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Anime & Manga Approfondimento

Fate/Hollow Ataraxia è uno straordinario inno alla vita

Bazett

Un Fate diverso?

Fate/Hollow Ataraxia è noioso: contiene troppo slice of life.

È inaccettabile che buona parte di un gioco sia composta da scene di vita quotidiana, mentre la trama orizzontale sia così poco presente.

Queste sono frasi che spesso, spessissimo, sono rivolte alla visual novel sequel di Fate/Stay Night.

Molte sono le persone che criticano il ritmo dell’opera, reputandola troppo lenta, oltre che noiosa, e qualcuno si vanta anche di avere skippato numerose scene slife of life.

Niente di più sbagliato, dal mio punto di vista. Queste non sono qualcosa di secondario, scritto ed inserito nel gioco solo per allungare il brodo, perché la trama orizzontale da sola sarebbe stata troppo breve. Sono invece funzionali e di fondamentale importanza proprio per quella trama, per il senso narrativo e per il messaggio che il gioco persegue e che cerca di lasciare ai lettori.

Piccola premessa, prima di iniziare: questo articolo ovviamente conterrà spoiler sul finale di Fate/Hollow Ataraxia. Se non avete giocato la visual novel ed intendete farlo non proseguite la lettura.

Terminate l’opera, prendetevi qualche giorno per riflettere sul suo significato, dopodiché tornate a leggere il resto.

fate/hollow ataraxia

Lo slice of life come padrone dell’opera

Le scene di vita quotidiana coprono buona parte del tempo di gioco di Fate/Hollow Ataraxia. Molto più che in Fate/Stay Night o Tsukihime, Hollow Ataraxia è un’opera che ci consente di immergerci completamente nelle vite dei protagonisti.

Li vedremo fare la spesa, cucinare, recarsi al parco per fare sport o persino andare in piscina per qualche gita, che sia in grandi o piccoli gruppi. Insomma, vedremo lati dei personaggi che Fate/Stay Night non sempre ci permette di vedere nelle situazioni più comiche e meno prevedibili.

Vi sareste mai aspettati di vedere Medea in giro per i quartieri di Fuyuki in abiti moderni, che fa la spesa per preparare la cena a Soichirou? Bene, in Fate/Hollow Ataraxia la vedrete.

Avete presente i Kaleido Stick, in possesso di Ilya e Miyu in Fate/Kaleid Liner Prisma Ilya? Qui li vedrete utilizzati da Rin e Luvia!

Saber giocare a calcio? Ebbene sì, qui vedrete queste cose e molte altre ancora.

E no, lo scopo non è affatto quello di riempire, di spezzare il ritmo della trama orizzontale. Queste scene sono la trama orizzontale e questa non potrebbe esistere, non avrebbe la stessa forza o intensità, senza di esse. L’impatto che questa storia ha sui lettori è generato proprio dallo slice of life.

Sarebbe semplicistico definire Fate/Hollow Ataraxia come la storia di un loop temporale da spezzare, come il racconto delle vicende di Angra e di Bazett, sua master.

Fate/Hollow Ataraxia è un potentissimo inno alla vita da parte di chi, a quella vita, dovrà presto rinunciare.

Lo slice of life come espressione dell’amore per la vita

Un aggrapparsi con tutte le proprie forze a qualcosa che, nonostante tutti i nostri sforzi, continua a sembrarci un miraggio, un sogno: è un modo perfetto per descrivere Fate/Hollow Ataraxia.

La verità è che noi come esseri umani diamo per scontate molte cose: la nostra vita in generale, il semplice scorrere delle giornate, immutabili, la nostra quotidianità. Sono tutte cose che ci sembrano certe, quasi dovute, ma non è affatto vero, ma riusciamo a realizzarlo solo quando quella stessa vita è messa in pericolo.

Avete presente quando si dice che ci rendiamo conto di quanto qualcosa fosse importante per noi solo quando la perdiamo? Quando si dice che è necessario perdere qualcuno, per capire quanto questo contasse nella nostra vita? È questa la chiave di lettura che Nasu ci fornisce durante tutta la visual novel.

Quando temiamo che tutto possa venirci strappato via e mai più restituito, tolto senza neanche la possibilità di opporsi, ecco quando riconosciamo l’effettivo valore della nostra noiosa, immutabile e tranquilla vita di tutti i giorni. Ed è esattamente questa la funzione che ha lo slice of life in Fate/Hollow Ataraxia.

Siamo di fronte ad un disperato grido d’aiuto, a un disperato rincorrere la vita che sfugge da parte di Angra e, soprattutto, da parte di Bazett.

