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Anime & Manga Approfondimento

Hanji Zoe e le Ali della Libertà [SPOILER ALERT]

Hanji Zoe

Quando tanti anni fa abbiamo letto la prima apparizione di Hanji Zoe sono sicura che nessuno si sarebbe aspettato sarebbe diventata un personaggio così importante, per l’opera, i lettori e i personaggi stessi. Un punto di riferimento, assieme ad Armin, per il suo intelletto e non per la sua forza in un mondo in cui a vivere e andare avanti è proprio il più forte.

Sembra ironico, ma qui su DrCommodore abbiamo già parlato sia del precedente comandante della Legione Esplorativa Erwin Smith sia di quello che sembra le seguirà, Armin Arlet, e di come quest’ultimo potrebbe persino riuscire a salvare l’umanità.

Sembrava ingiusto a questo punto non parlare anche del 14esimo Comandante della Legione, no?

Oggi siamo qui proprio per cercare di rendere giustizia ad un personaggio straordinario, forse troppo sottovalutato o del quale poco è parlato nonostante si sia spesso posizionata in posizioni molto alte nelle classifiche di gradimento dei personaggi.

La quattrocchi de L’Attacco dei Giganti, la fanatica dei giganti e la “scienziata pazza” per eccellenza.

Oltre l’odio per i giganti

Se c’è una cosa di Hanji che salta immediatamente agli occhi è il suo amore per i giganti. Sembra assurdo che possa essere tanto affascinata da creature così mostruose che tutti gli esseri umani temono e ripudiano, eppure è proprio così: Hanji li trova semplicemente meravigliosi.

Non è sempre stato così. Anche Hanji ha avuto paura dei giganti, anche lei ha provato odio, terrore, ribrezzo nei loro confronti come ogni altro essere umano costretto a vivere all’interno delle mura dalla loro presenza. La differenza, però, è proprio questa: dall’odio è paradossalmente riuscita a far nascere qualcosa di positivo.

Hanji

Dalla paura che provava per i giganti è riuscita a far nascere la curiosità, il desiderio di comprenderli sempre di più che, col tempo, ha portato l’umanità a registrare sempre più vittorie grazie alle informazioni da lei ricavate. Basti pensare alla prima operazione di cattura di due esemplari vivi in cui non si registrò nessuna perdita.

Quasi tutti gli altri personaggi de L’Attacco dei Giganti provano odio nei loro confronti e da esso nascono solo cose negative: rabbia, desiderio di vendetta, volontà di distruggere. Hanji, assieme ad Armin e qualche altro, è l’unica che realmente conserva un sentimento puro nel cuore.

Hanji Zoe è proprio questo: un intelletto estremamente genuino, una mente aperta, propositiva e che non si lascia frenare dalla paura o dall’odio ma continua nella sua ricerca mossa dalla sola curiosità. E da questo non può che nascere qualcosa di meraviglioso.

Ha capito che rispondere all’odio con altro odio non porta a nulla (messaggio che molti altri personaggi devono ancora capire). Al contrario, il desiderio di capire e comprendere è il sentimento migliore che l’uomo possa provare. Persino nei confronti di esseri che portano con loro solo distruzione e morte.

Che cosa significa far parte del Corpo di Ricerca?

I membri del Corpo di Ricerca sono guidati dalla curiosità, dal desiderio di esplorare, di scoprire, di conoscere.

Chi meglio di Hanji rappresenta a pieno queste caratteristiche?

Molto più di Erwin, di Levi, Hanji abbraccia a 360° l’essenza stessa del Corpo di Ricerca. Erwin era mosso da fini egoistici più che dal desiderio di vedere la razza umana trionfare e lui stesso riconosceva di non riuscire a vedere oltre la cantina, la realizzazione del suo sogno di vedere confermate le teorie sue e di suo padre.

Hanji non si ferma a questo, anzi, lei non si è mai fermata di fronte a nulla. Ha sempre spinto oltre il proprio desiderio di comprendere e di conoscere, il suo operato come comandante ce lo dimostrerà solo ulteriormente.

