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Scrivere di cultura nerd e pop, intervista a Lorenzo Fantoni

Come si vive scrivendo di videogiochi e cultura Pop? Lo abbiamo chiesto a Lorenzo Fantoni

Abbiamo avuto il piacere di intervistare Lorenzo Fantoni. Per chi non lo conoscesse, Lorenzo vive a Milano ma Firenze è la sua madrepatria, giornalista freelance e divulgatore di cultura pop/nerd, specializzato nel giornalismo cartaceo ma anche in quello digitale, e ovviamente non mancano sue rubriche video.

Nasce nel 1981 e si appassiona subito a tutto ciò che riguarda la tecnologia e i videogiochi. Cresciuto con un Atari 2600 grazie al padre, i videogiochi continuano tutt’ora a far parte della sua vita, dedicandosi a loro tra un articolo e l’altro. Negli anni ha collaborato con La Stampa, Wired, Vice, Multiplayer.it, Corriere della Sera, Playstation Magazine Ufficiale, e chi più ne ha più ne metta. Ha inoltre lavorato per Sky curando una serie di documentari e per la Republica, occupandosi di Officina Futuro.

Insomma dopo questa lista si può ufficialmente chiedere quante vite ha vissuto per occuparsi di tutto questo, ebbene si può dire che ne basta anche solo una se la passione ti spinge a fare sempre di più.

Lorenzo come è iniziato tutto ciò, il suo primo vero e proprio lavoro pagato?
Il mio primo lavoro veramente pagato sono state le news che ho scritto per l’ormai scomparso Gamesblog, erano tre euro a news ed era una vera ricchezza per i tempi di oggi. Inoltre ero uno studente universitario, quindi un gran bel modo di pagarsi i vizi.

Quindi hai iniziato subito a scrivere di videogiochi, una passione tramutata in lavoro?
Ho sempre amato i videogiochi, mio padre aveva l’Atari 2600 da prima che nascessi e i miei primi ricordi sono con Pong. I videogiochi hanno fatto parte della mia vita fin dall’inizio e non hanno mai smesso di farne parte, anche se il tempo che posso dedicare a loro è cambiato. La malsana idea di vivere di scrittura mi è venuta dopo il primo anno di università, quando hanno aperto la facoltà di Media e Giornalismo a Firenze e ho pensato che tanto valeva iniziare con qualcosa che conoscevo e che mi avrebbe dato accesso ad anteprima e contenuti esclusivi.

E come si può non pensare che il mondo videoludico non ne dia. Per quanto riguarda l’ambientarsi in questo mondo, a livello di conoscenze o eventuali spostamenti, com’è stato?
Ho iniziato da Firenze che non è il luogo ideale per questo genere di lavoro: se vuoi scrivere di cinema vai a Roma, se vuoi scrivere di tecnologia e videogiochi vai a Milano. Inizialmente ho lavorato su soluzioni e qualche recensione minore, per poi incrementare pian piano, via via che migliorava anche la scrittura. Se rileggo adesso certa roba di 10 anni fa, mi prende male…
Per quanto riguarda le conoscenze, quelle te le devi fare, in qualche modo. Io non sono la persona più espansiva di questo mondo ed il settore è abbastanza litigioso, ma ci sono colleghi che stimo e che mi stimano, tanto mi basta. Di sicuro avere conoscenze è importante perché di solito gli impieghi buoni nella scrittura difficilmente li vedi pubblicati negli annunci di lavoro.

