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Zombie Army 4: Dead War, la recensione: gli zombie di Hitler sono tornati più forti che mai

Tanti passi in avanti e tanta voglia di innovare. Ecco la recensione di Zombie Army 4: Dead War!

Il nuovo capitolo spin-off della serie Sniper Elite, Zombie Army 4: Dead War, arriverà domani nei negozi fisici e virtuali e sarà disponibile per PC, PlayStation 4 e Xbox One. Il nuovo gioco sviluppato da Rebellion Developments mette tutte le carte in tavola per cercare di recuperare il lascito dei precedenti tre capitoli i quali hanno riscosso un discreto successo al netto di vistosi problemi. Inoltre i primi capitoli, raccolti recentemente in una trilogia sono stati pubblicati come contenuti aggiuntivi dei rispettivi capitoli canonici riguardanti il cecchinaggio. Questo quarto capitolo, di fatto, è l’unico veramente uscito come stand-alone.

Quando Hitler non c’è, i topi ballano

Fin dalla trama ci rendiamo conto che siamo dinnanzi ad un titolo che non vuole mai prendersi sul serio, trattando comunque delle tematiche interessanti. In soldoni, Zombie Army 4: Dead War, è ambientato in un universo alternativo in cui Hitler, in forte difficoltà al termine della Seconda Guerra Mondiale, decide di giocare la sua terribile carta: far rinascere l’intero esercito del Terzo Reich sottoforma di potentissimi zombie. Migliaia di soldati nazisti e fascisti riprendono vita e nel mezzo si formano anche mini-boss dalla potenza disumana. Lo stesso Hitler si trasforma in una creatura demoniaca, ma viene sconfitto da Karl Fairburne e dai suoi compagni. Nonostante la sua morte definitiva, l’esercito di zombie non accenna la sua corsa e noi dobbiamo fermarla partendo dall’Italia e girando tutti i più importanti territori nazi-fascisti. All’interno del gioco è anche presenta una sorta di piccolissima storia secondaria, ma molto divertente nonostante sia inquietante, regalataci da due bamboline viventi che provano a farsi i dispetti e noi dovremo impedirglielo.

Il compagno più fidato è il fucile da cecchino

Nonostante la serie abbia una natura totalmente differente da quella del “fratello” Sniper Elite, gli sviluppatori non abbandonano le proprie origini mostrando la devozione verso i fucili a lunga gittata. Ce ne renderemo immediatamente conto durante le prime fasi del breve tutorial e lo capiremo anche successivamente soprattutto con l’introduzione della moviola e degli smembramenti avanzati (sebbene quest’ultimi elementi abbiano dei piccoli difetti che spiegheremo più avanti). A partire dal tutorial, però, ci renderemo immediatamente conto che la nostra missione sarà tutt’altro che semplice da raggiungere. Il cavallo di battaglia della serie Zombie Army è quello degli scontri a fuoco dalle dimensioni inimmaginabili e così è anche in questo quarto capitolo. Non appena verremo catapultati sul terreno di gioco, saremo attaccati da centinaia di morti viventi che, sebbene si muovano in modo più o meno lento, saranno tutti diretti verso la nostra direzione e indipendentemente dal livello di difficoltà che si sceglie, daranno sempre filo da torcere. Per ucciderli immediatamente è sempre consigliato colpire la testa e per far ciò avremo a disposizione il fucile da cecchino, un mitra o un fucile a pompa (entrambi molto efficaci dalla distanza) e una pistola semiautomatica o automatica.

Le armi a disposizione comprendono anche gli esplosivi e le trappole che si trovano dislocate per la mappa, così come, novità assoluta, i banchi di lavoro e le armi speciali. I primi si trovano nelle zone sicure e permettono di potenziare l’equipaggiamento aggiungendo funzionalità aggiuntive come caricatori con capienza maggiore, proiettili elettrici o migliore precisione. Queste aggiunte possono essere effettuate solo raccogliendo le casse segrete o avanzando di livello. Le seconde, invece, si trovano nei momenti più concisi e possono o aggiungere migliorie temporanee alle armi possedute oppure possono aumentare la nostra potenza di fuoco proprio grazie alla loro natura essendo lanciafiamme, lanciagranate o altro. Entrambi si trovano in giro per la mappa, così come i collezionabili, però emerge il primo difetto ovvero l’interazione con l’ambiente il quale risulta piuttosto lento e macchinoso. Non è raro, infatti, osservare come in alcuni casi gli oggetti non vengano raccolti a meno che non ci si posizioni in una determinata maniera o si compiano determinate azioni che rallentano decisamente il frenetico gameplay. Si tratta, però, anche di un’esperienza marginale poiché capita spesso e volentieri che elementi come le munizioni vengano raccolte in automatico passando sopra ai rimasugli dei non-morti.