Si è sempre approcciata in modo diverso ai problemi, ai giganti, al mondo esterno, assumendo un occhio persino più acuto di quello di Erwin. Laddove Erwin si fermava a dubitare, a domandarsi “come facciamo a sapere di essere gli unici rimasti?”, Hanji proiettava oltre le proprie ambizioni, sognando di studiare i giganti, le forme di vita fuori dalle mura, la vegetazione, tutto quanto.

Tutto in virtù di quell’immenso desiderio di conoscere e di esplorare che rappresenta la ragion d’essere stessa del Corpo di Ricerca.

Un comandante diverso dal suo predecessore

Dopo la riconquista di Shiganshina Hanji si è ritrovata a dovere gestire un peso enorme: l’eredità di Erwin e il Corpo di Ricerca. Sapeva già che sarebbe toccato a lei quell’incarico, Erwin gliel’aveva detto, eppure non si sentiva all’altezza dell’eredità di quel grande uomo. Forse anche quel motivo la spinse a sostenere Levi nel tentativo di dare il siero del gigante ad Erwin.

Non esita, però, a prendersi tutte le responsabilità del caso e dobbiamo ammettere che si è mostrata all’altezza del suo predecessore. I due, però, sono comandanti estremamente diversi.

Entrambi sono capaci in battaglia, brillanti nell’elaborare strategie, disposti al sacrificio per la causa dell’umanità o per il loro sogno. C’è, però, una differenza però è fondamentale: Erwin abbraccia quella che potremo definire la filosofia del sacrificio collettivo, Hanji invece punta su quello individuale. E non ci potrebbe essere differenza più grande per un soldato di questa.

Erwin Hanji

Erwin era un comandante che scommetteva, che creava piani geniali dei quali però non si poteva mai essere sicuri al 100%. Erwin, più di ogni altro, era disposto a sacrificare qualsiasi cosa per il proprio sogno e per l’umanità. Indimenticabile è l’esperienza di Shiganshina, quando manda a morire con lui alla guida più di 100 reclute solo per permettere a Levi di uccidere il Gigante Bestia.

Hanji, invece, è completamente votata al sacrificio individuale. E il capitolo 132, se non si fosse già capito, lo ha confermato definitivamente.

Hanji Zoe non manderebbe mai qualcuno a morire al posto suo: si butterebbe lei tra le fiamme, piuttosto. Lo fa con Levi, lo fa guidando l’offensiva contro Berthold prima del rapimento di Eren e, infine, quando si sacrifica per permettere agli altri di scappare.

E alla base di questo atteggiamento c’è un enorme senso di responsabilità, tema fondamentale attorno al quale ruota il personaggio.

Come comandante del Corpo

Certo, potremo criticare il suo atteggiamento e dire che un comandante dovrebbe sopravvivere per guidare i suoi uomini e non essere disposto a morire prima degli altri, ma Hanji è tutto fuorché un personaggio convenzionale.

Del resto anche Erwin lo sapeva: lui, come Hanji e tanti altri sono perfettamente sostituibili. Non importa se uno di loro dovesse morire, l’importante è che l’umanità continui ad avanzare.

Hanji

Il breve dialogo con Keith del capitolo 71 ci aiuta a capire perfettamente cosa significa, per Hanji, ricoprire il ruolo di comandante e avere donato il proprio cuore all’umanità.

“Sei qui perché sei scappato dalla realtà per le tue ragioni infantili. Non mettere in mezzo il tuo complesso di inferiorità. Mettere da pare l’egoismo e offrire il proprio cuore dinnanzi a tutto vuol dire questo, no?!”

Un comandante è colui che si lancia sempre per primo, che guida gli altri e cerca di comprenderli in ogni circostanza. È qualcuno che urla più forte, che combatte con più coraggio e che dedica il proprio cuore all’umanità molto più degli altri, mettendo da parte ogni forma di egoismo. Non si tratta di essere speciali o meno, ma solo di ricoprire il ruolo che ci è stato assegnato.

Hanji non è spietata, non è un “demone” come Erwin e non sacrificherebbe mai qualcuno per il bene di una “scommessa”. Questo non la rende un comandante migliore o peggiore di lui, ma solo molto diverso.

Non è un demone che può donare la salvezza alla razza umana, ma infondo va bene così.