Siamo curiosi di sapere come ti sei sentito nel creare N3rdCore, l’esperienza di aver lavorato in così tante testate ti ha aiutato?
N3rdCore alla fine nasce con l’idea di fare qualcosa di proprio, era un sito in cui esercitarsi, scrivere cose che non mi facevano scrivere altrove e anche una forma di “progetto personale”. Inizialmente era qualcosa di solo mio, poi piano piano si è allargato ed è diventato un progetto comune in cui cerchiamo di raccontare le solite cose geek e nerd con un taglio differente. L’esperienza come scrittore mi aiuta sopratutto nell’aiutare gli altri e chi magari vuole fare esperienza, oramai un po’ di mestiere ce l’ho, so come impaginare un pezzo perché non risulti noioso, come partire bene, come snellire certe parti (ed è sempre più facile sui pezzi altrui). Mentre nell’organizzazione vera e propria non ce la potrei mai fare senza Felice Garofalo, che da più di un anno dirige N3rdCore con me. Lui è quello ordinato dei due.

C’è qualcuno che ti ha influenzato o a cui ti ispiri ancora? Per esempio qualcuno che ti ha consigliato che strada scegliere o che ti ha spronato?
Da ragazzino leggevo ovviamente TGM, quindi lo stile un po’ ironico della rivista penso mi abbia sicuramente influenzato, ma leggevo anche K, altra rivista che invece aveva un taglio più divulgativo e ho sempre cercato di muovermi tra questi due poli. Come figure va detto che, purtroppo, mi è sempre mancata la figura di un mentore vero e proprio, una sorta di “figura paterna”, ho sempre fatto le mie scelte (e i miei sbagli) in autonomia. Certo, devo ringraziare le varie redazioni che mi hanno accolto, da Eurogamer a Multiplayer, ma anche Wired e La Stampa e NGI. Se devo pensare a qualcuno che mi ha insegnato qualcosa, penso da una parte Stefano Silvestri, che costringendomi ad impaginare i miei pezzi, mi ha spinto a cercare di comporre l’articolo sempre in maniera gradevole per chi legge su internet. In Wired invece mi sono sempre trovato benissimo con Maurizio Pesce, che mi dava moltissima libertà, la stessa che adesso per fortuna ho anche a La Stampa con Bruno Ruffilli, dove ogni tanto accettano anche le mie proposte più nerd con mia grande sorpresa.

Invece per quanto riguarda gli Esport, è stato un avvicinarsi crescendo oppure avevi già sperimentato di scrivere qualcosa a riguardo o magari parlarne in qualche canale?
Ho avuto modo di partecipare alla “prima ondata” di Esport in Italia, quella attorno agli anni 2000, da giocatore. Ero in clan e partecipavo a tornei e lan party, quindi quando poi si è trattato di scriverne la cosa è venuta naturale. Scrivere di Esport è tosta perché non puoi pretendere di sapere tutto di tutti i giochi, sarebbe folle, però è important mantenersi sempre un minimo informati, perché è un settore con pochi capisaldi e molti cambiamenti.

Anche solamente a parlare a livello di partnership, ricordarle tutte diventa complicato…
Immagina un giornalista sportivo che volesse seguire calcio, basket, pallanuoto, atletica, rugby, football americano…

Come li vedi gli Esport tra i giocatori? Quali possono essere gli aspetti più significativi ed interessanti?
Allora, se devi raccontare gli Esport a un profano, niente funziona meglio dei soldi, gli racconti un po’ il giro d’affari che c’è attorno (anche quando rischia di essere una bolla speculativa) e vedi che la percezione in alcuni cambia subito. Ciò che spesso mi sorprende, o almeno, mi sorprendeva, è il disprezzo di alcuni amanti dei videogiochi verso il mondo degli Esport.

In che senso?
Ogni tanto capita quello che ti dice che i “veri videogiochi” son altri. Il mondo è pieno di gente che non vede l’ora di dirti che il “vero qualcosa” è sempre quello che piace a lui. Forse sotto c’è la paura che il giro di affari degli Esport porti gli sviluppatori sempre più lontani dai titoli single player, che di sicuro sono meno redditizi nel lungo termine.

