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Final Fantasy VII Remake, la recensione: Cloud è tornato, finalmente

Ecco a voi la nostra recensione di Final Fantasy VII Remake! 

 (Final Fantasy VII )Remake: ‹rìmeik› s. ingl. [propr. «rifacimento», dal v. (toremake «rifare»] (pl. remakes ‹rìmeiks›), usato in ital. al masch. – Rifacimento di un film, o anche di uno spettacolo, che a distanza di tempo intende ripeterne le caratteristiche emotive e spettacolari e, possibilmente, il successo, puntando soprattutto su nuove tecniche, su interpreti di richiamo, su dialoghi aggiornati.

Correva l’anno 1997. Sul mercato fa il suo debutto Final Fantasy VII, primo capitolo 3D della saga ideata da Square Enix, all’epoca solo Squaresoft. Un capitolo particolare, storico, che subito fece breccia nel cuore di milioni e milioni di videogiocatori, grazie a personaggi iconici, una narrativa mai così studiata ed una “lore” di livello altissimo. Le avventure di Cloud e compagni segnarono un’epoca, riuscendo a scuotere ed a rimodernare i pilastri del mondo dei videogiochi, che da quell’anno non furono più gli stessi. L’importanza di un titolo simile fu subito chiara a tutti, tanto che Final Fantasy VII diventò fonte di ispirazione e base per tanti, tantissimi videogiochi. L’attenzione che gli sviluppatori riversarono nella creazione dell’epopea di Avalanche, nel world building e nella caratterizzazione dei tanti personaggi divenne infatti il nuovo standard da rispettare per creare un JRPG che fosse degno di tale nome. Tuttavia gli anni passano veloci, e i videogiocatori, stanchi ormai di quella grafica low poly e di quelle meccaniche godibili ma parecchio invecchiate, iniziarono a chiedere a gran voce un remake del gioco; a giusta ragione, aggiungiamo noi. Perchè Final Fantasy VII è uno di quei titoli che segna una generazione, e sarebbe stato un peccato non farlo godere a chi proprio non digerisce il suo invecchiamento. Per questo motivo, durante un E3 di qualche anno fa, Square Enix decide di accontentare i fan mostrando al mondo il primo trailer di Final Fantasy VII Remake; gioia, visibilio, applausi. Il sogno era finalmente realtà. Vedere Cloud e Sephirot in alta definizione, vedere Midgar bella (?) come mai prima, fece correre più di un brivido sulla schiena degli appassionati, che finalmente potevano avere ciò che desideravano. Poi, la notizia che fece infuriare tutti: il gioco non avrebbe compreso l’intera esperienza, ma solo una parte della stessa, e sarebbe stato diviso in almeno tre capitoli. Quello che poteva essere un male, per il sottoscritto era un’occasione: poter raccontare tutto l’universo espanso di Final Fantasy VII, avere la possibilità di approfondire alcuni aspetti della trama e della lore che ammantava Gaia, il pianeta su cui è ambientato il gioco, poteva essere solo un bene. Sono passati diversi anni da quell’annuncio, e finalmente Final Fantasy VII Remake è realtà. Abbiamo avuto modo di provare il titolo e siamo pronti a dire cosa ne pensiamo. Tenete bene a mente la definizione di remake messa più sopra, ne avrete bisogno. Perchè Final Fantasy VII non è propriamente un remake, ma qualcosa di più. Ma non vogliamo anticiparvi nulla di tutto ciò, perciò, mettetevi comodi e continuate nella lettura.

