio è espresso perfettamente dalle frasi finali di Kaworu e Rei:

“Noi siamo la speranza. La speranza che le persone riescano un giorno a comprendersi a vicenda.”

“Siamo le parole “Ti voglio bene”.”

Il porcospino deve quindi fare un passo avanti, superare le proprie paure e abbattere quel muro di incomunicabilità e silenzi assordanti che caratterizza il suo rapporto con gli altri.

Solo così riuscirà finalmente a smettere di fuggire e vivere.

 

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Daniela Reina

Daniela Reina

Studentessa, nel tempo libero viaggia attraverso tempo, spazio e mondi di fantasia in compagnia di qualche buona lettura o serie. Il suo manga preferito è Berserk, l'anime Neon Genesis Evangelion.

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