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Buonanotte, Aiko – Una riflessione su Buonanotte Punpun

Inio Asano e Buonanotte Punpun

Le opere più significative, solitamente, sono quelle che riescono a lasciarti qualcosa di profondo o importante. Anche se magari non imperniata su ragionamenti costantemente maturi e complessi, una serie o un film possono arrivarti al cuore semplicemente andando a toccare la corda giusta, quella che più può portarti a comprenderla ed amarla.

Inio Asano, in questo senso, rappresenta un caso molto particolare. Ogni suo fumetto è contraddistinto da un’intensità capace di disorientare il lettore che vi si approccia senza la preparazione emozionale giusta, principalmente a causa di un’accessibilità che per quanto sembri universale si riferisce invece ad un pubblico che deve aver fatto o subito determinate esperienze.buonanotte punpun

Buonanotte Punpun, ad esempio, è un’opera fortemente concettuale, che già nella scelta di rappresentare il protagonista come un uccellino stilizzato chiarifica un intento di riferirsi direttamente al lettore. Non chiunque può rivedersi nella vita del protagonista, ma chi ha dovuto sopportare la sensazione di sentirsi incapace di meritarsi quel che vuole, o è cresciuto nella mancanza di una precisa fonte di affetto, può invece pensarsi in prima linea per empatizzare con il giovane protagonista.

La sua vita viene raccontata sin dall’infanzia, prendendo come primo grande evento di svolta il traumatico divorzio dei genitori. Anche se Punpun aveva sempre pensato di vivere in una famiglia piena d’affetto, la scena di violenza domestica che si apre ai suoi occhi al ritorno da scuola chiarisce invece come tale situazione fosse instabile ed illusoria. Travolto da un evento che cerca di non comprendere pienamente, inizia quindi a cercare disperatamente un modo per sentirsi amato e non pensare alla sua nuova condizione.

Crescere nelle difficoltà

Nell’idillio dell’infanzia, la speranza si concretizza nella figura di una sua nuova compagna di scuola: Aiko. Inizialmente, la ragazza ci viene presentata come una bambina un po’ strana ma molto energica, che entra senza molte difficoltà nel gruppo di amici di Punpun e lega rapidamente col protagonista. In poche pagine, però, scopriamo che la madre fa parte di una sorta di Herbalife che assomiglia ancor di più ad una setta.

Con questo breve evento diventa molto chiara una situazione domestica piuttosto particolare, che Aiko rende sempre più evidente discutendo con Punpun. La bambina vorrebbe scappare dalla sua realtà per cercarne una migliore dallo zio, e sceglie come suo compagno di viaggio l’uccellino stilizzato perché percepisce una forte somiglianza nelle loro brevi esperienze di vita.

Dal canto suo, Punpun sembra ricevere la notizia come se fosse una manna dal cielo. Tutti lo hanno abbandonato, lo zio che lo ospita è chiaramente più instabile di lui e il suo amico immaginario, un Dio dai connotati asiatici e con una bella permanente, non lo supporta in nessuna situazione. Aiko, invece, è lì che lo aspetta.

E’ reale, pensa a lui ed è l’unica a ricambiare concretamente il suo amore. E’, quindi, l’unica persona a cui può affidare sé stesso. Perché obiettivamente esistono tanti momenti in cui, nonostante gli amici o il successo, ci sentiamo tremendamente soli. Può durare un istante o anche mesi, ma quando tale sensazione si propone con quell’intensità che la contraddistingue, il tempo non conta. La solitudine è una parte inseparabile di noi, un bagaglio che ci portiamo appresso e che ci fa realizzare come davanti alla vita non ci sia praticamente nessuno ad aiutarci.

I successi e le sofferenze ce li guadagniamo praticamente da soli, anche quando c’è qualcuno al nostro fianco.

E paradossalmente in quei casi diventa ancora più semplice sentirsi privi di appoggi, perché comprendere veramente gli altri non è così semplice come si vuole far credere. Anche quando senti di amare qualcuno ci sono dei momenti in cui ti sembra di non capire i suoi comportamenti, come se la sicurezza di conoscerlo fino in fondo si sgretolasse davanti alla realizzazione che non puoi farlo davvero. La vita viene filtrata attraverso i nostri occhi, non quelli delle persone che ci stanno a fianco. Percepiamo l’io, non il tu o il voi.

Ed è triste, certo, ma è così che funziona la realtà. Come dice la madre di Punpun “anche se siamo legati dal sangue, gli altri sono sempre altri”. E il piccolo uccellino percepisce questa sensazione già alle elementari per via della sua delicata situazione familiare, perdendo in un attimo tutti i suoi punti di riferimento. Aiko finisce quindi per rappresentare l’unica possibilità che gli rimane per amare ed essere amato, ma non si tratta di un desiderio genuino. E’ una cotta che parte come tale e si trasforma in un bisogno morboso, un’ossessione che finisce per condizionare la vita di Punpun fin nelle sue radici.

Cosa vuol dire “amare”?

Obiettivamente, il protagonista non pensa mai davvero a fare quello che può rendere felice la ragazza che crede di amare. L’unico motivo per cui ad esempio si dispiace di non averla portata a Kagoshima è il rimorso che lo divora per anni e che condiziona la sua considerazione di sé. Punpun si sente una persona orribile perché non è riuscito a mantenere la promessa, ma quando ha l’occasione di recuperarla davanti ad un Aiko sorridente e convinta di aver trovato la persona giusta per lei, rifiuta lo stesso. Non vuole sfruttare le disgrazie altrui per ottenere quello che desidera. Non vuole scendere così in basso. Non vuole, lui.