Tutto nasce dal Lifestream, tutto torna al Lifestream

Gaia è un pianeta molto simile alla nostra Terra. Un pianeta dove la natura è stata violentata, deturpata, distrutta; distrutta da uomini avidi di potere, pronti a tutto pur di decidere loro stessi le sorti della popolazione e del pianeta stesso; uomini che, sfruttando il Mako, l’energia vitale del pianeta, hanno soggiogato uomini ed intere città, facendo credere loro che lo stesso sia l’unica fonte di sopravvivenza. Questi uomini fanno parte della Shinra, una malvagia compagnia energetica che, in sostanza, sta determinando la morte di Gaia utilizzando il Mako per donare energia a tutti i settori di Midgar ed ai suoi bassifondi, ove vive la popolazione più povera. Partiamo citando la natura poichè il concetto di natura sta alla base di Final Fantasy VII. Non è un caso infatti che il filmato iniziale ci mostri prima un paesaggio desertico ed avvizzito per passare poi ad Aerith, intenta a riprendere un giglio da lei raccolto e calpestato da un uomo, prima di tutti gli altri. Ciò esprime infatti un concetto semplice, attorno a cui ruota l’intero titolo: tutto nasce dalla natura, tutto ruota intorno alla natura, tutto tornerà, un giorno, alla natura, o meglio, nel Lifestream. Il Lifestream è in sostanza una manifestazione dell’aldilà, una forza che governa gli equilibri del pianeta e che esprime appieno il concetto sopra menzionato: tutto fa parte del Lifestream. Gaia è un pianeta che va protetto, il Mako è un’energia che non può e non deve essere sfruttata per scopi egoistici, e per questo motivo la Shinra va distrutta. Poi, ad un tratto, i discorsi sulla natura e la poesia si fanno da parte per mostrarci nell’ordine i binari di un treno, una stazione, due soldati, una capriola, dei capelli biondi ed uno spadone. Boom. Cloud è tornato, esattamente come ce lo ricordavamo. Così come è tornata Avalanche, un gruppo di eco-terroristi capitanato da Tifa e Barret. Sono tornati Jessie, Wedge e Biggs, è tornato Final Fantasy VII, ed è più bello che mai. Ma forse tornato non è la parola giusta. Perchè in questo remake, quantomeno dal punto di vista narrativo, siamo davanti ad un totale ri-facimento appunto del titolo. Ma non vogliamo fare spoiler alcuno, quindi ci limitiamo a dire quanto segue: non sappiamo se la parola remake sia la più adatta per il lavoro fatto dall’amato ed odiato Tetsuya Nomura, ma ne parleremo più in là, magari in un apposito articolo. Dicevamo, ri-facimento in quanto, complice la natura episodica di questo progetto, l’intero comparto narrativo è stato ampliato a dismisura, stravolto, allungato e reso più in linea con i prodotti dell’attuale generazione. Basti pensare al lavoro fatto su Jessie, Biggs e Wedge, a cui è stata donata una caratterizzazione efficacissima e particolarmente ben riuscita, o ai Turks, potenti tirapiedi della Shinra, che risultano essere finalmente dei personaggi estremamente iconici ed interessanti. Anche i personaggi principali hanno giovato di questa nuova caratterizzazione: Cloud ad esempio vive una naturale evoluzione del suo carattere dopo aver conosciuto a fondo Aerith, che, neanche a dirlo, risulta essere ancora una volta la vera protagonista di questo titolo grazie ad un tratteggio magnifico, adorabile, ed a linee di dialogo capaci di far emozionare tutti i giocatori, vecchi e giovani. Anche Tifa, amica d’infanzia del protagonista, ha conosciuto in questo remake un’enorme espansione caratteriale, che la porterà a dubitare di se stessa e di tutto ciò che sta facendo insieme ad Avalanche. Il personaggio più simile all’originale resta indubbiamente Barret, burbero ma tenero, la cui caratterizzazione è volutamente sopra le righe ed esagerata proprio come in passato.

 

