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Journey To The Savage Planet, la recensione: un po’ di Metroid, tanta comicità!

journey to the savage planet

Ecco a voi la recensione di Journey To The Savage Planet!

Typhoon Studios è una software house dalla storia sicuramente peculiare; nato appena tre anni fa, nel 2017, lo studio canadese può contare fra i suoi membri alcuni degli sviluppatori che, delusi dal comportamento delle major per cui lavoravano tra cui spiccano Ubisoft, EA e WB Games Montreal, decisero di lasciare le suddette per avere una maggior libertà lavorativa e soprattutto creativa. Google, incuriosita dal coraggio e dal talento di questi sviluppatori, ha poi deciso di acquistare Typhoon Studios, principalmente per potenziare la line up di un servizio, Google Stadia, che fa molta fatica a decollare almeno per il momento. In attesa della prima (?) esclusiva Stadia di questo interessante team, abbiamo avuto modo di poter toccare con mano il loro enorme talento. Da qualche giorno è infatti disponibile il loro titolo d’esordio, Journey to the Savage Planet, che abbiamo avuto la fortuna di provare in questi giorni. Il titolo è disponibile per PlayStation 4, Xbox One e PC ad un prezzo piuttosto contenuto, pari a circa 30 €; il prezzo “piccolo” non rispecchia assolutamente la qualità del gioco che invece, ve lo anticipiamo, è parecchio alta, soprattutto se pensiamo che lo stesso è praticamente un titolo d’esordio; fatto da gente esperta, si, ma comunque un titolo d’esordio. Curiosi di scoprirne di più? Eccovi la nostra recensione!

La quarta miglior compagnia aerospaziale

Il tessuto narrativo di Journey to the Savage Planet è particolarmente semplice e lineare, ma, nonostante ciò, riesce comunque a spiccare in un panorama ormai invaso da titoli simil-fantascientifici. La trama imbastita dai ragazzi di Typhoon Studios è infatti parecchio basilare, e risulta essere poco più di una scusa per proseguire il viaggio che vi porterà verso i titoli di coda; il nostro avatar, una recluta della Kindred Aerospace, la quarta miglior compagnia di viaggi aerospaziali, è stato infatti inviato dalla stessa ad esplorare un nuovo pianeta per capire se questo possa o meno ospitare esseri umani e se il suo particolare ecosistema nasconda materiali da razziare per scopi puramente economici. Tuttavia, la nostra sfortunata recluta, una volta arrivata sul pianeta in questione, scoprirà di non poter tornare sulla Terra a causa di un enorme guasto subito alla nave messa a sua disposizione dalla Kindred Aerospace. Toccherà al protagonista, e dunque a noi, esplorare l’intero pianeta alla ricerca di materiali utili a riparare la navicella, scoprendo a poco a poco le creature che lo abitano e, soprattutto, i segreti lasciati da una misteriosa civilità. Se dunque la vera e propria trama di Journey to the Savage Planet non è altro che un pretesto utile ad imbarcarci in quest’epopea spaziale, lo stesso non si può dire dell’intero comparto narrativo del gioco, che come già anticipato risulta essere abbondantemente sopra la media grazie all’alone di mistero che aleggia intorno a questa misteriosa civilità aliena, che intrigherà sicuramente il videogiocatore, e all’ironia pungente e tagliente dei tanti dialoghi che il protagonista ha con l’IA che lo accompagnerà durante l’intera avventura. I suddetti infatti sembrano essere presi di peso da alcuni episodi di Final Space o Rick & Morty, due delle serie animate più di successo degli ultimi anni,  e sapranno divertire e far sorridere in più di un’occasione l’utente che deciderà di approcciarsi a questa space opera. Impossibile poi non citare l’estrema cura riposta nella creazione della flora e soprattutto della fauna locali, che contribuiscono a donare profondità ad un mondo che altrimenti non si sarebbe potuto distinguere più di tanto dai setting visti in altri titoli. Nonostante dunque il comparto narrativo di Journey to the Savage Planet non riesca a brillare di luce propria, bisogna comunque fare un plauso al lavoro svolto da Typhoon Studios che, grazie all’enorme attenzione riposta nella creazione del setting e dei dialoghi, è riuscita a donare alla sua creazione una propria identità molto ben definita, anche dal punto di vista della narrazione.

Journey to the savage planet

Metroidvania Spaziale

Dal punto di vista ludico, Journey to the Savage Planet si presenta come il più classico dei metroidvania, arricchito da un’anima da FPS che ci ha ricordato in maniera forse troppo eccessiva quella splendida trilogia che risponde al nome di Metroid Prime. Durante la nostra (dis)avventura ci ritroveremo infatti immersi in una quantità abbastanza variegata di biomi, inseriti all’interno di una mappa non grandissima ma molto densa, che riduce al minimo le zone vuote e inutili viste in tanti open world. Ovviamente alcuni dei punti della mappa risulteranno inaccessibili, e, come in ogni metroidvania che si rispetti, starà a noi ritrovare potenziamenti di varia natura utili a superare le insidie che questo misterioso pianeta alieno nasconde. Tanti saranno gli upgrade a nostra disposizione, anche se non tutti  saranno acquisibili seguendo la sola main quest; le tante secondarie presenti, che riprendono appieno lo spirito dell’opera, saranno infatti utili a garantirci tutti i power up disponibili, che ci permetteranno dunque di accedere indisturbati a qualunque angolo della mappa. Ognuno di questi potenziamenti, che vanno dal semplice jetpack ad una modifica alla pistola in nostra dotazione che ci permetterà di sparare blob su cui rimbalzare, dovranno però essere craftati all’interno di ciò che resta della nostra astronave; i materiali per il crafting potranno essere acquisiti tramite l’uccisione dei tanti e splendidi nemici presenti, tutti dal design bizzarro e particolarmente ispirato. Ponendo fine alla loro vita infatti, questi rilasceranno dei polimeri molto poco alieni, utili appunto a costruire sia i potenziamenti del nostro protagonista, sia le parti utili a riparare la navicella che ci dovrà riportare sulla Terra. Purtroppo però, almeno sotto quest’ultimo punto di vista, dobbiamo fare un doveroso appunto ai ragazzi di Typhoon Studios; il gunplay di Journey to the Savage Planet è infatti uno dei punti meno riusciti del prodotto, e, soprattutto nelle fasi più concitate in cui vi saranno parecchi alieni alle vostre calcagna, rischierete più di una volta di arrivare ad un insesorabile game over a causa della lentezza della mira e dalla difficoltà di gestione della visuale. Sia chiaro, non stiamo parlando di un brutto gunplay, che tra parentesi non è la portata principale del titolo, quanto piuttosto di un sistema che con i dovuti aggiustamenti avrebbe potuto sicuramente dire la sua.