Anche perché dopotutto non vi esistono solo giocatori che preferiscono multiplayer, quindi magari è una paura verso giochi standardizzati per l’online. Per quanto riguarda alcune partnership importanti, per esempio: il mondo della moda e i videogame. Una coppia a caso: LV e League of Legends, Che ne pensi?
Credo sia una gran cosa, alla fine moda e videogiochi hanno una lunga tradizione (penso a Wypeout e alla Diesel) e se ci pensiamo ha assolutamente senso. I videogiochi per molti sono uno stile di vita, soprattutto gli Esport, lo sono sempre di più, indossiamo magliette che mostrano le nostre passioni, sarebbe assurdo che qualcuno non ne approfittasse. Vuitton in questo caso ha semplicemente cercato di sondare il terreno con un pubblico giovane e mediamente benestante e l’idea delle skin “griffate” mi pare ottima (con tutto il male che si può pensare delle skin). Ormai tutto ha una sua valenza estetica, computer, mouse, tastiere. Se penso ai tempi in cui il computer era un cassone beige mi vien da ridere.

Parliamo di House of Esport. Grande programma, com’è farci parte?
Per prima cosa mi sento di ringraziare Antonio Jodice che mi ha portato dentro il progetto. Poi lavorare con Kurolily, che è una grandissima professionista e Daniele Bossari, che è un vero nerd e uno che guardavo in TV da ragazzo, è incredibile.
Una gran cosa, ma anche una discreta sfida perché non c’è niente di simile in giro. Non lo dico per vantarmi, è banalmente la verità, in giro ora non ci sono trasmissioni che parlano di Esport così in Italia e anche all’estero non ne vedi tantissime. Questo da una parte ti dà una certa libertà, dall’altra non hai esempi virtuosi che possano funzionare e che puoi replicare.

Credi sia da spunto per altri programmi futuri o credi che si sarà solo HoE sul podio?
La mia speranza è che spinga altre realtà a provarci. Perché la televisione resta centrale nel panorama italiano e là fuori c’è un pubblico che non aspetta altro che gli si dia un po’ di rispetto.

Secondo te, con l’entrata sempre più attiva (fortunatamente) degli Esport anche in Italia, credi possa cambiare la visione di alcune persone sui videogiochi? In alcune persone che magari reputano essi solo una perdita di tempo, violenti e molto altro…
Da un certo punto di vista forse sì, certo, ci vuole apertura mentale e qualcuno che li spieghi senza una pretesa di superiorità, ma con tranquillità. Dall’altra credo che alla fine sarà una banale questione anagrafica, come per tutte le cose che ormai sono date per scontate e che fanno parte della cultura popolare.
Il problema coi videogiochi è sempre quello: alla fine ci devi giocare e non sempre giocarci è alla portata di tutti. Non è come aprire un libro o vedere un film. Quindi è difficile sperare che una persona di 60 anni abbia il tempo di godersi Red Dead Redemption 2.

Prima abbiamo parlato di televisione, invece su portali come Twitch oppure YouTube… quali credi sia meglio?
Non penso si possa generare una vera classifica, YouTube ormai è enorme, si ingoia tutto e ci trovi di tutto. Twitch è ancora uno spazio in evoluzione, secondo me e la prossima guerra dell’intrattenimento avverrà là, tra piattaforme e contenuti, a botte di accordi ed esclusive. Un po’ come sta avvenendo per lo streaming di serie TV. Personalmente, se devo farli io, preferisco lo streaming ai video di youtube, si crea una maggiore intimità e una community più interessante.

Invece credi ci possa essere molta concorrenza tra queste piattaforme, quali Twitch, Mixer, persino Facebook Gaming? Collegandosi anche ai “pro”, dalla venuta di Mixer c’è stata una enorme migrazione su questa piattaforma, credi ne sia valsa la pena, magari è la stessa cosa ?
Di sicuro ci proveranno, come ti dicevo, la prossima guerra sarà là, credo che Twitch da un certo punto di vista goda di una posizione privilegiata e lo stesso vale per YouTube, che però non è mai riuscito a decollare veramente come piattaforma streaming. Sarà una guerra di esclusive e accordi. la concorrenza fa sempre bene, perché stimola le azienda a migliorare i servizi e genera maggiori opportunità per i creatori di contenuti di alto livello, che possono offrire il proprio tempo al miglior offerente. Per l’utenza finale al momento cambia poco, dipende solo da chi vuoi seguire.