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Quanto detto fin’ora viene messo in scena grazie ad una grafica sbalorditiva, ad una regia semplicemente incredibile, e ad una sceneggiatura che per quanto pesantemente modificata riesce comunque a toccare vette di qualità altissima. Ad esempio, le sezioni dell’Honey Bee Inn e di un particolare attacco da parte della Shinra sono semplicemente strabilianti: frenetiche, spettacolari, adrenaliniche, registicamente perfette grazie a dei rapidi passaggi da un personaggio all’altro. Così come risultano spettacolari i momenti più “tranquilli” utili ad approfondire il background di tutte le parti in causa; momenti questi che dimostrano in maniera piuttosto palese quanto un remake di un titolo simile fosse necessario. Il lavoro fatto dalla software house nipponica, sotto questo punto di vista, è da elogiare e da promuovere a pieni voti. Ma c’è un ma. Prima abbiamo parlato di sceneggiatura modificata, e non lo abbiamo fatto a caso: lo diciamo senza mezzi termini, lo avrete capito anche dai tanti trailer che hanno accompagnato il gioco all’uscita.. in questo titolo compare Sephirot, il villain principale del gioco. Non approfondiremo i dettagli per non incorrere in facili spoiler, ma alla necessità da parte di Square Enix di presentare sin dall’inizio il villain di questa “nuova” saga, si contrappone una modifica della trama che i fan più tradizionalisti non ameranno, ma che a noi è sinceramente piaciuta, per quanto sia azzardata. Oltre a Sephirot, vi segnaliamo la presenza di queste Entità Misteriose, molto simili ai Dissennatori di Harry Potter, che avranno un ruolo fondamentale all’interno della narrativa; ruolo destinato a sconvolgere le fondamenta stesse del gioco, ed a riscrivere una buona parte della storia che noi tutti conosciamo. Da questo punto di vista, questo Final Fantasy VII Remake risulterà essere uno dei titoli più divisivi della storia del videogioco, soprattutto per il sottotitolo che Square Enix ha deciso di affidargli; lo ripetiamo, non vogliamo fare spoiler, ma crediamo che la parola remake non sia la parola più giusta per indicare quest’opera. Ne parleremo, ma non in questa sede, non vogliamo rivelarvi alcunché. Possiamo solo affermare che il comparto narrativo di Final Fantasy VII raggiunge vette di eccellenza toccate raramente in altri titoli della corrente generazione, e che nonostante alcuni voli pindarici di Nomura, non possiamo non promuovere il lavoro svolto. Final Fantasy VII infatti tocca una quantità di corde del cuore del giocatore in maniera egregia, risultando essere un prodotto imprescindibile per chi dice di essere amante del videogioco in generale.

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Open world no more

Passiamo dunque ad analizzare le modifiche sostanziali apportate al gameplay dell’originale dai ragazzi che hanno lavorato a questo Final Fantasy VII Remake. Come abbiamo già anticipato durante la nostra anteprima, il gioco non è più un JRPG a turni di stampo classico, ma unisce in maniera piuttosto convincente delle meccaniche dei titoli action a quelle già viste nell’originale, come l’ATB, risultando essere non solo un ibrido piuttosto riuscito ma anche e soprattutto un punto di riferimento per i titoli a venire. Ma andiamo con ordine. Chi si aspettava un open world liberamente esplorabile, soprattutto in questo primo capitolo, resterà ovviamente deluso: l’intero titolo si dipana nei settori 5, 6 e 7 di Midgar e dei suoi bassifondi, che saranno di volta in volta accessibili solo con il proseguire della trama. Il titolo propone delle mappe piuttosto lineari, che nascondono qualche segreto, qualche forziere e qualche “evento” che segnala la presenza di oggetti rari e non più recuperabili una volta superata la sezione relativa a quel capitolo. Chi si aspettava dunque zone enormi, piene di nemici e liberamente esplorabili avrà molto da ridire; tuttavia, per chi vi scrive, tale tipo di esplorazione e di “linearità” è piuttosto coerente con quanto gli sviluppatori avevano in mente. Portare sul mercato un titolo eccessivamente grande e dispersivo avrebbe tolto un velo di efficacia alla narrativa, piuttosto serrata e senza momenti morti, ed avrebbe rischiato di annoiare il giocatore. Ovviamente la linearità delle ambientazioni non è assolutamente paragonabile con quella, eccessiva, vista nelle fasi finali di Final Fantasy XV. Tale, mancata libertà di esplorazione si sostanzia anche in una minore presenza di missioni secondarie, accessibili solo durante determinate fasi di gioco; queste, per quanto non siano tantissime, sono abbastanza varie e divertenti, sostanziandosi in combattimenti con miniboss segreti, missioni di recupero ed alcuni, divertenti minigiochi, intervallati da alcune missioni di ricerca che, data l’enorme mole di NPC a schermo e la vicinanza della telecamera, ci sono risultate particolarmente tediose e complicate. Oltre alle missioni secondarie, l’unica via alternativa alla missione principale è quella relativa a Chadley: questo giovane ricercatore infatti, previo completamento di alcuni suoi dossier sui mostri che popolano Midgar, ci ricompenserà mettendo in vendita numerose Materie, oltre a farci acquisire i tanto amati Esper; sarà possibile ottenere questi vincendo un combattimento contro di loro, grazie ad un visore VR costruito da Chadley stesso. In sostanza dunque, nonostante il mondo di gioco non sia particolarmente open, non possiamo non dirci soddisfatti del lavoro di world building e delle poche, ma buone, secondarie ideate dal team di sviluppo, utili a staccare dalla frenesia della missione principale.