Le varie creature presenti su questo misterioso pianeta non dovranno solo essere le vostre vittime sacrificali: ognuna di queste potrà infatti essere studiata grazie ad un apposito scanner, che ci consentirà sia di sapere qualcosa in più su questi strani esseri, sia di scoprire i loro punti deboli ed i loro comportamenti in caso di pericolo. Alcune di queste mostruosità potranno infatti essere utilizzate a vostro vantaggio, divenendo utili ad esempio a sterminare una colonia di ostili grazie ad una loro esplosione, e così via. Vi è inoltre la possibilità di recuperare dei campioni di materia vivente da questi bizzarri esseri, che ovviamente appena avvicinati vi attaccheranno con tutto ciò che possono. Studiare le creature è una delle parti più divertenti e per certi versi stimolanti di Journey to the Savage Planet, che vi permetterà di godervi appieno l’eccentrico mondo creato da Typhoon Studios. Un altro degli appunti che ci sentiamo di fare a questa talentuosissima e neonata software house è quella relativa al ritmo di gioco; nelle prime ore infatti Journey to the Savage Planet saprà rapirvi grazie a tutti gli elementi citati in precedenza. Tuttavia, con l’avanzare della main questo abbiamo notato che dopo un inizio arrembante il gioco comincia a calare nel ritmo, divenendo piuttosto lineare e guidato in più di un’occasione; anche in questo caso, non siamo davanti a nulla di particolarmente grave, dato anche il budget non estremamente elevato che gli autori avevano a disposizione, e siamo sicuri che il prossimo titolo di questi ragazzi saprà eliminare alcuni dei difetti visti nella loro prima produzione. Da segnalare infine la possibilità di giocare l’intero titolo in coop con un amico; una feature non da poco, che aumenta a dismisura il divertimento di ogni sessione di gioco e che darà vita a situazioni che andranno ben oltre il surreale. In sostanza dunque Journey to the Savage Planet è un titolo che dal punto di vista del gameplay fa il suo dovere, soprattutto data la sua natura di “titolo d’esordio”, rappresentando un ottimo punto di partenza per una software house dal talento già appurato.

Un pianeta coloratissimo

Dal punto di vista tecnico ed artistico Journey to the Savage Planet riesce sicuramente a stupire, non tanto per la resa grafica che resta comunque ben al di sopra della sufficienza, quanto piuttosto per la direzione artistica, folle e coloratissima, che rappresenta appieno l’essenza di questo gioco. Il titolo infatti risulta colorato, bello da vedere, ricco di ambientazioni immediatamente riconoscibili e fortemente identitarie, condite da tantissime creature dal design folle, inquietante e divertentissimo. Dal punto di vista puramente grafico invece il gioco non delude, ma non eccelle; alcune texture ed alcuni effetti particellari non risultano essere piacevolissimi alla vista, ma si difendono tutto sommato bene, dato anche il budget non proprio astronomico della software house che ha saputo comunque mettere a frutto tutte le conoscenze pregresse dei suoi membri. Anche il frame rate non subisce fastidiosi cali come in altri titoli, ma, purtroppo, lo stesso resta ancorato agli ormai temibili 30 FPS anche su PlayStation 4 PRO, console su cui abbiamo effettuato la nostra prova; un risultato parzialmente deludente, che tuttavia non pregiudica in alcun modo nè la godibilità del titolo nè la sua bellezza visiva.

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In conclusione..

Journey to the Savage Planet, nonostante alcune piccole imperfezioni, è un gioco capace di stupire il giocatore e di regalare allo stesso momenti di divertimento dalla qualità altissima. La struttura da metroidvania è ben pensata, e saprà stimolare l’utente fino all’arrivo dei titoli di coda nonostante la qualità del gameplay, da un certo punto del gioco in poi, inizierà a calare seppur non di molto. Meravigliosa la direzione artistica, folle e coloratissima, e da non sottovalutare la possibilità di giocare in coop con un amico per raddoppiare il divertimento. Per essere un’opera prima dunque, non possiamo fare altro che fare un plauso ai ragazzi di Typhoon Studios, che hanno dimostrato di saper lavorare e bene in questo campo anche con un budget non proprio astronomico. D’altronde, Google non ti acquista per caso…

 

VOTO: 7.8

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Carlo D'Alise

Videogiocatore dagli indimenticabili tempi dello SNES. Praticante avvocato nel tempo libero, appassionato in particolare di Action, Soulslike ed RPG, ma in generale del videogioco in (quasi) tutte le sue declinazioni. Sono ad un panino dall'obesità.

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