Frenesia e complessità in un connubio quasi perfetto

Zombie Army 4: Dead War, come accennato poco sopra, è frenetico e per certi versi ripetitivo, ma gli sviluppatori sono riusciti ad ovviare questo problema con una serie di missioni che regalano una buona dose di adrenalina e di azione, oltre che obiettivi di crescita del personaggio che nel passato non erano presenti. Fin dalle prime missioni si nota questa propensione alla varietà che non si limitano semplicemente a seguire un percorso lineare, ma obbligano il giocatore a muoversi in giro per le macroaree per ricercare punti strategici, risorse specifiche o collezionabili aumentando, quindi, il livello di difficoltà a causa di un inevitabile aumento di zombie che ci inseguiranno. Questi, in non pochi casi, avranno respawn infinito a dimostrazione del fatto che dovremo cercare di risolvere in fretta gli enigmi o le missioni che ci si presentano davanti.

Dal punto di vista del gameplay, Zombie Amry 4: Dead War regala una buona dose di difficoltà, anche se non poche volte preme sull’acceleratore dell’esagerazione rendendo sbilanciato il level design. Capiterà, infatti, di trovarci circondati da orde di zombie e con poche armi a nostra disposizione e all’improvviso compariranno più mini-boss a peggiorare la situazione. La missione di Venezia dove dovremo attivare un ponte stando attenti agli zombie che non distruggono gli ingranaggi è una delle parti più frustranti e complesse dell’intero titolo, ma non certamente l’unica. Per quanto riguarda invece il gunplay, esso regala molte soddisfazioni con una buona calibrazione dell’arma e della fisica, senza particolari tecnicismi o realismi di sorta. Ognuno dei 4 personaggi selezionabili (6 se si considerano i due extra sbloccabili), oltre a differenziare notevolmente nell’approccio al gameplay (c’è chi è più abile nella mischia, chi nelle armi a lunga gittata e chi nella velocità) ha delle abilità speciali riguardanti la salute, gli attacchi in mischia o gli attacchi a lunga distanza. Questi si ricaricano durante le uccisioni o dopo un determinato evento quale, ad esempio, la morte e risultano decisamente utili nei momenti più complessi del gioco. Una cosa, però, non abbiamo ben compreso ed è la sopracitata moviola. È stata presentata come il ritorno della lenta distruzione di ossa e organi interni causata da proiettili, bombe e molto altro e come uno spettacolo che ci permette di godere dei momenti più epici a rallentatore. Fino alla fine del gioco, però, non abbiamo compreso esattamente in che modo si attivasse concludendo con la soluzione che essa sia una modalità totalmente casuale indipendente dal punto in cui si colpisce un avversario. Capita infatti che si attivi la modalità quando un avversario viene colpito in testa, ma anche quando un avversario viene colpito di striscio ad una spalla con una casualità poco piacevole e alquanto incomprensibile.

Trovare un amico è trovare…uno zombie!

Prima di passare al comparto tecnico, merita una menzione speciale la decantata modalità multiplayer. Durante il nostro test, trattandosi di un gioco in anteprima in cui erano presenti solo i recensori, abbiamo avuto non poche difficoltà a trovare partite in cui partecipare. Spesso, infatti, o erano già piene o buttavano fuori in attesa di altri colleghi. Fortunatamente, dopo un po’ di buona volontà e organizzazione, abbiamo potuto testare questa divertente modalità. Nella modalità co-op possiamo prendere parte a missioni con un numero massimo di 4 giocatori. Questa modalità è la classica “a ondate” che vede l’avanzamento di orde sempre più crescenti e forti di nemici che, una volta sconfitte, ci permette di recuperare risorse e miglioramenti in quei pochi secondi prima che riprenda la nuova ondata.