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Combat System, quanta qualità

Il combat system di Final Fantasy VII Remake, che abbiamo già analizzato durante la nostra anteprima, raggiunge vette di eccellenza nonostante la virata su una modalità di gioco più action, ma che necessita comunque di una buona dose di strategia. Il giocatore potrà infatti controllare non solo Cloud tutti i membri del party, ognuno con le sue peculiarità di attacco e con le sue particolari abilità. Gli attacchi base saranno deputati alla pressione del tasto quadrato, mentre gli attacchi “pesanti” saranno utilizzabili tramite il tasto triangolo. Ad essi, utilizzabili in qualunque momento, si aggiungono le abilità, le magie, e gli oggetti; per utilizzarli sarà necessaria la spesa di una barra ATB (Active Time Battle) che si caricherà con l’andare avanti del combattimento. Inoltre sarà possibile parare gli attacchi per ridurre sensibilmente i danni subiti, e schivare gli stessi, tramite una rotolata; il corretto utilizzo di queste due feature sarà fondamentale per la sopravvivenza durante gli scontri più ardui. Tramite la pressione del D-Pad, potremo come dicevamo effettuare uno switch tra i vari membri del party, controllandoli attivamente e lasciando gli altri ad un ottima ma non eccellente intelligenza artificiale. Ognuno di loro ha il suo particolare combat system, e risulterà più o meno efficace contro determinati tipi di nemici; Barret ad esempio sarà efficacissimo contro i nemici più lontani, mentre Aerith sarà fondamentale nei casi in cui il vostro avversario sia particolarmente debole alla magia. Durante il controllo di un personaggio potrete comunque impartire ordini agli altri membri del party, che, tramite la spesa di una barra ATB, potranno appunto utilizzare un oggetto, scagliare una potente magia o utilizzare un’abilità limite, fortissimi ed iconici attacchi che fanno il loro ritorno in questo titolo. Per avere la meglio negli scontri più ostici, sarà necessario portare allo “Stremo” un nemico o un boss; in questo caso lo scontro diventa una sorta di enigma da risolvere. Ogni nemico infatti ha una barra di Tensione, che, se totalmente riempita, lo stordirà per un breve periodo, rendendo più efficaci gli attacchi di tutto il party, che in quest’occasione sono capaci di infliggere un danno superiore rispetto agli standard di circa il 160 %. Per portare allo stremo i boss in particolare tuttavia sarà necessario studiare le loro debolezze e capire quale punto specifico colpire, risolvendo appunto una sorta di rompicapo implicito; sarà possibile avere la meglio anche senza riempire la barra Stremo, ma vi assicuriamo che le cose si fanno molto, molto più difficili. Continuando a parlare di boss, non possiamo non elogiare lo splendido lavoro fatto da Square Enix, che ha messo in scena degli scontri emozionanti, entusiasmanti, complicati e divertentissimi, che risultano essere una delle parti più riuscite dell’intera esperienza di gioco.

Final Fantasy VII Remake

Durante gli scontri più duri, se avrete equipaggiato la materia corrispondente, avrete inoltre la possibilità di evocare un Esper. Questi, essendo particolarmente potenti, non potranno essere evocati liberamente, ma sarà il gioco a decidere quando farlo; soprattutto durante i combattimenti più ostici, vedrete comparire a schermo una barra che, una volta caricata, vi permetterà di scagliare contro il vostro avversario la potenza di Ifrit, Shiva e così via. Gli Esper, a differenza dei membri del party, non saranno liberamente controllabili, ma potrete comunque impartire loro degli ordini tramite la spesa di una o due barre ATB. All’interno del gioco è presente inoltre una modalità classica, che tenta di riprendere in pieno lo spirito dell’opera originale, a cui dedicheremo un articolo a parte in quanto va analizzata non solo dal punto di vista del combat system, ma anche e soprattutto in relazione alle innovazioni apportate al gioco, che in un certo senso vanno in contrasto con una modalità simile. In conclusione dunque, possiamo affermare che il combat system di Final Fantasy VII Remake, escluso qualche problema relativo alla telecamera, sia un vero e proprio gioiellino, che definisce nuovi standard nel campo dei JRPG.