Ed è lì che Aiko diviene un concetto. Da persona con le sue emozioni e i suoi desideri, si trasforma nell’immagine che Punpun utilizza per colpevolizzarsi, per credere di essere una persona terribile che non farà altro che deludere gli altri. Una persona che non merita rispetto, amore o comprensione. Ed è una cosa che, in realtà, facciamo molto spesso. Quando senti che una persona può essere davvero molto importante e fai la scelta sbagliata che ti porta a perderla, è la reazione più semplice ed ovvia da adottare, ma è anche quella che più riesce a distruggerti.

Perché dopotutto rivela che stavi pensando solo a te stesso, e fa male. Fa male rendersi conto che alla fine anche quell’amore tanto intenso finisce in secondo piano se comparato al desiderio di non soffrire. E’ davvero banale dirlo o pensarlo, ma senza rispettare sé stessi diventa davvero difficile rispettare gli altri. Se sai di essere spazzatura della peggior specie, come puoi pensare di poter dare qualcosa di bello ad un’altra persona? Non è facile venire a patti con i propri errori, così come non è facile considerare il benessere delle persone che ci stanno a cuore come superiore al nostro.

Magari lo diciamo costantemente, ma quando poi si parla di prendere veramente una decisione che può fare male a noi o a lei/lui, la verità viene a galla tutte le volte. Anche Aiko, in fondo, non ama realmente Punpun. Semplicemente lo considera simile a lei, e in vigore di questa somiglianza spera che possa salvarla trascinandola via dal suo quotidiano.

Ma anche questo è egoismo. Anche questo significa sovrapporre i propri desideri sulla realtà, nella speranza che un altro faccia qualcosa per noi. E non è amore, ma paura. Puro e semplice terrore di non poter incontrare per davvero la persona giusta, perché magari “per una persona così terribile come me neanche esiste”.

Vivere e sopravvivere

Sapete, l’uomo è un essere davvero curioso. Si mette in una certa condizione e poi soffre perché non riesce ad uscirne. Si ripete di far schifo e poi non comprende perché è solo. Odia un po’ tutti ma vorrebbe che gli altri lo amassero. Un po’ tutti noi siamo delle contraddizioni che camminano, ma paradossalmente è questo il bello. Sembriamo semplici, ma in realtà siamo super complessi. E poi sembriamo complessi, ma in realtà siamo davvero semplici.

Ogni qualvolta si prova a capire qualcosa della vita, si finisce per scoprire cose nuove che fino a quel momento ignoravamo. Perché tutto è chiaro e allo stesso tempo scuro. Pieno di ombre, di risvolti che non consideriamo. Di grandi soddisfazioni che vengono rapidamente coperte da rimorsi ancora più grandi. Non importa quanto cambiano le nostre vite, continueremo sempre a guardare indietro a quando le cose ci sembravano migliori. A desiderare che un giorno una macchina del tempo ci permetta di andarle a recuperare, ottenendo quello che aspettiamo da sempre. Ottenendo, magari, Aiko.

Per quasi ognuno di noi ne esiste una, e ognuno di noi vorrebbe essere stato capace di non farla andare via. Il punto, però, è che nonostante sia difficile da accettare, quell’immagine di Aiko non esiste. E’ una proiezione del nostro cervello che cerca di creare quel tipo di persona che desideriamo, perché vogliamo sentirci meritevoli di ottenere proprio quel che vogliamo anche se non ci sentiamo degni. Perché in fondo abbiamo bisogno di un obiettivo irraggiungibile che ci consenta di continuare ad andare avanti tra le difficoltà e le incomprensioni tipiche della vita.

Magari, però, potremmo trasporre quell’immagine su di noi. Smettere di credere che l’amore si trovi al di fuori e diventare noi stessi la nostra Aiko. Forse sembrerà una cosa assurda, ma è solo quando accetti te stesso che gli altri iniziano a fare lo stesso. Non è solo un dare ed avere, ma anche dimostrare di essere pronti per farlo. Dimostrare che non dai per ricevere, ma perché la persona che hai davanti ha un valore superiore a quello che hai tu.

Sarai sempre con me

Quando si è feriti è naturale desiderare che qualcuno arrivi a salvarci, però non è da questo che nasce un sentimento. Sono la cura, la dedizione e la consapevolezza a permettere che un seme diventi pianta, non il bisogno di avere qualcuno. Amare non è riempire uno spazio, è crearlo. Permettere che tra le necessità personali si incastonino quelle di un’altra persona, che assumono di riflesso la stessa importanza. E’ vero che siamo soli, ma possiamo anche essere forti grazie alla solitudine. E soprattutto, tramite essa possiamo riuscire a capire come si fa ad uscirne e ad apprezzare l’affetto altrui.

E’ stato bello Aiko, ma ora è arrivato il momento di separarci. Andremo per la nostra strada e riusciremo ad essere le persone che abbiamo sempre desiderato diventare. Ameremo, odieremo e, soprattutto, vivremo. Sono contento, comunque, che tu abbia fatto parte di questo viaggio.

Buonanotte, Aiko.

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