Prima hai parlato che preferisci lo streaming ai classici video su YouTube, sbaglio o hai creato una nuova rubrica su quest’ultima?
Sì, visto che facevo poche cose ho pensato anche di fare la Rassegna Stanca, ovvero prendermi un’oretta ogni giorno (o quasi) verso le 12.30 per discutere delle notizie più interessanti e magari sfogliare qualche artbook, testare un gioco o vedere qualcosa che mi è arrivato di nuovo. È uno spazio che mi ha dato veramente molte soddisfazioni in questo periodo, perché piano piano si è creata una piccola comunità di lettori spettatori con cui interagire tutti i giorni anche su Telegram e mi ricorda i bei tempi di quando andavi in un pub senza nemmeno telefonare per fissare, tanto trovati sempre qualcuno con cui fare quattro chiacchiere.

È un bellissimo progetto che ti auguro di continuare con tante soddisfazioni, ne hai altri nel cassetto? Giusto perché fai sempre poche cose insomma…
Mi alzo la mattina verso le otto, porto giù il cane, faccio una partita al cabinato (massimo un gettone, come insegna Kenobit) e poi lavoro alla cosa più urgente fino a mezzogiorno. Poi rassegna, pranzo e si riparte nel pomeriggio. Se vedo che il cervello si sta friggendo prendo una pausa di mezz’ora, magari leggo un fumetto o due pagine di un libro, e poi riparto. Di solito tengo sempre in sottofondo quelle radio youtube di musica chillout, lavoro meglio. Ci sono le giornate che proprio no e allora mi forzo di fare il minimo per non farmi urlare dietro dal mondo e poi mi annullo su qualche videogioco, serie TV o libro del momento. Alla fine il bello è che ogni tanto posso decidere che voglio lavorare dopocena e la mattina faccio altro.

Per chi dovesse intraprendere la strada come freelance, hai dei consigli? Sopratutto per chi vuole entrare nel mondo videogiochi/esport magari.
Allora, preparatevi a una vita tosta, in cui inevitabilmente vi toccherà pesare anche su chi vi sta attorno, perché i soldi che girano non sono tanti. Cercate di proporre qualcosa che sia diverso da quello che vedete in giro, ma imparare a lavorare anche su cose che non vi piacciono, sotto scadenza e con una buona versatilità. Cercate di farvi pagare sempre, perché difficilmente chi non vi ha mai pagato poi inizierà a farlo, se volete scrivere gratis fatelo per un progetto che non vi sfrutta, in cui nessuno viene pagato. Non pensate che per scrivere di videogiochi basti averne giocati tanti, serve occhio, spirito critico, voglia di documentarsi, ma occhio anche a non cadere nell’estremo opposto, quello delle posizioni eccessivamente critiche e analitiche, che rischiano di farvi perdere il contatto col pubblico. E poi c’è il vecchio adagio di Neal Gaiman: un freelance deve essere tre cose: bravo, puntuale e simpatico. Può essere anche due sole di queste cose, ma devono essere ottime.
Se vi piace qualcosa che fanno gli altri, ditelo. Perché di merda se ne prende tanta e qualcuno che crede in te è una bella botta di energia.

Ti ringrazio ancora per il tuo tempo!
È stato un onore oltre che un piacere!
Buona serata!

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Rosa De Mare

Appassionata di videogame da quando ne ho memoria. Ho iniziato a smontare console e studiare i movimenti del design per entrare fino all'osso di questo fantastico mondo. Con il passare del tempo mi sono legata a tutto ciò che riguarda i videogame e con essi anche il mondo Esport.

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