Materia e progressione

In Final Fantasy VII Remake è presente, così come nell’originale, il sistema di Materia. Queste sono capaci di donare al nostro personaggio numerose abilità attive o passive, nonchè magie ed evocazioni; per utilizzarle, sarà necessario incastonarle in uno dei pezzi dell’equipaggiamento a nostra disposizione, ognuno dei quali avrà almeno uno slot materia disponibile. Con l’utilizzo, la Materia si evolve potenziandosi, sbloccando non solo attacchi decisamente più potenti ma anche bonus passivi che saranno utilissimi negli scontri. La bellezza di questo sistema risiede nel fatto che è possibile modificare la build di ogni personaggio semplicemente cambiando le Materie ad egli affidate, permettendo quindi una varietà di programmazione e gestione del party raramente presente in titoli odierni. Tutte le armi che recupererete inoltre potranno salire di livello tramite la cosiddetta “espansione dell’arma” che può essere o manuale, o affidata all’intelligenza artificiale del software. Ogni arma avrà infatti la possibilità di essere migliorata tramite la spesa di punti esperienza, e, tramite tale meccanica, il nostro personaggio potrà acquisire più PV, più PM, una maggiore difesa e così via semplicemente equipaggiando quella determinata arma. Inoltre, le abilità peculiari delle varie armi potranno essere poi “importate” nella vostra arma preferita tramite l’utilizzo indiscriminato della stessa. Nonostante dunque non vi sia una componente ruolistica preponderante, non possiamo non apprezzare la profondità “semplificata” di questo metodo di progressione, che risulta essere intuitivo e particolarmente ben riuscito.

Uno spettacolo per la vista

Concludiamo l’analisi di Final Fantasy VII Remake parlando del comparto tecnico, che risulta essere senza mezzi termini una vera e propria meraviglia, un assaggio di cosa è in serbo per noi con la next gen. Square Enix, per l’occasione, ha utilizzato una propria versione dell’Unreal Engine 4, modificata con alcune interessanti aggiunte: parliamo ad esempio dell’algoritmo che genera le espressioni dei personaggi in base al momento di gioco ed alle linee di dialogo, e che riesce a portare a schermo dei personaggi vivi, ben definiti e mai così “umani”, e di un sistema di illuminazione studiato nei minimi dettagli, che per quanto ci riguarda è sicuramente il migliore visto fino ad ora su console, forse insieme a Control. I modelli poligonali dei personaggi e le ambientazioni sono spettacolari, una vera e propria gioia per gli occhi, così come gli effetti particellari e quelli relativi alle varie magie; il rinnovato design dei personaggi e dei nemici ci è risultato inoltre estremamente riuscito, facendo divenire Cloud e compagni l’esatta trasposizione di ciò che immaginavamo fossero quando apparivano come un ammasso deforme di poligoni. Anche la regia è di altissimo livello, così come la fluidità del titolo, che si, gira a 30 FPS, ma non subisce mai alcun calo di sorta nè affatica eccessivamente la PlayStation 4 PRO su cui abbiamo effettuato la nostra prova. L’unico piccolo difetto, che speriamo verrà risolto a breve, è la mancanza di caricamento di alcune texture, in particolare in due capitoli dei 20, ma niente di particolarmente grave. Menzione d’onore per la colonna sonora: imponente, dolce, malinconica.. spettacolare.

Final Fantasy VII Remake

In conclusione..

Final Fantasy VII Remake è un grande, grandissimo videogioco. Un’opera strabiliante, che ci ha divertito ed emozionato, e che siamo sicuri farà la felicità di tanti videogiocatori nonostante le differenze col capitolo originale. Grazie ad un combat system semplicemente incredibile, ad una direzione artistica e tecnica di prim’ordine e ad un gameplay si lineare ma comunque godibile, Square Enix sembra aver fatto centro. Tuttavia, ci sarebbe da affrontare una questione relativa alla narrativa che, per correttezza nei confronti dell’utenza, andava chiarita dalla software house al momento dell’annuncio. Ne parleremo, ma non adesso, vogliamo permettere a tutti di godersi il titolo senza alcuna anticipazione. Per adesso vi basti sapere che Final Fantasy VII Remake è un gran videogioco, che qualunque appassionato dovrebbe godersi quanto prima.

VOTO: 9.2

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Carlo D'Alise

Carlo D'Alise

Videogiocatore dagli indimenticabili tempi dello SNES. Praticante avvocato nel tempo libero, appassionato in particolare di Action, Soulslike ed RPG, ma in generale del videogioco in (quasi) tutte le sue declinazioni. Sono ad un panino dall'obesità.

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