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Ghostrunner, recensione: adrenalina cyberpunk

Tanta soddisfazione, ma le mani suderanno parecchio. Ecco a voi la recensione di Ghostrunner, pubblicato da 505 Games e All In Games

Preparatevi a morire. Fallirete tantissimo, forse anche troppo, ma è qua il bello di Ghostrunner. Sembra quasi impossibile avanzare nel gioco senza fallire innumerevoli volte, sino a quando, all’ennesima dipartita, riuscirete a capire come superare gli scogli che il gioco vi propone di fronte agli occhi. È proprio questo che un universo cyberpunk, come quello presente in Ghostrunner, ci suggerisce. La vita è dura, soprattutto nelle distopie. Lo è ancora di più quando siete solo armati di katana e dovete farvi spazio tra tanti nemici agguerriti.

L’action in prima persona targato One More Level, 3D Realms e Slipgate Ironworks metterà a dura prova la nostra pazienza, poiché ci ritroveremo spesso a ripetere alcune sezioni di gioco prima di superarle. Scordatevi dunque, almeno agli inizi, di concludere un livello con 0 sconfitte; lo scopo del gioco è proprio questo: al termine di ogni quadro verrà visualizzata una schermata con il tempo impiegato per il completamento, affiancato da un counter delle morti – quest’ultimo conterrà numeri alti senza che ve ne rendiate conto, a meno che non siate dei rari fenomeni. Ma prima di addentrarci nel vivo della recensione, analizziamo brevemente la trama di gioco.

Katana di Ghostrunner

Una trama lineare, seppur di contorno

Ghostrunner è puro gameplay tryial & error, ed è forse per questo che la trama, seppur presente, fa solo da collante tra un livello e l’altro. Potrebbe esserci come no, ma è sicuramente un’aggiunta interessante che aiuta a dissipare i livelli di stress accumulati dalle eccessive morti.

Dopo un cataclisma devastante che ha messo a repentaglio l’esistenza dell’umanità, ci ritroviamo all’interno della Torre Dharma, luogo in cui sono rifugiati i pochi esseri umani ancora in vita. La torre è dominata dalla tirannia di Mara, Maestro delle Chiavi, che semina terrore e disprezza l’umanità. Il nostro protagonista è un Ghostrunner, un abile combattente dotato di katana sopravvissuto alla devastazione di Mara, che dovrà scalare la torre guidato da una voce che lo guida verso la cima.

Seppur marginale rispetto al gameplay, non voglio rivelarvi altro sulla storia di gioco per non rovinarvi l’esperienza; sappiate che, nella sua semplicità, e nonostante sia un classico racconto distopico, riuscirà a regalarvi un po’ di intrattenimento durante la vostra scalata verso l’alto.

Il gameplay restituisce un ottimo feeling

Il fulcro del gioco è sicuramente l’azione sfrenata che ci accompagnerà dall’inizio alla fine, aumentando costantemente di intensità man mano che proseguiremo nei livelli. La meccanica del One Hit Kill, valido sia per noi che per gli avversari, contribuisce ad aumentare i livelli di adrenalina nel nostro corpo, soprattutto quando ci ritroveremo a correre sulle pareti prima di saltare addosso al bersaglio. Questo anche grazie ad alcuni talenti che sbloccheremo nel Cybervuoto, i quali ci aiuteranno nella nostra titanica impresa semplificandoci (neanche troppo, a onor del vero) la vita. Una di esse, senza anticiparvi altro, tratta il rallenty del tempo che ci aiuterà a schivare i proiettili provenienti dai nemici. È anche disponibile un albero delle abilità che, come nel tetris, ci permette di incastrare diverse parti per conferirci dei bonus.

Gli avversari sono ben variegati e unici e la combinazione tra di essi, disseminati nelle varie zone delle sezioni di gioco, ci complicheranno non poco la vita. Dovremmo, ad esempio, uccidere un avversario dotato di scudo mentre un altro ci sparerà con pistole o mitragliatori, dovendo dunque avere la premura non solo di eliminare il nostro bersaglio, ma anche di schivare gli attacchi per dirigerci verso il prossimo obiettivo da neutralizzare.

In queste azioni ci aiuta il parkour, elemento centrale del gameplay. Tra wallrun, rampini, salti e scivolate, i metodi per uccidere i nostri ostacoli sono svariati, seppur sempre legati all’uso della nostra fidata katana. L’azione è sfrenata e per riuscire a procedere nel gioco dovremo sottostare a un assioma: mai stare fermi. E scivola, salta per correre su un muro, schiva un proiettile e fiondati per eliminare il bersaglio con grande violenza; questo è uno dei tanti pattern da ripetere durante le nostre sessioni di gioco.

Cybervuoto in Ghostrunner

Il feeling alla mano è piacevole, e vi parlo dopo la prova su Xbox One X. Nonostante le difficoltà date dalla configurazione dei tasti del controller (dovrete abituarvi prima di riuscire a muovervi con estrema agilità), il feedback è piacevole e anche durante il parkour la soddisfazione è tanta.

Ambientazione e prestazioni tecniche

L’ambientazione Cyberpunk è sempre affascinante, soprattutto quando ci sono frammenti di urbanizzazione e cantieri futuristici. Peccato per l’azione sfrenata, la quale difficilmente ci permetterà di ammirare la composizione estetica dei vari livelli. Interessante anche il cybervuoto, un mondo virtuale nel quale avremo sessioni platform – forse un po’ noiose, a differenza dei livelli ‘classici’ colmi di parkour. Al netto di qualche texture un po’ approssimativa, l’estetica è decisamente piacevole.

Per quanto riguarda il level design non ci sono particolari osservazioni da fare. I vari livelli sono ben studiati per far soffrire le pene dell’inferno ai giocatori e la posizione dei diversi elementi ci permettono di affrontare in modi sempre diversi gli scontri con gli avversari, anche grazie alle abilità sbloccabili. Questo abbraccia la filosofia del trial & error, poiché superare un livello senza morire è quasi impossibile senza prima averlo completato decine e decine di volte studiando un piano ben congegnato. Ed è per questo che la rigiocabilità del titolo è estremamente alta, potremo definire Ghostrunner il titolo perfetto per tutti gli hardcore gamer appassionati di speedrun; divertente anche sfidarsi in compagnia di amici e parenti, gareggiando per vedere chi riesce a concludere i livelli nel minor tempo possibile e, possibilmente con poche morti.

Città in Ghostrunner

Una menzione d’onore va alla soundtrack composta da Daniel Deluxe, compositore di musica elettronica nato a Copenhagen. La colonna sonora synthwave abbraccia ritmi e sonorità degli anni ’80 e conferisce al gioco un valore aggiunto; oserei dire che senza di essa il gioco risulterebbe scialbo.

Un gioco non alla portata di tutti

Nel complesso Ghostrunner è un titolo perfetto per chi cerca frenesia e sfida, non adatto ai deboli di cuore. Gli hardcore gamer devono assolutamente metterci mano, mentre chi gioca sporadicamente – il famoso giocatore della domenica – può anche sorvolare sul titolo.

Il videogioco è ben confezionato, al netto di una difficoltà a volte un po’ sbilanciata, ma risulta estremamente soddisfacente ogni volta che completerete un livello. La rigiocabilità è massima e senza che ve ne rendiate conto sarete lì a riavviare il livello per migliorare il timing e ridurre al minimo il numero di morti.

Voto: 7.5

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