Bazett

Bazett è un personaggio estremamente umano nel quale chiunque può immedesimarsi. È impossibile non condividere il suo attaccamento alla vita, il suo continuo impegnarsi. Anche se sa che forse il suo obiettivo è irraggiungibile, lei continua a lottare con tutte le sue energie, fino alla fine.

Bazett

La master di Angra non vuole rinunciare alla propria vita. Non importa quanto questa possa essere dolorosa o insoddisfacente, non importa quanto il mondo possa essere crudele nei suoi confronti: lei desidera ancora vivere, respirare, parlare.

Solo alla fine dell’opera è possibile comprendere quanto Bazett abbia lottato, quanto si sia impegnata con tutte le sue forze per tenere stretta quella vita che, alla fine, è la cosa più preziosa che abbiamo.

In un mondo popolato da protagonisti molto spesso disinteressati per la propria vita, lei è una ventata d’aria fresca. Non le importa di altro, se non di vivere: né di vincere, né di essere felice, solo di vivere.

Prima ancora di ambire alla propria felicità, al diventare qualcuno, al vincere una guerra, desidera continuare a vivere.

Bazett ha paura della morte, o meglio, ha paura di smettere di vivere. Non vuole abbandonare la vita, ed è disposta a trascorrere infiniti giorni in un loop temporale di avvenimenti sempre uguali, sempre ugualmente dolorosi, tutto per non smettere di respirare, per non chiudere gli occhi per sempre.

Il mondo che Angra ha creato è doloroso, ma dopotutto lo è anche il mondo esterno, per lei, quindi che differenza fa?

Così, come se non le importasse del dolore, del fallimento, del proprio pessimismo, delle proprie debolezze e insicurezze, Bazett dichiara a gran voce il proprio amore per la vita. Nonostante tutto, lei ama la vita e combatterà per non rinunciare ad essa.

Angra

Il caso di Angra è differente: è più difficile l’immedesimazione, ma non significa che il suo doversi separare dalla vita sarà più semplice.

Di fatto prima del loop temporale di Fate/Hollow Ataraxia lui non era propriamente una persona. Non possedeva un io, né una personalità o dei ricordi. Queste sono tutte cose che acquisisce durante gli eventi della visual novel, e rinunciarvi per lui può apparire persino più doloroso rispetto a Bazett.

Angra

Bazett ha vissuto, ha dei ricordi, dei desideri, sentimenti. Lo stesso non si può dire di Angra, è evidente. Ed è proprio qui che entra in gioco l’importanza dell’elemento slice of life.

Se, come ho detto, nel caso di Bazett lei possedeva già un “io” prima della storia, Angra acquisisce un “io” proprio grazie alle esperienze vissute all’interno della visual novel. Ogni uscita con Saber, cena con Sakura, discussione con Rin… Tutto contribuisce a plasmare l’io del personaggio e rende più doloroso il distaccamento dal vivere anche per lui.

Angra era 0 prima di Fate/Hollow Ataraxia, e 0 tornerà ad essere quando il ripetersi infinito di giorni verrà spezzato.

Perderà l’io che ha guadagnato, ogni ricordo, ogni sensazione, esperienza, tutto quanto.

Angra si batte affinché il loop sia spezzato eppure anche lui sa benissimo che in realtà questa sua risoluzione è una menzogna. Parla per convincere Bazett ad arrendersi, ma la sua mente continua a ripetergli che sta dicendo solo menzogne, che anche lui in realtà desidera solo potere continuare ad esistere.

È una bugia: lui non vuole realmente rinunciare a tutto, ma sa che è la cosa giusta da fare, perché un certo paladino della giustizia è riuscito ad influenzarlo fino a quel punto.

Anche lui, alla fine, realizza che la cosa più importante che gli esseri viventi posseggono è la vita.

Un disperato inno alla vita

Indipendentemente da cosa succeda alla fine ai due protagonisti, se i due accettino o meno di morire o se effettivamente muoiano davvero o meno, ciò che trovo spettacolare in Fate/Hollow Ataraxia è il modo con cui i suoi personaggi sono attaccati alla vita, e la tenacia e perseveranza con cui mostrano di essere disposti a combattere per essa.

Oltre a questo, l’intensità del dialogo finale, così concitato e personale, riesce a trascinare chiunque. Ancora oggi, dopo anni, penso sia uno dei punti più alti raggiunti da Kinoko Nasu riguardo la scrittura.

Fate/Hollow Ataraxia è uno straordinario, disperato inno alla vita. Un grido di amore verso la vita, in qualunque sua forma, che si mostra proprio grazie alle scene di vita quotidiana.

Questa lenta, sempre uguale, immutabile eppure così piacevole vita quotidiana, alla quale non vorremo rinunciare per nulla al mondo.

Hollow Ataraxia

 

 

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