Un comandante come Hanji Zoe era esattamente ciò di cui la razza umana aveva bisogno nel mondo infernale e crudele: qualcuno di umanamente gentile e non spietato, che cerca di comprendere piuttosto che di sterminare, di salvare delle vite prima che di adempiere ad una missione.

La responsabilità prima di tutto

Rileggendo i vecchi volumi de L’Attacco dei Giganti mi viene spesso da sorridere quando Levi, Moblit o altri personaggi sottolineano l’irresponsabilità di Hanji: non c’è niente di più sbagliato di “irresponsabile” per definirla.

Dietro un’apparente spensieratezza e superficialità si nasconde un profondo senso di responsabilità che, man mano che proseguiamo con la storia, emergerà sempre di più fino a diventare uno dei nodi tematici fondamentali attorno ai quali il personaggio ruota.

Che sia quando Zeke e Pieck recuperano Reiner e scappano a Shiganshina o quando decide di sacrificarsi per lasciare i propri compagni fuggire nel capitolo 132 o in tante altre occasioni la questione della responsabilità è molto spesso tirata fuori da Hanji. E proprio in virtù di questa, non ha mai esitato a rischiare la propria vita.

Hanji è un personaggio in realtà profondamente tormentato da quelli che potremo definire “i fantasmi dei caduti”. Gli stessi nei confronti dei quali anche Erwin si sentiva responsabile.

Se, da una parte, desidererebbe solamente poter fuggire, poter cedere almeno per una volta all’egoismo, sa bene che se lo facesse non se lo perdonerebbe mai. I loro compagni morti stanno guardando lei e tutti gli altri, chiedendo se sono morti per un senso, se il loro sacrificio è servito a qualcosa. Fuggire dalla battaglia e dai propri doveri significherebbe deluderli e vanificare ogni goccia di sangue da loro versato.

È per questo che Hanji è sempre andata avanti senza paura, cercando tramite il suo intelletto di superare le difficoltà o di affrontarle, abbracciando completamente le sue responsabilità.

C’è in gioco il destino stesso dell’umanità, lo sanno bene tutti. L’egoismo non è contemplato… E, rileggendo L’Attacco dei Giganti, Hanji questo lo aveva già chiarito a se stessa più volte: dedicare il proprio cuore alle Ali della Libertà significa mettere da parte l’egoismo.

Le Ali della Libertà [SPOILER]

Il capitolo 132 è il culmine di tutto ciò che il personaggio di Hanji è stato. È presente tutto: dalla questione della responsabilità alla necessità da parte del Corpo di Ricerca di essere sempre disposti a capire, ad esplorare le ragioni altrui. Il breve dialogo che il 14esimo comandante si scambia con Armin prima di salutare definitivamente i compagni è indicativo in questo senso.

Vi ho guidati io fin qui, dice infine. Dove siamo ora è un risultato di scelte compiute da lei soltanto, perciò è suo dovere affrontare le conseguenze.

Hanji si sacrifica lanciandosi contro centinaia di Giganti Colossali per permettere agli altri di fuggire, mettendo da parte l’egoismo e la paura come ha sempre fatto durante la sua vita. Così come, un’ultima volta, alza la testa per dedicare il proprio cuore all’umanità senza paura e senza rimpianti.

Non è l’unica: Levi stesso in un gesto estremamente commovente le si avvicina e con un gesto del braccio le rivolge quelle parole che tutti ormai conosciamo benissimo: offri il tuo cuore.

E Hanji lo offre. Sacrifica la propria vita per proteggere i suoi sottoposti, conscia del fatto che anche nella morte qualcun altro prenderà il suo posto e che la battaglia per l’umanità continuerà.

“Offri il tuo cuore”, le dice Levi. Un’ultima volta.

Il personaggio di Hanji è uno dei più particolari, eccentrici ed enigmatici dell’intera opera. È però anche tra quelli che più di tutti abbiamo imparato ad amare, col suo stravagante amore per i giganti, il suo intelletto e lo sguardo sempre carico di speranza e ottimismo per il futuro.

La sua mancanza si farà sentire in questi ultimi capitoli, ma non possiamo che guardare avanti, verso la conclusione dell’opera, con curiosità.

 

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L'autore

Daniela Reina

Studentessa, nel tempo libero viaggia attraverso tempo, spazio e mondi di fantasia in compagnia di qualche buona lettura o serie.

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