La ripetitività è ovvia, ma viene attenuata dalla presenza di aree sempre nuove che vanno sbloccate sconfiggendo un determinato numero di orde. La particolarità di questa modalità è che se un giocatore dovesse morire si trasformerà anch’egli in uno zombie da sconfiggere, ma potrà tornare in vita una volta che l’orda sarà sconfitta. Un piccolo difetto riscontrato nella modalità online riguarda le combo e il punteggio. Ogni attività è legata a un punteggio e combinandone più di esse si va a creare una combo utile anche a sbloccare le abilità speciali. Più la combo è lunga senza ricevere danni o sbagliare colpi, più il punteggio del giocatore aumenta e permette di ricevere bonus aggiuntivi. In alcune aree, però, abbiamo notato un certo sbilanciamento degli spawn degli avversari: capita, infatti, che alcuni spawn siano molto più semplici di altri e ciò porta ad uno sbilanciamento di trattamento dei giocatori poiché chi si trova nel punto giusto al momento giusto sarà più agevolato degli altri. A livello di esperienza di gioco, non cambia nulla perché tutti poi saranno allo stesso livello ondata dopo ondata, però viene a mancare il senso di genuina sfida anche tra gli amici. Online, comunque, è possibile anche giocare alcune missioni della storia principale ed è la modalità, a nostro dire, più divertente e caciarona.

Tanti passi avanti, ma qualche fastidio di troppo

Infine, ecco il comparto tecnico. I passi in avanti compiuti dallo studio di sviluppo sono notevoli soprattutto nella realizzazione degli asset e delle texture ambientali oltre che dei personaggi. Non mancano, però, alcune ingenuità tecniche come le esplosioni o la fisica, in particolare nei movimenti dei personaggi che si compenetreranno non poche volte all’interno di alcuni elementi di gioco quali porte e mura. Sempre in questo frangente abbiamo notato il brutto e fastidioso problema degli attacchi “wireless” ovvero di quei momenti in cui saremo visibilmente distanti da un avversario, ma perderemo comunque vita in un suo attacco melee. È un difetto riscontrato non poche volte nel corso di tutto il gioco poiché si manifesta soprattutto nei momenti in cui saremo circondati da molti non-morti. In ogni caso la resa grafica è la migliore che si sia mai vista sulla serie.

Noi abbiamo avuto modo di testare il gioco su PlayStation 4 PRO la quale presenta anche un’opzione che permette la valorizzazione della qualità visiva o delle prestazioni, quindi di bloccare il frame rate a 30fps a favore di una resa grafica migliore o a 60fps. Il comparto audio è corposo e realistico con la piacevolissima interazione dell’altoparlante del joypad il quale avvisa quando avremo recuperato qualcosa oppure ci farà spaventare quando metteremo in pausa il gioco. Peccato, però, che l’audio non sia direzionale, portandoci a non capire da dove vengono gli zombie e che il doppiaggio non sia in italiano. Quest’ultimo punto non è un vero e proprio difetto, ma lo diviene quando i sottotitoli presentano un font molto piccolo e di colore bianco e il doppiaggio inglese diviene un misto tra i cliché e il maccheronico dato che più della metà del gioco è ambientato in Italia. Vi basti pensare che alcune cose sono recitate in italiano e ovviamente non poteva mancare l’invasione zombie con il soldato milanese Bruno che grida “Mamma Mia!”.

In conclusione…

In conclusione Zombie Army 4: Dead War è la dimostrazione che Rebellion ha tanta voglia di innovare mantenendo, comunque, la sua ormai consolidata formula che l’ha resa celebre. Le missioni presentano qualche elemento di ripetitività, ma risultano anche più variegate, complesse e interessanti anche grazie all’introduzione di potenziamenti, abilità speciali e armi assurde e potenti. Il gioco è caciarone e nonostante la moltitudine di elementi poligonali su schermo, il gioco tecnicamente non soffre di grandi problemi sebbene non sia perfetto. Il gunplay è poi il pezzo grosso del capitolo, eliminando totalmente le incertezze che affliggevano i primi capitoli, però abbiamo ritenuto poco funzionale l’effetto rallenty. In ogni caso i pochi difetti presenti non inficiano particolarmente l’esperienza di gioco che risulta adrenalinica, divertente e appagante.

Pro

  • Missioni coinvolgenti e appaganti
  • Interessante gestione delle armi e della abilità
  • Tecnicamente sono stati fatti dei salti di qualità…

Contro

  • …ma permangono alcuni problemi nella fisica e in alcuni elementi di gioco
  • Level design migliorabile
  • Qualche ripetitività nella campagna e nella modalità multiplayer

VOTO: 8.3/10

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L'autore

Giovanni Arestia

Ingegnere informatico con la strana passione per la scrittura. Essa, unita alla passione per la tecnologia, mi ha portato ad essere qui. Chiamatemi pure Gioare, ormai anche i miei genitori mi conoscono così.

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